Gesù ci ama di eterno amore e sempre pensa il bene più grande per ciascuno di noi. Lo pensa e lo desidera, ma non può realizzarlo, se manca la nostra fede.
La creta può essere modellata dal vasaio. Un duro blocco di marmo può essere scolpito dallo scultore. Ma il cuore dell’uomo neanche lo Spirito Santo, Dito onnipotente di Dio, può rinnovarlo se esso non si consegna, giorno dopo giorno, a Lui.
Dalla lettura della Sacra Scrittura, e dunque della Storia della salvezza, ma anche dalla lettura della storia della Chiesa e nostra personale, emerge questo dato. Da un lato c’è Dio che ha grandi progetti sul suo popolo, dall’altro c’è il popolo che non si fida di Dio e oppone a Lui resistenza. E così il tempo scorre, ma si rimane informi, quasi rachitici, mentre tante occasioni di grazia vengono sciupate. Si potevano fare grandi passi in avanti nella santità e invece si è rimasti lì, insabbiati nelle sabbie mobili della mediocrità spirituale.
Mi fa sempre pensare il Salmo che così recita: «Se il mio popolo mi ascoltasse! Se Israele camminasse per le mie vie! Subito piegherei i suoi nemici e contro i suoi avversari volgerei la mia mano; quelli che odiano il Signore gli sarebbero sottomessi e la loro sorte sarebbe segnata per sempre. Lo nutrirei con fiore di frumento, lo sazierei con miele dalla roccia» (Sal 81,14-17).
È un Salmo che merita la nostra attenzione e che ci deve spronare a cambiare mentalità, a smetterla di essere cocciuti e testardi, per iniziare a collaborare pienamente con lo Spirito Santo nel nostro cammino quotidiano verso la perfezione in Cristo.
Cosa fa Gesù per venire in nostro soccorso e piegare le nostre volontà all’obbedienza ad ogni suo comando? Fa molte cose, e a volte persino “ci costringe a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva” (cf. Mt 14,22).
Ci costringe, perché ci ama e perciò non vuole lasciarci così come siamo, informi o addirittura deformi, impastati di molte imperfezioni e di tanto peccato. La costrizione, che Gesù ci insegna, è costrizione di amore. Non è cioè tirannia, divertimento sterile nell’esercitare la propria autorità sulla creatura. Non è neanche mancanza di rispetto o atto di violenza gratuita. È invece strategia educativa sapiente che mostra la misericordia immensa che Lui ha su di noi e verso di noi.
Gesù vedeva i suoi Apostoli con una fede assai fragile che mai avrebbe potuto sostenerli nella missione di guidare la Chiesa del domani, nel compimento dell’opera salvifica a Lei affidata. Li vedeva camminare con i loro pensieri, che erano inquinati dal pensiero del mondo. Li vedeva smarriti e confusi, e soprattutto incapaci di fidarsi ciecamente di Lui e di confidare nella sua onnipotenza. Li vedeva anche sordi e probabilmente con poca fiducia in loro stessi. E così ha fatto fare loro un’esperienza forte affinché crescessero nella fede, nella speranza, nella capacità di combattere contro ogni vento contrario.
Li ha costretti a salire sulla barca e a remare in mezzo al mare che di lì a poco si sarebbe agitato e che insieme al vento contrario avrebbe reso la loro traversata difficile e quasi impossibile. Li ha costretti ad un’esperienza che stoltamente noi – confusi come siamo da teorie psicologiche e pedagogiche non sempre in linea con il Vangelo – definiremmo traumatica, stressante e pericolosa. Li ha scaraventati in mezzo ad una tempesta e ha fatto loro conoscere la paura che quasi diventa panico.
Ma tutto questo ha fatto per amore, perché loro divenissero più forti, umanamente e cristianamente.
Dovremmo tutti imparare dalla pedagogia sapiente di Gesù, oggi più che mai, in questo mondo che non accetta più le regole e le costrizioni ad esse legate. Un mondo che invece di correggere le storture della natura umana e del cuore dell’uomo, inquinati dal peccato, concede e giustifica tutto in nome della necessità di evitare a tutti i costi lo “stress emotivo”, il sacrificio, il rinnegamento di se stessi per prendere ogni giorno la croce dell’obbedienza alla volontà di Dio. Un mondo che stoltamente proclama leggi di vita l’autoreferenzialità e l’autonomia esistenziale che separano l’uomo dal suo Creatore, Redentore e Signore.
Gesù non pensa come il mondo e sa che amare è educare, e a volte educare è costringere, perché a volte, senza costrizione si rimane sulla riva, schiavi delle proprie paure e delle proprie insicurezze.
Quando invece si sale sulla barca, si imbracciano i remi con entusiasmo, si prende il largo e si obbedisce con fiducia al comando del divin Maestro, tutto cambia. Si fa esperienza del vento contrario e del mare agitato. Si sente la fatica della traversata. Si soffre, si spera, si combatte, ma lentamente si comprende che quando dai il meglio di te e non cadi dalla fede nella Parola del tuo Signore, allora raggiungerai la meta e grandi cose accadranno in te e per te.
Attraverso queste esperienze, impegnative e a volte dolorose, impari a combattere con tutte le tue forze per diventare in tutto conforme al tuo Gesù affinché egli stesso continui a convertire, redimere e salvare una moltitudine di anime. Attraverso queste esperienze, che mai avresti immaginato di vivere, diventi un uomo e un cristiano migliore, scopri di avere meravigliose potenzialità da sviluppare, ti convinci che l’obbedienza alla volontà di Dio e al suo Vangelo sono la strada da percorrere per realizzare pienamente te stesso.
Soprattutto comprendi, non in teoria ma attraverso l’esperienza, che Gesù mai ti abbandona. Tutto vede, tutto sa, tutto governa. E al momento opportuno, quando stai per affondare, viene in tuo soccorso per salvarti e far sì che tu possa sperimentare la sua presenza rassicurante.
Meditando il Vangelo della tempesta sedata, chiediamo a Gesù che intenerisca il nostro cuore e pieghi le nostre volontà all’obbedienza a “qualsiasi cosa lui chiede”, insieme alla capacità di amare ed educare, come Lui ha fatto e fa, quanti Egli stesso ci affida, con l’esortazione e l’incoraggiamento, ma anche con la costrizione di chi sa che essa a volte è necessaria per il raggiungimento del bene più grande.
La Vergine Maria, nostra Madre e Maestra, ci assista e interceda per noi, oggi e sempre.
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