Noi cristiani rischiamo spesso di vivere in una sorta di sfiducia endemica che ci porta a pensare, erroneamente, che non sia possibile vivere il Vangelo.
Esso appare una parola troppo esigente, un sentiero impervio e inesplorabile, un fardello insopportabile da portare nel cammino della vita. A causa dei molti condizionamenti che vengono dalla cultura attuale, lo si reputa inoltre “non alla moda”, desueto e perciò da aggiornare in conformità ad una visione moderna dell’uomo che di fatto contrasta con quanto la Sacra Scrittura dice su di esso e sul mistero che lo avvolge, in quanto “creatura ad immagine e somiglianza di Dio” (Gn 1,26-27) e redento in Cristo nelle acque del Battesimo.
Perciò la santità diventa per molti irraggiungibile, essendo considerata un “destino per alcuni” e non la vocazione di tutti. In parole povere, oggi più che mai, il cristiano è poco convinto che sia possibile obbedire allo Spirito Santo, poco determinato nel muovere i passi verso la propria santificazione, munito di una fede assai fragile.
Cosa fare per cambiare questa mentalità deleteria? Da dove iniziare?
A mio parere è importante partire dalla retta predicazione che deve porre l’accento su alcune verità che spesso non si conoscono e che invece sono fondamento necessario su cui edificare la propria vita di battezzati chiamati alla santità.
In un certo senso bisogna recuperare la totalità del mistero che si annuncia, stando attenti a non dimenticare di insegnare e far quasi percepire la presenza di Cristo Gesù accanto a noi.
Se infatti si è sfiduciati è perché il cristianesimo è spesso ridotto ad un codice morale da mettere in pratica, invece di presentarlo piuttosto come la sapienza celeste che rende possibile una vita di comunione perfetta con Dio, una vita cioè che è prima di tutto relazione esistenziale con la Santissima Trinità.
È chiaro che essere cristiani significa vivere la legge Santa del Signore e dunque vivere nella giustizia, nella ricerca della moralità perfetta, nella lontananza da ogni forma di male. Ma tutto questo nasce da un rapporto da cuore a cuore con Cristo nello Spirito Santo, e non è un’obbedienza formale ad un testo scritto. Essere cristiani insomma è vivere in amicizia con Gesù, divenire vita della sua vita, in un dialogo di amore reciproco e purissimo che si fa donazione di sé fino alla morte e alla morte di croce.
Partire dalla retta predicazione significa pertanto, prima di tutto, insegnare e trasmettere il grande amore che Dio ha per noi. Egli non ci chiede di fare la sua volontà se non perché desidera la nostra felicità, il nostro più grande bene. Ci invita a partecipare alla festa delle nozze per divenire con lui “un unico soffio vitale”, un unico afflato di Spirito Santo.
Accogliere il suo invito ci fa bene, dona senso alla nostra vita, ci libera dalla schiavitù del male, del peccato e della morte. Partecipare alla festa delle nozze del Figlio di Dio è gustare la pace del cuore e la gioia dello spirito. Non è tristezza, angoscia, paura e disperazione. Questi sentimenti li sperimentiamo quando viviamo nel mondo curando i nostri affari e disinteressandoci del Regno di Dio. Li viviamo quando ce ne andiamo lontani dalla casa del Padre a vivere in mezzo ai maiali e decidiamo stoltamente di sciupare la nostra vita e i nostri carismi rincorrendo piaceri effimeri (cf. Lc 15,11-32).
Alla festa di nozze invece nulla ci manca. Il cuore è colmo di gioia. L’anima respira di eternità. Il corpo conosce la vera libertà. Tutto il nostro essere cammina verso la sua piena realizzazione.
È nell’unione con Cristo Sposo, unione spirituale e mistica, che siamo appagati e viviamo la vera beatitudine. Lui si prende cura di noi, ci nutre di verità e grazia, ci consola nelle afflizioni, ci fa sperimentare la dolcezza del suo amore, si conduce ai pascoli erbosi della vita eterna.
La santità è la scelta più saggia che possiamo fare. Essa non è un dramma come Satana vorrebbe farci pensare. È invece la via della libertà e della pace. In essa, e non fuori di essa, realizziamo le nostre innumerevoli potenzialità di bene che portiamo dentro e le orientiamo verso il loro fine autentico che è l’edificazione del Regno di Dio.
Rifiutare l’invito a partecipare alla festa delle sue nozze che Gesù ci rivolge, preferendo i propri affari e i falsi idoli che il mondo costruisce giorno dopo giorno, non dona pienezza alla nostra vita. È stoltezza infinita. È cecità spirituale. È persino decidere di andarsene all’inferno al termine del nostro pellegrinaggio terreno: «Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città» (cf. Mt 22,1-14).
Qualcuno potrebbe dire: è vero, la santità è qualcosa di stupendo, ma quante volte si sperimenta l’incapacità di crescere in essa! Si vorrebbe farlo, ma i buoni propositi poi si scontrano con la fragilità umana e con innumerevoli tentazioni. Per di più si vive in un mondo che non aiuta. Quando si sceglie il Vangelo si è derisi e considerati persone deboli, perché nel mondo vince chi è più furbo e più forte, chi non si fa mettere i piedi di sopra e sa curare i propri interessi.
Questi ragionamenti sono nella mente e nel cuore di molti cristiani, ma sono ragionamenti sbagliati. Essi prescindono dalla potenza della grazia di Dio e neanche immaginano ciò che essa è capace di fare in quanti si fanno disponibili alla sua azione efficace.
San Paolo viene in tal senso in nostro soccorso. Egli, con la sua vita prima che con le sue lettere, testimonia che la grazia di Dio può davvero trasformare radicalmente il nostro essere, tanto da renderci capaci di vivere il Vangelo fino in fondo, tutti i giorni della nostra vita, in ogni istante.
Il suo dire sia il nostro dire! La sua fede sia la nostra fede! Anche noi, insieme con lui, diciamo: «Tutto posso in Colui che mi dà la forza» (Fil 4,13). Da soli siamo fragili e non riusciamo a compiere le più piccole delle obbedienze alla volontà di Dio. Se però alziamo gli occhi al Cielo, se chiediamo aiuto a Gesù e alla Madre sua, se ci accostiamo ai Sacramenti con le giuste disposizioni e lasciamo operare in noi lo Spirito Santo con i suoi sette doni, porteremo a compimento l’opera che il Padre dei cieli ci affida.
Saremo forti e nulla ci fermerà. Cresceremo ogni giorno nell’amicizia con Gesù e noi e Lui saremo una sola vita, un unico mistero di morte e risurrezione, un unico soffio vitale.
E tutto questo accadrà perché la grazia di Dio opererà in noi e attraverso di noi, come ha fatto e continua a fare nei Santi e nelle Sante che il Signore suscita nella sua Chiesa di ogni tempo.
Non pensiamo dunque alla maniera umana! Crediamo con tutte le nostre forze che la santità è possibile anche per noi! Non nascondiamoci dietro la nostra fragilità, perché l’onnipotenza di Dio può guarirci, rinnovarci, renderci partecipi dei frutti della Redenzione!
La Vergine Maria, nostra Madre e Regina, ci assista con la sua potente intercessione e ci doni di dire con fede certa, ogni giorno di più, quanto diceva e ha scritto l’Apostolo Paolo: «tutto posso in Colui che mi dà la forza», nulla mi turba, nulla mi spaventa. Ho Cristo, ho Tutto. Lui che è l’Amico fedele, lo Sposo della mia anima, il mio Redentore.
Clicca sul link seguente per la Liturgia della XXVIII Domenica del Tempo Ordinario (A)



