L’operosità nella Vigna del Signore, che è la Chiesa, è virtù fondamentale che il cristiano è chiamato a vivere giorno dopo giorno.
La Vigna, infatti, non può produrre alcun frutto se non c’è chi si dedica alla sua cura e la lavora con impegno e spirito di sacrificio. Possiamo dire, senza sbagliare, che il sudore della fronte, e persino il sangue, dei battezzati sono il concime necessario alla Vigna, quel particolare ingrediente che la feconda e la libera da ogni sterilità.
Per tale motivo il padrone chiama tutti (cf. Mt 20,1-16). Il lavoro è tanto e tante sono le operazioni da fare nel tempo: zappare, irrigare, potare, disinfettare, difendere dai cinghiali selvatici e poi vendemmiare, pigiare nel torchio, e così via. Il vino è il prodotto finale, ma quanto lavoro c’è dietro!
Questo vuol dire che ogni cristiano deve prendersi a cuore la Chiesa, e dunque la Parrocchia. Non tutto può fare il Sacerdote, il Parroco. Egli ha il compito di ammaestrare, santificare e condurre coloro che gli sono stati affidati. Deve discernere e armonizzare i carismi, in un certo senso dirigere i lavori. E tutto deve fare nello Spirito Santo, con amore e grande santità. Ma la Parrocchia non è solo il Parroco. La Parrocchia è l’insieme di coloro che sono diventati nel Battesimo figli di Dio e operai del Signore, e che sono parte viva di questo organismo vivente.
Se ciascun cristiano entra in questa mentalità, se cioè si sente responsabile, per ciò che gli compete, della missione salvifica di tutta la Chiesa, allora sì che la Vigna produce! Molti saranno coloro che si convertiranno, accoglieranno nel loro cuore il Vangelo come unica Parola di vita e salvezza, diventeranno discepoli di Gesù e suoi testimoni nel mondo.
Se invece – come purtroppo spesso accade – ci si dilegua e non si ha a cuore la vita della Parrocchia, accadrà che i rovi soffocheranno ogni singolo tralcio, fino anche a fare seccare tutta la Vigna.
La parabola di questa Domenica è un invito all’operosità e allo zelo pastorale, che sono la via necessaria per non rendere vana la croce di Cristo e il suo sacrificio. L’invito è rivolto a tutti e a ciascuno, in ogni luogo e in ogni tempo, ad ogni ora e ad ogni età.
Quanto sarebbe bello se nelle Parrocchie ognuno lavorasse per la gloria di Dio, mettendo a frutto, nella verità e nella carità, i propri carismi! Quanti frutti produrrebbe la Vigna se non ci si dileguasse, preferendo le cose del mondo a quelle del Cielo!
Non dico che servire il Signore significhi rinunciare a vivere. È giusto dedicarsi alla famiglia, lavorare e avere anche i propri hobby. Ma se si comprende il significato profondo di questa parabola, di sicuro si trova il tempo anche per il Signore e per l’edificazione del suo Regno.
Basterebbe togliere dalle proprie giornate alcune attività inutili o addirittura peccaminose. Non stare troppo davanti al video, sia esso quello della TV o del PC o dello smartphone. Non sciupare ore infinite inseguendo il vento dei Social o del divertimento fine a se stesso. Non inabissarsi negli affanni della terra, e iniziare ad alzare gli occhi al Cielo, consapevoli che prima o poi tutti lasciamo questo esilio, per presentarci dinanzi al Giudice supremo che ci chiederà se avremo o meno lavorato per Lui. Quanto tempo per dare una mano in Parrocchia si riuscirebbe a trovare!
Meditare la parabola degli operai nella Vigna equivale a meditare sulla nostra vocazione di battezzati e tanto più cresimati, che non possono starsene con le mani in mano mentre i figli delle tenebre lavorano alacremente per distruggere il Regno di Dio. Essi sono più scaltri dei figli della luce (cf. Lc 16,8) e come i cinghiali selvatici sanno ben organizzarsi per sradicare la Vigna sin dalle radici (cf. Sal 80,14). E noi possiamo stare a guardare? Possiamo dire: “nessuno mi ha chiamato a lavorare nella Vigna”, se la Parola di Dio parla chiaro?
Mettiamoci tutti a lavoro! Troviamo il tempo per Gesù e per la Chiesa! Prendiamoci a cuore la Parrocchia e facciamo quanto è in nostro potere affinché diventi viva ed operante secondo la volontà di Dio.
Il lavoro è tanto e ce n’è per tutti. Al Signore spetta chiamare, quando e come vuole. A noi spetta rispondere con generosità ed entusiasmo, lontani da ogni gelosia e invidia. Tali peccati non devono appartenerci, perché altrimenti significa che non abbiamo a cuore la nostra e altrui salvezza. Significa altresì che non abbiamo idea di quanto lavoro sia necessario perché anche una sola persona si converta e creda in Cristo.
Lavoriamo nella pace! Tutti insieme. In sinergia e obbedendo al Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo. Non lasciamoci tentare da quanti vogliono una Chiesa morta e accidiosa, che non fa nulla, che non propone nessuna iniziativa di evangelizzazione, che si conforma e si assuefà al pensiero del mondo, che si ritira in buon ordine per lasciare spazio ai figli delle tenebre.
Sosteniamoci e incoraggiamoci a vicenda! Impariamo a lavorare insieme, sopportandoci con amore, se qualcosa non sempre va come vorremmo. Assumiamoci la responsabilità di condurre a salvezza quanti il Signore ci affida in diverso modo.
Il nostro lavoro, il lavoro di ciascuno di noi che è unico e personale, non manchi mai nella storia affinché essa diventi per mezzo nostro storia di salvezza.
La Vergine Maria interceda per noi e ci ottenga ogni grazia necessaria per essere operai laboriosi e zelanti nella Vigna del suo Figlio Gesù.
Clicca sul link seguente per la Liturgia della XXV Domenica del Tempo Ordinario (A)


