Consapevoli dei doni di grazia ricevuti – II Domenica dopo Natale

Consapevoli dei doni di grazia ricevuti – II Domenica dopo Natale

È sotto gli occhi di tutti che la partecipazione alla Santa Messa domenicale, e ancor di più agli incontri formativi, ha subito negli ultimi anni un importante calo nella quasi totalità delle Parrocchie e delle Diocesi.

La Domenica non è vissuta come il Giorno del Signore e di fatto si vive come se non si avesse un’anima da salvare e il Regno di Dio da costruire. C’è da chiedersi dunque perché ciò accade, come mai non si sente il desiderio e la necessità di incontrare Cristo Gesù e quanti in lui sono fratelli e sorelle nella fede.

Le risposte possono essere tante e spesso dipendono dai singoli contesti socio-culturali, ma anche ecclesiali, in cui si vive, ma vi è una risposta assai interessante che deriva da quanto San Paolo dice ai suoi interlocutori al termine dell’Inno della lettera agli Efesini:

«Perciò anch’io, avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell’amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi» (Ef 1,15-19).

L’Apostolo delle genti chiede nella preghiera, per i suoi amici e discepoli, uno spirito di sapienza e di rivelazione capace di illuminare le menti e i cuori affinché ciascuno prenda coscienza dei doni di grazia ricevuti e della propria vocazione alla santità, in vista della partecipazione piena alla gioia del Paradiso, che è ciò che conta veramente.

Ecco la risposta di cui sopra: non si partecipa alla Santa Messa e alla vita della Chiesa, non si vive autenticamente da cristiani, perché non si è consapevoli dei doni ricevuti e di cosa il Signore può fare a quanti credono in lui. Si è come storditi, distratti, ciechi. Si è ignari dei tesori di grazia riposti nel cuore di Gesù e il cui valore è inestimabile. E così si preferisce la paglia all’oro, il fango del peccato ad una vita santa, le tenebre alla luce (cf. Gv 3,19).

Pensiamo, ad esempio, ai Sacramenti e a come cambia radicalmente la vita di chi li riceve.

Il Battesimo, che ci fa figli di Dio, partecipi della natura divina. Che libera dal peccato originale. Che ci fa membra di Cristo e della Chiesa. Che apre dinanzi a noi gli orizzonti nuovi di un’esistenza redenta.

La Cresima, con cui riceviamo la pienezza dello Spirito Santo con i suoi sette doni affinché non siamo più canne sbattute dal vento della falsità, ma cristiani forti e capaci di rendere testimonianza a Cristo, “Via, Verità e Vita”.

La Confessione, che ci perdona il peccato e ci dona un cuore nuovo. E questo nessun ritrovato della scienza di ieri, di oggi e di domani lo può fare.

Il Matrimonio, che fa degli sposi “una sola carne, un unico mistero di amore, un unico soffio vitale” affinché nella donazione di amore, reciproca e totale, realizzino il mistero mirabile di unità tra un uomo e una donna, ad immagine di quanto è accaduto ed accade tra Cristo e la sua Chiesa (cf. Ef 5,32)

Il Sacerdozio, che fa del chiamato un uomo conforme a Cristo Capo e Pastore, Mediatore del Padre, Guida e Maestro, Santificatore del popolo e Vittima di espiazione per i peccati del mondo.

L’Unzione dei malati, che dona la forza per vivere ogni sofferenza alla maniera del Crocifisso per contribuire alla Redenzione dell’umanità intera.

E cosa dire dell’Eucarestia, che non è un pezzo di pane né un sorso di vino, bensì il Figlio dell’Altissimo, nato a Betlemme, morto e risorto, asceso al Cielo, nostro Creatore e Redentore!

Tutti questi sono doni stupendi, eppure solo una piccola parte di quel tesoro dal valore inestimabile che ci è donato in Cristo, se crediamo in Lui.

Se il cristiano fosse davvero consapevole del mistero che ci è stato rivelato e donato, e che celebriamo nella Liturgia, mai starebbe lontano dal suo Signore. Non dormirebbe la notte e sarebbe disposto ad ogni sacrificio pur di potersi inabissare nel Cuore dello Sposo celeste.

Ritengo che se vogliamo riempire le Chiese – non per fare numero, ma per amore verso l’umanità – dobbiamo tutti lavorare di più e meglio per evangelizzare i vicini e i lontani. Dobbiamo cioè adoperarci affinché nasca e cresca la consapevolezza in tutti e ciascuno che veramente grande è la nostra vocazione e davvero straordinari sono i doni di grazia che abbiamo ricevuto e che possiamo ricevere.

Preghiamo molto a tal fine, con le stesse parole dell’Apostolo Paolo, per noi stessi e per gli altri, per ogni cristiano e per tutta la Chiesa. Non ci stanchiamo di alzare gli occhi al Cielo e non smettiamo di far risuonare in ogni cuore la Parola di vita che Gesù ha messo nelle nostre mani e affidato alla nostra responsabilità. Usiamo la nostra intelligenza e la nostra creatività per raggiungere gli estremi confini della terra. Mettiamo tutto il nostro amore e realizziamo in pienezza la volontà che Dio ha su di noi.

I frutti verranno, se faremo tutto con la sapienza che discende dall’Alto. Siamone certi e procediamo sicuri sulla via della nostra santificazione, che è la condizione necessaria per essere evangelizzatori efficaci e testimoni autentici della Verità che salva.

La Vergine Maria, che ha dato al mondo l’Autore della vita, interceda per noi oggi e sempre.

 

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