Gesù Sposo dell’anima e Giudice giusto – XXXII Ord (A)

Gesù Sposo dell’anima e Giudice giusto – XXXII Ord (A)

Ci avviciniamo al termine dell’Anno liturgico e la Chiesa – nella sua saggezza – ci invita a riflettere su un atteggiamento assai importante che tutti dobbiamo avere e che mai dobbiamo smarrire: il vegliare su noi stessi per essere trovati degni della beatitudine eterna, quando verrà l’ora di lasciare questa vita per presentarci al cospetto di Dio.

Insegnare ciò è onestà intellettuale, opera di squisita misericordia, carità eccelsa, amore sincero di chi «non vuole la morte del peccatore, bensì che si converta e viva» (cf. Ez 33,11). I Santi questo hanno fatto e anche noi lo dobbiamo fare, nonostante viviamo in una società che spesso giustifica anche il male più orrendo e deresponsabilizza piccoli e grandi. E per di più attacca con violenza chi scuote e illumina le coscienze con la luce del Vangelo anziché anestetizzarle con la falsità di Satana.

Il capitolo venticinquesimo del Vangelo secondo Matteo non può essere messo da parte. Ha parole forti, in tutti e tre gli episodi narrati, ma strappare le pagine che lo contengono è atto di grave ingiustizia, contro se stessi, contro l’umanità intera e contro la Croce di Cristo.

Cosa dice, in particolare, la parabola delle dieci vergini in riferimento al tema che stiamo trattando?

Anzitutto che Gesù non è solo lo Sposo dell’anima, ma ne è anche il Giudice. Lui ci ama di eterno amore. Per noi è morto sulla croce, versando il suo sangue su questo particolare altare che i Padri della Chiesa definiscono “talamo nuziale”. Ci cerca ogni giorno. Bussa alle porte del nostro cuore. È sempre pronto a perdonarci, quando pentiti torniamo a lui. Attende la nostra conversione con infinita pazienza. Riversa su di noi ogni dono di grazia affinché possiamo crescere in santità.

Ma è anche Colui che ad un certo punto chiude la porta della sala delle nozze. La chiude e non la apre, anche se bussiamo con insistenza o addirittura ci disperiamo. Lui non si lascia condizionare da noi né impietosire dalle nostre lacrime. E lo fa non per cattiveria, ma perché distingue chi è saggio e chi è stolto, chi vive attendendo sul serio la sua venuta e chi invece si trastulla nelle distrazioni della vita mondana. Distingue chi veramente lo ama – o almeno si impegna a farlo con tutte le sue forze – e per questo ogni giorno affronta grandi sacrifici per procurarsi l’olio della lampada della santità, da chi vive con superficialità e rincorre falsi amori.

Comprendiamo che l’argomento – un po’ per tutti – non è tanto digeribile, purtroppo. E questo perché noi vorremmo che lui fosse di manica larga, che giustificasse le nostre negligenze e alla fine ci permettesse di farla franca.

Così però non è. Il Vangelo parla chiaro e tocca a noi leggerlo e meditarlo con attenzione, senza deviare né a destra e né a sinistra. Non dimentichiamolo mai: Gesù è Sposo dell’anima, ma è anche Giudice giusto che dona a ciascuno secondo le opere compiute.

La seconda verità che la parabola delle dieci vergini dice è che vigila su se stesso chi tiene lontana la tentazione di pensare che gli altri possono fare tutto per lui.

Anche su questo argomento la nostra attenzione deve essere somma. Infatti, non sono pochi quelli che vorrebbero di fatto vivere come sanguisughe. Costoro dicono, sragionando tra sé: “Gli altri prendano la croce ogni giorno, lavorino alacremente per vincere il male e crescere nelle sante virtù, si consumino giorno e notte per edificare il Regno di Dio, ma io sono diverso, sono più scaltro, io posso fare quello che voglio, posso limitarmi a fare l’essenziale, e magari neanche quello, tanto poi alla fine troverò una soluzione per entrare anche io in Paradiso”.

Questo modo di pensare è contrario alla sapienza del Vangelo. È pura illusione, grande stoltezza. Potremmo dire, che è pura follia.

Infatti l’olio non può essere ceduto, perché le opere della fede e i meriti che ne derivano sono personali e tali rimangono. Ci si aiuta vicendevolmente per vivere secondo il Vangelo, questo si può fare ed è giusto che si faccia; ma poi ognuno deve scegliere personalmente cosa fare: se seguire lo Spirito Santo o seguire la legge della carne, se essere luce o essere tenebra.

Facciamo tesoro dunque di quanto la parabola delle dieci vergini ci insegna! Non viviamo in modo superficiale e distratto! Non lasciamo che la stoltezza divori cuore e mente! Non conviene a noi, prima di tutto, perché noi possiamo anche scherzare con la vita eterna, ma il Signore non scherza. Lui è Sposo e Giudice, ci ama di eterno amore e ci vuole tutti salvi, ma non può salvarci se noi non glielo permettiamo, perché vogliamo fare i furbi e non rispettare le regole della santificazione quotidiana.

La Vergine Maria ci aiuti e ci protegga, interceda per noi e ci custodisca nella vera sapienza, quella che mai tramonta e che ci apre le porte del Paradiso.

 

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