La parabola dei vignaioli omicidi tratteggia in modo mirabile la storia della Chiesa di tutti i tempi.
Da un lato vi è il Padre celeste che pianta la sua Vigna, cioè sceglie il suo popolo, e con tanto amore se ne prende cura: la sgombra dai sassi, vi pianta viti pregiate, costruisce al centro una torre e scava un tino. La circonda con una siepe per custodirla dagli animali selvatici e la affida a dei contadini perché la coltivino. Dall’altro lato ci sono costoro che non sempre rispondono alle attese del Padre celeste e addirittura possono arrivare a opporsi risolutamente contro di Lui, fino anche ad avere nel cuore progetti malvagi, di usurpazione della Vigna per farne una proprietà privata e usarla a proprio piacimento, per il proprio tornaconto personale.
Da un lato vi è l’amore eterno, sapiente, divino. Dall’altro l’ingratitudine, la cecità, la stoltezza, il cuore indurito. Da un lato c’è il Crocifisso. Dall’altro i suoi carnefici. Da un lato la luce. Dall’altro le tenebre più fitte.
È la storia di duemila anni fa, ma anche di oggi, e ohimè di domani. Duemila anni fa, quando Gesù, il Figlio dell’Altissimo, non è stato riconosciuto dai suoi, che lo hanno cacciato fuori della vigna e lo hanno ucciso barbaramente, dopo averlo rinnegato, sputato, deriso e insultato. Oggi, domani e sempre, tutte le volte che quanti sono chiamati ad essere guide sagge e illuminate del gregge loro affidato si trasformano in ladri, briganti e mercenari (cf. Gv 10,1-18), perché si conformano alla mentalità del mondo, non annunciano il Vangelo secondo verità, non lo vivono, anzi lo dichiarano parola morta, si vendono Cristo Gesù come ha fatto Giuda, usano il loro ministero per curare loschi interessi umani e lasciano che i cinghiali selvatici saccheggino la Vigna e quasi la distruggano.
E il Padre celeste cosa fa dinanzi a questa storia miserevole che si ripete nel corso dei secoli? Con premura chiama a sé i suoi servi, i Santi e le Sante, li affina come oro nel crogiuolo, insegna loro come farsi martiri di amore, e quando sono pronti li manda come pecore in mezzo ai lupi affinché illuminino le coscienze e invitino quanti sono nel peccato a ravvedersi, ad emendare la propria condotta, a ritornare sulla via del Vangelo.
Il Padre celeste potrebbe – a ragione – sterminare i contadini omicidi. Potrebbe vendicarsi contro di loro nel furore della sua ira. Potrebbe abbandonare ad un triste destino quanti tradiscono, giorno e notte, la sua fiducia. Ma non lo fa, perché non smette di sperare che l’uomo si converta e viva. E quando parliamo di “uomo” parliamo anche di uomini di Chiesa che Lui, nella sua misericordia, ha scelto e chiamato per renderli partecipi del suo mistero di amore salvifico.
Che mistero ineffabile l’agire di Dio! Un mistero incomprensibile con le categorie umane e che mai dobbiamo condannare o dichiarare ingiusto. Piuttosto, dinanzi a questa storia controversa che vediamo scorrere, non di rado, sotto i nostri occhi dobbiamo non scandalizzarci, non cadere in crisi, non inveire contro tutto e tutti. Soprattutto non dobbiamo cadere dalla fede né smettere di amare la Chiesa di Cristo e di servirla in santità e giustizia.
Se ciò dovesse accadere, anche per un solo istante, sarebbe per noi la fine. Perderemmo tutto quanto abbiamo fatto anche per lunghi anni. Perderemmo persino la ricompensa eterna, perché non avremo perseverato sino alla fine.
Rinnegare la Chiesa, perché la vediamo imperfetta, significherebbe rinnegare il suo Fondatore e rendere vana la croce di Cristo, smettere di consumarci nell’amore – in Lui, con Lui e per Lui – e non permettere alla Luce di trionfare sulle tenebre, alla Verità di trionfare sulla falsità, alla grazia di trionfare sul peccato.
Oggi come ieri la storia della Chiesa è assai complessa, spesso incomprensibile. Ma non dobbiamo cadere nelle trappole del nemico. Lui vorrebbe che noi ci ritirassimo in buon ordine. Vorrebbe che anche noi sparassimo a zero contro tutti, giudicando e condannando, amplificando il male con ogni mezzo. Vorrebbe renderci ciechi e impedirci di cogliere la misteriosa azione dello Spirito Santo che mai abbandona la Chiesa e che opera attraverso tanti Santi e Sante che probabilmente conosciamo pure. Vorrebbe che smettessimo di credere in Cristo e nella sua Croce che conduce alla Resurrezione.
Coraggio allora! Non cediamo il passo allo sconforto e non scandalizziamoci quando vediamo che la Chiesa non è perfetta o addirittura è in molte frange malata! Piuttosto imitiamo quanti hanno creduto in Cristo e continuano a perseverare nella fede, nonostante tutto, fino alla fine dei loro giorni. Imitiamo San Francesco d’Assisi – seppure con i nostri carismi e secondo la particolare vocazione che abbiamo – sapendo che anche a noi, a ciascuno di noi, il Crocifisso dice: “Va’, e ripara la mia Chiesa. Amala e purificala con il tuo sangue. Non ti fermare. Non ti abbattere. Non darti per vinto. Io sono con te per salvarti e per liberarti dalle unghie del leone. Ti muoveranno guerra, ma non ti vinceranno. Non temere. Continua solo ad avere fede e dà il meglio di te stesso. Persevera sino alla fine e vedrai le meraviglie che Io compirò anche attraverso di te”.
Facciamo nostro quanto il Signore ha detto a San Francesco e non cadiamo dalla fede! Amiamo la Chiesa per rinnovarla dall’interno, nella certezza che siamo preziosi agli occhi di Dio e attraverso ciascuno di noi, se glielo permettiamo, Lui farà sì che il suo amore trionfi sul peccato e sulla morte.
Ci aiuti la Vergine Maria, nostra Madre e nostra Regina, e sia Lei il nostro Rifugio nei momenti più difficili della nostra vita.
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