Conoscere Gesù secondo verità è quanto mai necessario per essere cristiani autentici e non di facciata.
I motivi sono diversi. Ne diciamo un paio qui di seguito.
Anzitutto la conoscenza di Cristo è necessaria per poter divenire ogni giorno di più conformi a lui: nei pensieri, nel discernimento, negli atteggiamenti, nelle parole e nelle opere. Gesù è il Prototipo dell’umanità nuova e redenta che ognuno di noi è chiamato a realizzare in se stesso. Ma come possiamo noi realizzare ciò che non conosciamo? Come possiamo avere i suoi pensieri e i suoi desideri, se non abbiamo idea di quali essi siano? Come possiamo edificare il Regno di Dio in noi – prima che negli altri – se non sappiamo cosa questo significhi?
Il cristiano autentico è un discepolo diligente che guarda il suo Maestro, si siede ogni giorno ai suoi piedi, ascolta la sua voce con orecchio attento, brama di conoscere le sue vie: «Insegnami, Signore, la via dei tuoi decreti e la custodirò sino alla fine. Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge e la osservi con tutto il cuore. Guidami sul sentiero dei tuoi comandi, perché in essi è la mia felicità. Piega il mio cuore verso i tuoi insegnamenti e non verso il guadagno. Distogli i miei occhi dal guardare cose vane, fammi vivere nella tua via» (Sal 119,33-37).
La conoscenza sempre più perfetta di Gesù è necessaria per realizzare se stessi, in quanto uomini e cristiani. Non è un’attività di speculazione filosofica. Non è un hobby. Non è un esercizio della mente. È attività sapienziale che ci permette di attingere vita, perfezione e salvezza da Colui che dona senso e significato alla nostra esistenza e la rende piena, perché la cristifica, sottraendola a ciò che è profano e consacrandola nella Verità (cf. Gv 17,17).
Altro motivo per cui è necessario conoscere Gesù secondo pienezza di verità è che chi non conosce Gesù non può continuare la Sua opera salvifica. Non sa cosa fare né come farlo. Vive una fede assai imperfetta e autoreferenziale, egoistica e fatta di parole vuote. È cieco, spento, privo di ogni entusiasmo missionario, disfattista, sempre pronto a lamentarsi, incline a giudicare e condannare chiunque, incapace di offrire se stesso affinché la salvezza si compia per lui e per gli altri.
Chi non conosce Cristo non si sente chiamato in prima persona ad essere “luce del mondo e sale della terra”, ogni giorno di più, sino a poter dire ciò che l’Apostolo Paolo diceva di sé: «Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2,19-20).
Se oggi, in molti casi, i cristiani che popolano il pianeta Terra non sono cristiani autentici, è perché essi sono come i contemporanei di Gesù (cf. Mt 16,13-20). Non conoscono il loro Maestro e Signore e perciò sono confusi e smarriti, con la mente e il cuore annebbiati da false dottrine – anche teologiche –, storditi dal pensiero del mondo che fa apparire Gesù “uno tra i tanti”, un brav’uomo, un profeta redivivo, un “elemento culturale”, ma nulla di più.
La retta conoscenza di Cristo bisogna che sia sempre il punto di partenza e il punto di arrivo nella Pastorale della Chiesa, se si vuole far passare l’uomo – e il cristiano – dalle tenebre alla luce, dall’ignoranza alla sapienza, da una vita incompiuta ad una vita piena.
L’invito a lavorare in questa direzione, su se stessi e sugli altri, è per tutti i battezzati, perché tutti possiamo perlomeno imitare San Giovanni Battista che ha preparato i cuori ad accogliere Gesù parlando di lui a quanti il Signore ha posto sul suo cammino. Poi sarà lo Spirito Santo – che comunque sempre ci deve accompagnare – a completare l’opera secondo tempi e modalità che lui conosce.
Da dove iniziare, tuttavia? Come fare perché Cristo sia conosciuto e dunque amato, onorato, proclamato in ogni cuore e da ogni cuore?
A mio parere, il punto di partenza deve essere, oggi più che mai, la Santa Messa domenicale. Nella sua genialità Gesù ha pensato a questo tempo di grazia meraviglioso, che abbiamo e che in fondo non dura neanche tanto, 45 minuti circa. Il suo Santo Spirito ha ispirato la Chiesa, nell’arco dei secoli, a definire la struttura, semplice ed essenziale, di questa particolarissima preghiera comunitaria, che è richiesta di perdono, tempo di ascolto e di intercessione, memoriale e banchetto di vita eterna, evento salvifico che ci fa sperimentare nella Liturgia, sacramentalmente, il mistero di Cristo, al fine di divenirne parte viva in ordine alla salvezza dell’umanità intera.
Fino a quando la Santa Messa domenicale continuerà ad essere banalizzata e disertata come purtroppo accade oggi in tutte le stagioni, molti cristiani saranno cristiani di facciata, senza consapevolezza, senza responsabilità, senza anelito alla santità.
O iniziamo a recuperare il significato altissimo del Giorno del Signore e della Liturgia domenicale – e questo tocca in modo particolare ai Pastori, che hanno il dovere di curare e preparare ogni cosa con competenza ed entusiasmo – oppure saremo sempre di più una Chiesa mondanizzata, spenta e incapace di essere buon lievito nella pasta dell’umanità sparsa nel mondo.
Dalla Santa Messa poi si passa alla Catechesi, tanto necessaria per far sì che la Parola di Dio risuoni nei cuori e venga compresa affinché non sia come il seme gettato sulla strada che viene divorato dagli uccelli del cielo, e cioè da Satana e i suoi alleati (cf. Mt 13,4.19).
Vi sono inoltre la lettura personale della Sacra Scrittura, dei Padri della Chiesa e dei Santi teologi, la preghiera che si fa invocazione allo Spirito Santo, Maestro interiore, e tutte le altre iniziative di carattere pastorale o accademico che in ogni Diocesi e Parrocchia vanno pensate e predisposte secondo particolari esigenze del luogo in cui si opera.
Certa è una cosa: preoccuparsi di far conoscere Gesù secondo verità non è mai tempo perso. È opera di grande misericordia, verso se stessi e verso gli altri, nonché opera meritoria presso Dio, poiché obbedienza al suo comando di amore.
La Vergine Maria, Donna oltremodo sapiente, che più di tutti ha conosciuto e conosce il suo Figlio Gesù, ci accompagni nel nostro cammino e ci sveli i segreti del cuore del Redentore, al fine di divenire con lui un unico mistero di Croce e Resurrezione, di vita e di missione.
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