Amare alla maniera di Cristo Gesù è la vocazione di ogni cristiano, ciò che lo realizza pienamente e lo rende al tempo stesso strumento di salvezza per l’umanità intera.
Per tale motivo, bisogna sempre crescere nell’amore, giorno dopo giorno, con lo sguardo rivolto verso il divin Maestro e l’orecchio teso per ascoltare la sua voce da cui sgorga ogni sapienza celeste. Si inizia con il vincere il male, estirpandolo con la grazia di Dio dal proprio cuore e superando ogni tentazione che vorrebbe farci diventare alleati di Satana. Si cresce nelle sante virtù, si producono gradualmente i frutti dello Spirito Santo e si arriva via via al dono totale di sé, come olocausto che si consuma sull’altare della Croce per contribuire pienamente alla Redenzione.
Certo è che chi vuole essere discepolo di Gesù, non può rimanere quello che è. Piuttosto deve camminare verso la perfezione in Lui e lasciare che lo Spirito Santo lo trasformi interiormente, in tutto il suo essere.
Il Vangelo di questa Domenica va letto in questa luce. Il Signore ci comanda di amarlo in modo totalizzante, senza risparmiarci nulla. Non gradisce un “sì” parziale e altalenante. Desidera che il nostro “sì” sia pieno e coinvolga tutte le dimensioni del nostro essere: cuore, anima, mente e forze (cf. Mt 22,34-40).
Quando questo accade, Lui vive in noi e può continuare la sua opera salvifica, rendendoci partecipi del suo mistero terribile e affascinante. È lui l’Autore della salvezza, ma sceglie di agire attraverso la nostra umanità, per quanto limitata e bisognosa di continua misericordia.
Lui vuole che la nostra voce sia la sua voce, il nostro sorriso sia il suo sorriso, le nostre mani e i nostri piedi siano le sue mani e i suoi piedi, il nostro sguardo sia il suo sguardo. In una parola, vuole che il nostro amore sia il suo Amore: incondizionato, universale, oblativo anche verso quanti si fanno nostri nemici e ci perseguitano, perché scegliamo il Vangelo come nostra unica legge di vita.
Questo amore, che umanamente è impossibile da concepire e da vivere, diventa possibile per la sua grazia e per la nostra fede. Noi apriamo il nostro cuore e Gesù entra, guarisce, redime, rigenera, converte, salva. Nel suo Santo Spirito fa di noi nuove creature, tanto da cristificarci ogni giorno di più.
La vita cristiana è un grande mistero che si assapora pienamente solo nella misura in cui si è disposti a consegnare tutto di sé a Dio, come ha fatto la Vergine Maria. Dal primo giorno fino alla fine, in Cristo, con Cristo e per Cristo.
Il mistero che avvolge il cristiano – e che ogni battezzato è chiamato a vivere – non potrà essere compreso e realizzato da nessuna intelligenza artificiale, per quanto evoluta. Né oggi, né domani, né mai. E questo perché nessuna intelligenza artificiale possiede la sapienza di Cristo e la sua onnipotenza.
La parola del Vangelo è quanto mai illuminante a tal riguardo. Essa dice ciò che accade in chi ama Gesù e il Padre celeste nello Spirito Santo. Da creatura fragile, superba e orgogliosa, intessuta di peccato, diventa pian piano creatura ad immagine di Cristo, Uomo nuovo, manifestazione ed espressione della Sua intelligenza che è capace di concepire e realizzare il sommo bene per tutti.
Essa non è un’intelligenza senza cuore. È intelligenza che ama fino alla morte di Croce. Non è un’intelligenza senza anima. È intelligenza che respira di eternità. Non è un’intelligenza senza forza interiore e perciò morta in sé stessa. È intelligenza che attinge dal Cuore del suo Autore ogni linfa vitale. Non è un’intelligenza senza mente, perché incapace di pensare il bene nell’hinc et nunc del singolo individuo. È intelligenza sapiente, perennemente illuminata e mossa dallo Spirito Santo che è Dio stesso.
Per tale motivo – in comunione con il Santo Padre Leone XIV – affermiamo convinti che in questo nostro tempo «in cui la dignità della persona umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione, abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani, custodendo con amore quella magnifica umanità che ci è stata donata e mostrata nella sua pienezza in Cristo, e che nessuna macchina potrà mai sostituire nel suo splendore» (Leone XIV, Magnifica humanitas. Lettera enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, n. 15). È dunque giusto e doveroso sfruttare ogni conquista della scienza, ma solo nella misura in cui aiuta l’umanità a realizzare se stessa secondo verità, vigilando affinché mai venga dimenticata la nostra vocazione a vivere nello Spirito Santo la perfetta comunione con Dio (cf. Leone XIV, Magnifica humanitas, nn. 90-130).
La mente – e dunque l’intelligenza – è componente essenziale dell’amore che il cristiano è chiamato a vivere e ad essere. Ma essa non potrà mai essere mente artificiale, perché lo Spirito Santo la vuole illuminare con sapienza ed è nostro dovere far sì che ciò possa accadere, in forza della nostra fede e della nostra totale disponibilità alla Sua azione.
I Santi e le Sante ci hanno insegnato, con la loro vita, quanto sia importante leggere la storia in cui si vive per portare in essa la luce del Vangelo. Essi hanno amato non solo con il cuore, ma anche con la mente ed è per questo motivo che sono riusciti ad inventare – mossi dallo Spirito Santo – ciò che ha reso la storia in cui hanno vissuto storia della salvezza. Gli Ospedali, le Università, le Congregazioni, gli Oratori e mille altre realtà di diverso genere, che sono scritte sulla pergamena dei secoli passati, sono nati grazie a loro. Il Signore si è servito della loro mente, ha illuminato la loro intelligenza e ha dato loro una geniale creatività che viene dall’Alto, ed è grazie a tali dinamiche che la Sua luce ha diradato le tenebre che offuscavano molti cuori.
La Vergine Maria interceda per noi e ci ottenga la grazia di poter fare altrettanto. Anche in noi agisca lo Spirito Santo con i suoi sette doni, illumini le nostre menti e faccia ardere l’amore vero nei nostri cuori affinché siamo strumenti docili nelle sue mani in questi tempi difficili che viviamo.
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