La vicenda dei discepoli di Emmaus ci insegna che l’evangelizzazione passa necessariamente attraverso il dialogo da cuore a cuore. È questa la prima terra di missione, che non si fa in terre lontane, ma nella quotidianità di ogni giorno.
Pensiamo per un istante a quante occasioni abbiamo per imitare il divino Viandante che ha saputo illuminare quei due discepoli confusi e smarriti, fino a condurli ad una visione nuova del mistero e dell’esistenza umana. Li ha presi per mano senza che loro se ne accorgessero. Li ha liberati dall’angoscia, che opprime l’anima, quando ogni speranza svanisce.
Gesù ha sfruttato quell’occasione preziosa senza alcun indugio. Ha visto Cleopa e il suo amico camminare con il volto triste, delusi dall’attesa fallace di un Messia alla maniera umana, che avrebbe dovuto liberare il popolo ebraico dagli oppressori romani, mentre era stato crocifisso ed era morto come un malfattore. E non li ha abbandonati a se stessi. Con solerzia è intervenuto, si è fatto loro compagno di viaggio, e lentamente è entrato nel loro cuore per portarvi la luce dello Spirito Santo.
Tutto Gesù ha fatto con la sapienza che viene dall’alto, con parole semplici e ricche di divina chiarezza, con l’amorevolezza che ogni cristiano dovrebbe avere verso i suoi interlocutori.
Gesù non ha atteso un grande evento. Non ha cercato il clamore di grandi folle. Non ha disdegnato di trascorrere un tempo lungo per risollevare quei due poveri disperati.
Ecco un altro grande insegnamento: una sola anima vale tutta la fatica necessaria per introdurla nella conoscenza piena del mistero di Cristo, che “svela pienamente l’uomo all’uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione” (cf. GS 22). Una fatica non indifferente, che dura spesso molti anni e che richiede tanto sudore di fronte.
Una sola anima ha un valore inestimabile e noi dalla singola anima che c’è posta innanzi dobbiamo partire. Contro ogni mania di grandezza siamo chiamati a spendere il nostro tempo e le nostre energie affinché coloro che ci sono affidati giungano a salvezza. Anche se sono pochi. Anche se sono stanchi e oppressi, discoli e testardi. Persino se sono “stolti e lenti di cuore a credere a ciò che hanno detto i profeti e che lo Spirito Santo ha scritto nelle pagine della Sacra Scrittura” (cf. Lc 24,25-26). Insomma, anche quando non sono quelli che noi vorremmo che fossero. Ci sono stati affidati da Dio Padre e questo basta. Lui conosce i misteriosi motivi di questo paradosso che a noi risulta incomprensibile, e non è detto che voglia farcele conoscere. Quel che tocca a noi è obbedire, dare il meglio di noi stessi affinché ognuno che entra in relazione con noi possa attraverso di noi incontrare il Risorto, contemplare il suo volto e ascoltare la sua voce.
Il dialogo da cuore e cuore va preso in grande considerazione da coloro che desiderano edificare il Regno di Dio.
Sono infatti le conversazioni quotidiane che ci plasmano lentamente, in bene o in male. Quelle conversazioni che si fanno tra amici, colleghi, parenti, Sacerdoti. Conversazioni che vertono su ciò che accade ogni giorno e che diventa l’argomento privilegiato del nostro e altrui dire. Ma che ha bisogno di essere interpretato alla luce e con la sapienza del Vangelo, invece di essere occasione per darsi a pettegolezzi di ogni genere, che scadono spesso in critiche, accuse, lamentele e mormorazioni, vendette trasversali e trampolini di lancio per distruggere tutto e tutti, oppure per alimentare una mentalità disfattista che nasconde la pigrizia di chi non vuole esporsi in prima persona affinché Cristo Gesù regni in ogni cuore.
Interpretare la storia non con gli occhi della carne, bensì con gli occhi dello Spirito Santo, è evangelizzare, perché equivale da un lato a cogliere l’azione misteriosa in essa di Dio, e dall’altro ad invitare l’uomo ad assumersi le sue responsabilità, nella conversione sincera e autentica.
Questo ha fatto il divino Viandante. Ha aiutato i due discepoli di Emmaus a leggere la storia passata e presente con gli occhi della fede e non più con le categorie del mondo. La luce della sapienza che sgorga dalla Sacra Scrittura ha aperto i loro occhi e ha riempito il loro cuore di gioia, ma al tempo stesso ha convertito i loro pensieri tanto che nulla per loro fu più come prima.
Il dialogo da cuore a cuore è terra di missione vasta e sempre attuale. Diamoci dunque tutti da fare e svegliamoci da quel torpore spirituale che molte volte ci attanaglia. Sfruttiamo, come Gesù ha sfruttato, ogni piccola o grande occasione che abbiamo, e mossi dallo Spirito Santo aiutiamo tutti ad aprire gli occhi, a convertirsi, a riconoscere la presenza del Risorto nella loro vita e nella storia degli uomini.
La Vergine Maria, Stella dell’evangelizzazione, ci assista e interceda per noi.
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