Tutti noi ci siamo trovati, o ci troveremo prima o poi, a dover gestire situazioni assai complesse, che non hanno soluzioni umane.
Esse riguardano il lavoro, la salute, le relazioni interpersonali e ogni altro ambito della nostra vita. Sono situazioni che sfuggono al nostro controllo, non sono catalogabili e hanno come loro peculiare caratteristica l’imprevedibilità.
Quando ci troviamo a doverle fronteggiare non di rado e ci sentiamo confusi, anche perché ci accorgiamo ben presto che non bastano la nostra intelligenza e la nostra esperienza, le nostre forze e la nostra immaginazione. È quello il momento di aprirsi alla fede con maggiore convinzione e imitare Gesù che, per moltiplicare i cinque pani e i due pesci, ha alzato gli occhi al cielo e ha invocato il Padre suo celeste (cf. Mt 14,13-21).
Proprio in tali situazioni la preghiera si rivela come una risorsa preziosa di cui non si può fare a meno, in verità l’unica risorsa che abbiamo e nella quale perciò dobbiamo imparare a credere molto di più. Se Gesù non avesse avuto fede nella preghiera, non avrebbe in nessun modo potuto svolgere la missione che gli era stata affidata. Nel caso della moltiplicazione dei pani e dei pesci non avrebbe potuto sfamare quella moltitudine di persone che credevano in lui e lo seguivano da giorni. Non avrebbe potuto manifestare il grande amore e la grande compassione che fremevano nel suo cuore per ciascuna di quelle pecorelle.
Anche noi, come Gesù dinanzi alle folle da sfamare di grazia e verità – non solo di pane –, spesso ci troviamo in grande difficoltà. Siamo animati di buone intenzioni, proviamo viva compassione per chi abbiamo accanto, ma ci sentiamo impotenti, con le mani legate. Vorremmo aiutare i nostri amici e coloro che il Signore ci affida, ma vediamo dinanzi a noi un muro di bronzo impenetrabile.
La via maestra, allora, è non confidare in noi stessi e nei nostri cinque pani e due pesci né nella nostra scienza per quanto affinata e aggiornata. La via maestra è piuttosto invocare l’aiuto del Padre celeste, con tanta umiltà e tanta fiducia, nella sicura certezza che Lui saprà come e quando intervenire.
Quando la storia si fa difficile e non ci sono soluzioni umane – cercarle è solo perdere tempo e sciupare inutilmente ogni energia fisica e spirituale – se non si crede nella preghiera, si cade inevitabilmente in due atteggiamenti nefasti che sono sempre pronti a prevalere su ogni speranza.
O si diventa disfattisti e rinunciatari, come gli Apostoli che avrebbero voluto che Gesù mandasse tutti a casa affinché ognuno si procurasse per conto proprio il cibo necessario. Oppure ci si lascia vincere dalla presunzione di essere noi i “salvatori dell’umanità”. In questo caso ci si nutre di illusioni e si nutrono gli altri dello stesso cibo avvelenato, perché si cade nella trappola di poter fare a meno di Cristo, del suo amore, della sua luce, della sua grazia, della sua Chiesa, di ogni altro suo dono celeste.
Questo vale, come già detto, in ogni ambito dell’esistenza umana e perciò anche nel campo della evangelizzazione e della Pastorale.
Quanta sordità attorno a noi! Quanta caparbietà e cocciutaggine! Quanta durezza di cuore! Cristo è da molti rifiutato, deriso e messo al bando. La sua Parola è considerata carta stracci oppure viene da molti trasformata, elusa, usata per raggiungere i propri scopi e non per edificare il Regno di Dio. E in queste situazioni difficili da gestire ci rendiamo conto che le nostre parole non bastano. Esse sono inefficaci o addirittura sono un’arma a doppio taglio, tanto che per noi – in particolare quando correggiamo qualcuno – vale quella frase famosa: “tutto ciò che dirai, sarà usato contro di te”. Infatti, non di rado i nostri discorsi vengono fraintesi e stravolti nel loro significato. Sono mal interpretati e ci sono anche coloro che mettono sulla nostra bocca parole che non abbiamo mai detto.
Ma tutto questo non deve farci scoraggiare né ci deve meravigliare. Piuttosto, sapendo che questa è la storia degli uomini di ogni tempo, dobbiamo pregare con grande intensità e affidare ogni cosa al Buon Pastore e allo Spirito Santo, che sanno come parlare anche ai cuori più induriti. Dobbiamo confidare in Dio e non in noi stessi. Soprattutto dobbiamo non lasciarci sopraffare dalla parte peggiore di noi che è fatta di orgoglio, astio, sete di vendetta, aggressività.
Se predomina la nostra parte istintuale e non la mozione dello Spirito Santo, nulla possiamo fare di buono per l’edificazione del Regno di Dio. Siamo soli con noi stessi e prede succulenti dei nostri nemici.
La moltiplicazione dei pani e dei pesci è un grande esempio di fede che diventa preghiera, intensa e fiduciosa. È esempio di umiltà. È esempio di mirabile collaborazione tra l’uomo e Dio, tra Chi evangelizza e chi è strumento nelle Sue mani.
Non pensare la propria vita e la propria azione evangelizzatrice in tal modo significa non aver capito il mistero dell’Incarnazione, che si è compiuto in Cristo, ma deve compiersi anche in noi, seppure in maniera diversa. Gesù è nato da Maria Vergine, ma per opera dello Spirito Santo. Ha annunciato il Vangelo, convertito molti cuori e compiuto miracoli e prodigi. Ma non da solo, bensì sempre obbediente al Padre e mosso dallo Spirito Santo.
Questa mirabile unità tra Cielo e Terra, tra divinità e umanità, può essere anche nostra, se avremo fede e se la preghiera sarà nostra costante compagna di viaggio. Grandi cose accadranno allora, perché vivremo autenticamente da cristiani e saremo punto di congiunzione tra l’onnipotenza divina e la fragilità umana, tra l’Onnipotente Signore del Cielo e della Terra e i suoi figli che Egli tanto ama.
La Vergine Maria, Stella dell’evangelizzazione, apra i nostri occhi, ci renda uomini e donne dalla grande preghiera, ci accompagni per tutti i giorni della nostra vita affinché mai ci scoraggiamo, mai veniamo meno, mai ci diamo per vinti nello svolgimento della missione che ci è stata affidata da Dio.
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