È dovere di ciascun cristiano edificare il Regno di Dio, e cioè far sì che Cristo Gesù regni in ogni cuore con il suo Vangelo, sapienza eterna che supera ogni sapienza umana.
Tale opera si compie sin dalla tenera età e fino alla fine dei propri giorni, senza mai venire meno e anzi crescendo costantemente nella fede, nella speranza e nella carità, verso la perfetta conoscenza del mistero di Cristo e la sua piena realizzazione in noi.
Il fine da perseguire è unico. Differenti sono le vocazioni, i ministeri e i carismi che dipendono non dalla nostra volontà, bensì dalla volontà del Padre celeste. È lui che assegna i posti, che stabilisce il particolare progetto che ciascuno è chiamato a realizzare nel corso della sua esistenza terrena (cf. Mc 10,40). A noi tocca essere umili e obbedienti, piuttosto che pretendere di decidere cosa fare e come farlo, quale ruolo occupare nella Chiesa e nella storia della salvezza. Se non acquisiamo tale mentalità rischiamo da un lato di essere frustrati, insoddisfatti e iracondi; dall’altro di generare guerre intestine nella Comunità ecclesiale e nella famiglia umana, come accadde a Giacomo e Giovanni quando chiesero a Gesù – a discapito degli altri Apostoli – di sedere uno alla sua destra e l’altro alla sua sinistra all’avvento del suo Regno (cf. Mc 10,35-45).
Vocazioni, ministeri e carismi sono differenti, ma complementari. Ecco perché bisogna collaborare gli uni con gli altri, imparando a vivere e ad operare in sinergia, nella verità e nella carità, senza cercare la propria gloria, bensì cercando la gloria di Dio. Lo dice San Paolo nella lettera agli Efesini: «Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo Battesimo. […] Ed egli (Gesù) ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo…» (cf. Ef 4,4-13)
Affinché il Regno di Dio si espanda sino agli estremi confini della Terra – cosa che oggi non accade, considerando che i cattolici siamo circa il 17% della popolazione mondiale e che molti cattolici, purtroppo, non sono autentici discepoli e testimoni di Cristo – bisogna che la Chiesa sia forte e ben compaginata. Una Chiesa, dunque, unita, dove non regnano gelosie, invidie, arrivismo e divisioni di ogni genere, ma i cui membri sono sempre più “un cuor solo e un’anima sola” (cf. At 4,32), raccolti attorno al loro Maestro e Signore e che celebrano l’unico culto liturgico e spirituale (cf. Rm 12,1-2), con il dono della propria vita, secondo la volontà di Dio, per la salvezza di tutti.
Essere gli uni contro gli altri non serve a nessuno, se non al principe di questo mondo che vuole la nostra rovina e la rovina dell’umanità intera. Giudicarsi, puntare il dito, andare in cerca del capro espiatorio da esporre al ludibrio del mondo, per poi mandarlo alla ghigliottina, è non aver capito nulla del Cristianesimo e del testamento di amore che Gesù ha lasciato alla Chiesa di tutti i tempi nel Cenacolo: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34). Le divisioni creano scandalo e invece di conquistare anime a Cristo le allontanano dalla via della salvezza.
Certo, una cosa va detta con chiarezza: per essere uniti bisogna convertirsi ogni giorno al Vangelo e fare propria la volontà di Dio, obbedendo ad essa e a nessun’altra. Nella conversione – che è per tutti e di tutti i giorni – si crea sinergia, collaborazione, comunione autentica e corresponsabilità. Nel sacrificio per liberarsi dal peccato e acquisire le sante virtù si edifica la Chiesa come “edificio spirituale fatto da molte pietre vive che si danno forza vicendevolmente” (cf. 1 Pt 2,5).
Quanto è bello quando tutti e ciascuno operiamo secondo la volontà di Dio, con umiltà e nella verità del Vangelo, custodendo la necessaria visione di fede gli degli altri! Si edifica e non si distrugge. Si manifesta al mondo la bellezza del Vangelo e non la si sfigura. Si mostra cosa può fare la grazia di Dio in chi crede e quali meraviglie lo Spirito Santo opera in coloro che sono mossi da Lui.
In questa luce comprendiamo sia la Prima lettura che il Vangelo di questa Domenica XII del Tempo Ordinario (A). La Prima lettura che narra della coppia di sposi facoltosa che diede assistenza ad Eliseo, profeta del Dio vivente, preparando per lui, nella loro casa, una piccola stanza in muratura, con ogni comodità, affinché lui vi si potesse ritirare per trovare ristoro e poter svolgere meglio il suo ministero. Il Vangelo in cui Gesù chiede a tutti – parenti, amici e conoscenti – di accogliere i suoi inviati con fede, per aiutarli a compiere la loro missione, anziché rendere la loro vita difficile e pesante con lamentele, critiche spietate, ostacoli e persecuzioni di ogni genere.
Ad esempio, quanto sarebbe bello se nelle Parrocchie si lavorasse insieme, gli con gli altri, nella ricerca dell’unica volontà di Dio e nell’edificazione dell’unico suo Regno, per aiutare tutti a conoscere Gesù, il suo amore e la sua misteriosa grandezza! È un auspicio che ciò possa accadere, ma anche un compito che tocca a ciascuno realizzare, nella conversione quotidiana che è la via della serenità, della pace, della salvezza.
La Vergine Maria, nostra Madre e Regina, ci assista e apra i nostri occhi. Metta nel nostro cuore l’amore per il Vangelo del suo Figlio Gesù, la passione evangelizzatrice, l’ardore missionario, l’umiltà di rimanere sempre nel ruolo che il Padre celeste ci ha assegnato nella sua sapienza eterna, nel ministero ricevuto e nella fedeltà ai carismi che ci appartengono per volontà di Dio, senza mai prevaricare gli uni sugli altri.
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