Conoscere il mistero di Cristo Gesù per divenirne parte viva è il fine della vita cristiana, in quanto è in tal modo che si realizza la propria vocazione ad essere in Lui nuove creature. Lo dice Gesù nel Cenacolo ai suoi Apostoli, quando così si esprime: «Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo» (Gv 17,3).
Si conosce Gesù, si accoglie la sua Parola e la si mette in pratica, si diventa parte viva del suo mistero di salvezza e redenzione ed è allora che si è veramente beati. Non si conosce Gesù, si rifiuta il suo Vangelo, si vive lontani e separati da Lui, ed è così che ci si autocondanna all’incompiutezza esistenziale, all’insoddisfazione endemica, alla tristezza della vita.
Cristo è la nostra Gioia, la nostra Speranza, il nostro presente e il nostro Futuro eterno. È il nostro Tutto. Conoscerlo, amarlo e servirlo, donandogli tutta intera la nostra vita, è il segreto dell’esultanza dello spirito che Lui e la Madre sua hanno cantato nel loro Magnificat (cf. Mt 11,25-27; Lc 1,46-55).
C’è da chiedersi dunque: come conoscere Gesù? Quali sono le vie per inabissarsi nel suo Cuore sapiente e misericordioso?
Il Vangelo di questa Domenica ci dona preziose indicazioni a tal riguardo.
Anzitutto va detto che il mistero di Cristo – che illumina il mistero che avvolge la vita di ciascuno di noi e dell’universo intero – non si conosce per speculazione, bensì per rivelazione. È Gesù che nello Spirito Santo parla al nostro cuore, attraverso vie misteriose, e si fa conoscere secondo verità; e non l’uomo che con le sue facoltà naturali e i suoi mezzi, scientifici o meno, coglie i lineamenti del Suo volto di luce.
Tra dieci, cento, mille anni l’intelligenza artificiale – di cui oggi si fa un gran parlare – potrà fare progressi inaspettati, ma anch’essa dovrà arrendersi e professare apertamente che non è in suo potere conoscere le profondità del mistero di Cristo, perché tale mistero rimane inaccessibile – oggi, domani e sempre – ai sapienti di questo mondo.
Per rivelazione significa che il movimento di conoscenza è discendente e non ascendente, segue la via dell’ascolto e non dell’immaginazione, è un dono che viene dall’Alto e non una conquista che viene dal basso. Da qui la necessità di pregare incessantemente e di chiedere che il Signore abbia pietà di noi e ci sveli i segreti del suo mistero che è sempre oltre la nostra mente, piccola e fragile.
Altra osservazione che va fatta è che Gesù non si rivela ai grandi, ai potenti, ai superbi, ma ai piccoli. Essi sono i suoi interlocutori, i suoi prediletti, i suoi amici, coloro a cui Egli confida i suoi segreti. Loro sanno ascoltare. Non si sentono arrivati, già sapienti, esperti nelle cose che riguardano il Regno di Dio. Sono invece affamati e assetati di giustizia (cf. Mt 5,6), cioè di conoscenza, verità, sapienza, grazia e di ogni altro dono celeste. Sono poveri in spirito, perché sanno che «ogni dono perfetto viene dall’Alto» (cf. Gc 1,17) e lo bramano con tutte le loro forze, giorno e notte, con il cuore sempre rivolto verso Gesù che è l’Autore e il Perfezionatore della fede dei credenti (cf. Eb 12,2).
I piccoli – e non i sapienti di questo mondo – conoscono il Cuore di Cristo e con grande amore vivono sempre intimamente legati a Lui, in una dinamica costante di ascolto e obbedienza, dialogo sincero e collaborazione profonda nell’ottica della Redenzione.
Piccoli sono stati Abramo, Mosè, Davide, i Profeti, gli Apostoli, i Santi e le Sante di ogni tempo. Piccola per eccellenza è stata ed è la Fanciulla di Nazareth, la Madre del Signore, che più di tutti conosce il suo Figlio e vive con Lui in perfetta sintonia. Ecco perché lo Spirito Santo, suo mistico Sposo, sempre l’ha condotta e illuminata al momento opportuno, rivelandole via via quel mistero che la sovrastava, ma di cui Ella è sempre stata e sempre sarà parte viva e insostituibile.
Infine, se leggiamo il Vangelo e magari anche le lettere dell’Apostolo Paolo, un’altra verità va messa in evidenza per aiutare quanti desiderano conoscere il mistero di Cristo: la via immediata da sola non basta. Cioè non basta la sola preghiera e il rapporto diretto con il divin Maestro. È necessario passare anche attraverso la via mediata che coinvolge la Chiesa nel processo della conoscenza di Gesù e del suo mistero. La Chiesa in ogni suo membro, perché ogni suo membro è chiamato ad evangelizzare il mondo intero. Ma senza mai dimenticare la comunione gerarchica che caratterizza ogni sana e autentica ecclesiologia, come anche la Lumen Gentium ha affermato con somma chiarezza.
Ciò significa che il Papa è necessario per conoscere il mistero di Cristo. Il Vescovo anche, e così il Sacerdote. Sono loro infatti che Dio stesso ha costituito per Sacramento e missio canonica Pastori e Maestri del gregge nelle cose che riguardano Dio (cf. Eb 2,17). Loro sono stati conformati misticamente al Buon Pastore e hanno il compito e la grave responsabilità di essere Sua voce per ogni pecorella loro affidata. La loro parola ha bisogno della loro santità di vita, ma comunque è diversa da quella del battezzato e del cresimato, del laico e del religioso, perché è parola autorevole che si fonda sui tria munera (docendi, sanctificandi e regendi) che provengono dall’Ordinazione sacerdotale.
San Paolo lo dice spesso nelle sue lettere, in particolare al suo discepolo Timoteo che egli aveva generato nella fede e istruito con ogni sapienza apostolica.
Senza maestro e pastore non si va lontano. Si cade presto nell’autoreferenzialità, perché il Signore non benedice nessuna Chiesa se non la sua che è una, santa, cattolica e apostolica, cioè edificata sul fondamento degli Apostoli. Questa consapevolezza va oggi recuperata e insegnata, perché non è dato a nessuno modificare la struttura della Chiesa di Cristo secondo i propri capricci. Si può scegliere se essere o meno parte della Chiesa Cattolica, ma non si può pretendere di adattare la Chiesa Cattolica al pensiero del mondo.
La Vergine Maria, nostra Madre e Maestra, ci ottenga la grazia di essere piccoli per il Regno dei Cieli, amici del suo Figlio Gesù e suoi confidenti, “pietre vive” della Sua Chiesa e collaboratori fedeli dell’opera della Redenzione.
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