Quante volte il Signore ci perdona nella sua misericordia! Quante volte ha pazienza con noi e ci dona un’altra possibilità affinché ci rialziamo e ricominciamo a vivere e a sperare! Quante volte ha pietà di noi, nonostante noi non meritiamo nessuna pietà!
Se Egli non agisse con noi così, poveri noi! Saremmo tutti perduti, perché tutti siamo peccatori. Facciamo tanti buoni propositi, promettiamo di stare lontani dal male, imploriamo misericordia e poi purtroppo ricadiamo in trappola. La tentazione ci vince e il male trionfa.
Ora, se il Padre celeste si comporta così nei nostri confronti, se cioè ci perdona fino a settanta volte sette quando pentiti torniamo a lui, lo stesso atteggiamento dobbiamo avere noi gli uni verso gli altri. Altrimenti che cristiani siamo? Siamo come il servo malvagio che non ha pietà del suo compagno e lo prende per la gola affinché gli paghi il debito dovuto (cf. Mt 18,21-35). Siamo gente ingiusta che pretende il perdono, mentre non lo vuole donare agli altri.
La parabola che Gesù racconta nel Vangelo di questa Domenica va meditata con grande attenzione. In essa è detto ciò che possiamo essere: cristiani che amano con il cuore di Cristo oppure pagani che non sanno far altro che odiare.
È questa una scelta che compete a ciascuno e che va ponderata seriamente.
I motivi sono tanti. Primo tra tutti il nostro volere o meno essere manifestazione di nostro Signore in mezzo agli uomini, “luce del mondo e sale della terra”, strumenti di salvezza di lui per gli altri.
È vero, il perdono non è affatto facile, soprattutto quando il male ricevuto è assai grande. Tuttavia è sempre possibile quando si collabora con la grazia di Dio, si prega tanto e si lascia operare lo Spirito Santo in noi.
Il perdono è la prova del nove. Le parole è facile pronunciarle ed è anche facile annunciare il Vangelo, magari con proprietà di linguaggio e grandi citazioni bibliche. Ma questo non è sufficiente per dirsi cristiani ed esserlo veramente. Bisogna che alle parole segua la vita vissuta e cioè una vita intessuta di quella Parola che noi annunciamo. Essa deve divenire nostra carne, nostro cuore, nostra anima e prima di tutto nostra volontà.
Sì, perché dalla volontà tutto parte. Il servo malvagio della parabola non vuole condonare il debito al suo compagno. Si oppone risolutamente all’azione della grazia e chiude il suo cuore allo Spirito Santo.
Questo non deve mai accadere al discepolo di Gesù. Può essere difficile perdonare il male ricevuto, a volte anche impossibile umanamente parlando, ma questo non ci giustifica. Se vogliamo, possiamo, perché la grazia di Dio non mancherà di donarci la forza di obbedire al comandamento del Signore. Se non si riesce a perdonare, è perché si confida poco nella grazia di Dio o forse addirittura per nulla.
Spesso si commette anche un altro errore, e cioè si giudica chi ha sbagliato nei nostri confronti e lo si condanna senza pietà. Così si dice in cuor proprio: “non si doveva permettere! Per me è morto per sempre! Non voglio più avere a che fare con lui!”.
Ragionamenti del genere sono antievangelici e disonorano il nostro Battesimo. Manifestano la nostra poca fede nella grazia di Dio e la presunzione di conoscere il cuore dell’altro.
Ma vi è ancora un motivo importante che ci deve spingere a perdonare fino a settanta volte sette. Pensiamoci un istante e immedesimiamoci in tale probabile situazione. Come ci sentiremmo se sinceramente pentiti non venissimo perdonati né da Dio né da colui o colei verso il quale abbiamo sbagliato? Per noi sarebbe la fine. Si aprirebbero le porte della disperazione. Ci sentiremmo devastati interiormente, perché chi abbiamo dinanzi non crederebbe alle nostre intenzioni sincere e al nostro reale pentimento.
Perdonare equivale a donare all’altro speranza. Equivale a rinfrancare il suo cuore e a far sì che il suo pentimento si incontri con la nostra misericordia. Perdonare è dare all’altro un’ulteriore possibilità e al tempo stesso ricolmare il suo cuore di grande pace.
Il Signore ci conceda la grazia di essere perdonati e di perdonare sempre, nella sicura certezza che la sua grazia, pian piano, aiuterà ciascuno di noi a camminare nella sua volontà, finalmente liberi e capaci di vincere ogni tentazione e di non torcere un capello a nessuno.
Egli ci accompagni nel nostro pellegrinaggio terreno, in questa storia contorta e contrastata a causa del peccato, nostro e altrui. Ci sorregga quando sbagliamo affinché non ci disperiamo, ma pentiti torniamo a Lui. Ci doni la forza di essere strumenti della sua misericordia per coloro che pentiti hanno compreso il grande male che hanno fatto e vogliono ricominciare da capo. Che ognuno di noi sia per costoro porto sicuro di salvezza e consolante speranza che è possibile ricominciare da capo, nonostante tutto.
La Vergine Maria, che ai piedi della croce ha offerto se stessa per ciascuno di noi, interceda nella sua grande misericordia affinché possiamo imitarla.
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