La coscienza, primo di tutti i vicari di Cristo – XXIII Ord (A)

La coscienza, primo di tutti i vicari di Cristo – XXIII Ord (A)

Il tema di cui parliamo oggi è la coscienza, facoltà che l’uomo possiede in quanto «creatura ad immagine e somiglianza di Dio» (cf. Gn 1,26-27) che non è lasciata a se stessa dal suo Creatore affinché sappia sempre riconoscere la via della verità e del bene, per seguirla in ordine al raggiungimento della felicità, nel tempo e nell’eternità. 

A suo riguardo così si esprime il Catechismo della Chiesa Cattolica: «la coscienza morale è un giudizio della ragione mediante il quale la persona umana riconosce la qualità morale di un atto concreto che sta per porre, sta compiendo o ha compiuto. […]». E citando il Santo John Henry Newman, Dottore della Chiesa, così continua: «essa è la messaggera di Colui che, nel mondo della natura come in quello della grazia, ci parla velatamente, ci istruisce e ci guida. La coscienza è il primo di tutti i vicari di Cristo» (cf.  CCC 1778).

La coscienza, dunque, è un grande dono che c’è stato fatto da Dio, una parte di noi che sempre deve orientare ogni nostra scelta nel compimento della Sua volontà, lontani da ogni compromesso con il male e vittoriosi su ogni tentazione che ci assale.

Se non avessimo la coscienza, saremmo simili a delle zattere sballottate di qua e di là dalle onde furiose del mare in tempesta, marinai disperati che non hanno nessuna possibilità di arrivare al porto sicuro della salvezza. Cammineremmo nelle tenebre dell’errore, della confusione, dello smarrimento più cupo.

Veramente «la coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità propria» (GS 16), il luogo esistenziale in cui possiamo incontrarci con Gesù Maestro, sederci ai suoi piedi e lasciarci istruire da lui. 

Ma la coscienza funziona sempre? Riesce cioè sempre a distinguere il bene dal male secondo il cuore di Cristo?

Purtroppo no, perché l’uomo può in cuor suo decidere di «soffocare la verità nell’ingiustizia» (cf. Rm 1,18), turarsi le orecchie e preferire le tenebre alla luce. Può, in qualche modo, fare come Pinocchio che tentava di sopprimere il grillo parlante, poiché gli davano fastidio la sua voce e il suo modo di ragionare. 

Per tale motivo bisogna stare attenti quando ci si appella alla propria coscienza per sentirsi autorizzati a fare ciò che si vuole…Potrebbe questo essere un grande errore che porta scompiglio nella propria e altrui esistenza.

La coscienza è un grande dono di Dio, ma la Chiesa – in sintonia con il Vangelo in ogni sua pagina – insegna da sempre che essa va aiutata a svolgere il suo compito tanto importante e delicato. 

Gesù non faceva forse questo con i suoi Apostoli, i discepoli, con quanti aveva dinanzi e persino con gli scribi e i farisei? Egli nulla lasciava di intentato. Prendeva tutti per mano e li conduceva, con la sua sapienza di Spirito Santo, verso la verità tutta intera, custodendoli da ogni possibile condizionamento negativo che veniva da mille parti.

Un esempio palese è stata la correzione che ha rivolto a Pietro, quando costui lo tentava invitandolo a non andare a Gerusalemme (cf. Mt 16,21-27). Lo abbiamo ascoltato la scorsa settimana. Oppure l’occasione in cui il divin Maestro, con parole sapienti e grande fermezza, ha scosso dal suo torpore letale la coscienza di Simone il fariseo che giudicava e condannava la peccatrice pentita, entrata in casa sua, e lo stesso Gesù, da lui considerato uno sprovveduto, cieco e ingenuo (cf. Lc 7,36-50).

La coscienza va aiutata e non lasciata a se stessa, e questa opera di grande misericordia appartiene a tutti, anche se con responsabilità e ministeri differenti nella Chiesa e nel mondo. È questo un lavoro diuturno e delicato, a volte anche assai difficile e impegnativo, ma da farsi senza indugio, investendo le forze migliori soprattutto negli ambienti in cui si forma la persona umana sin dalla più tenera età: la famiglia, la Parrocchia, la Scuola di ogni ordine e grado, ma anche i luoghi in cui si pratica lo sport o qualsiasi altro hobby.

Aiutare la coscienza significa illuminarla con consigli saggi, facendosi voce dello Spirito Santo, e formarla mettendola costantemente in contatto con la Sacra Scrittura, letta e interpretata secondo verità, perché è nella Sacra Scrittura che si imparano il linguaggio di Dio, i suoi pensieri, il suo mistero, i segreti del suo cuore.

Lo scollamento della coscienza dalla Legge del Signore, a noi rivelata in pienezza e senza errore, innesca processi e dinamiche culturali ed esistenziali devastanti. Ed è questo che purtroppo in molti casi accade, con conseguenze che sarà difficile, sempre di più, gestire.

Se diciamo ad esempio che i dieci Comandamenti non servono a nulla, non facciamo certamente un buon servizio all’umanità. Se svuotiamo le Chiese e i Confessionali, in nome di filosofie di vita pagane o in nome di una falsa idea di misericordia, contribuiamo all’oscuramento delle coscienze anziché aiutarle a vedere la luce. Se non correggiamo chi sbaglia, perché poi si offende o cade in crisi, allora non abbiamo capito nulla della missione del cristiano e per colpa nostra il nemico entra nell’accampamento e fa strage di innocenti (cf. Ez 33,1-9).

Mettiamoci allora di buona volontà. Tutti e dovunque. Lavoriamo con zelo per aiutare, illuminare e formare le coscienze di piccoli e grandi. Poniamo mano all’aratro, ogni giorno, per diventare capaci di sano discernimento, e sosteniamoci a vicenda – anche correggendoci quando necessario – affinché possiamo insieme crescere in santità ed essere in Cristo causa di salvezza per il mondo intero.

Ci aiuti la Vergine Maria, nostra Madre e Regina, e interceda per noi. Ella ci scuota quando siamo assopiti, ci corregga quando stiamo sbagliando, metta sulla nostra bocca la parola giusta per aiutare il fratello o la sorella vicini a noi affinché nessuno si perda per colpa nostra.

 

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