Nella Prima Lettera ai Corinzi, San Paolo paragona la Chiesa al corpo umano (cf. 1 Cor 12). Il corpo è uno, ma è fatto di molte membra, ognuna delle quali possiede una sua specificità. Tali membra sono i battezzati, figli di Dio e fratelli in Cristo.
Questa prospettiva è molto interessante e ci offre diversi spunti di riflessione, in particolare nella Solennità della Pentecoste che è giusto vivere in una dimensione ecclesiale, comunionale e sinergica.
Il corpo è uno. Ciò significa che non esistono chiese diverse, separate tra loro, autonome. Esiste l’unica Chiesa di Cristo – che è una, santa, cattolica e apostolica – “a partire dalle Chiese particolari e che sussiste in ciascuna di esse” (cf. LG 23). Le Chiese particolari sono prima di tutto le Diocesi (cf. Can. 368), che hanno come loro nuclei essenziali le Parrocchie.
Celebrare con fede autentica la Solennità della Pentecoste, significa perciò acquisire una mentalità nuova che custodisce e alimenta l’unità tra i singoli battezzati, anziché minarla alle fondamenta con atteggiamenti di chiusura, pregiudizi, gelosie, invidie, vanagloria e lotte fratricide. Significa sentirsi e vedersi gli uni vita degli altri, membra dello stesso corpo mistico che ha come suo Capo, Redentore e Maestro Gesù Signore.
In Parrocchia – e di riflesso in Diocesi – ognuno è chiamato a fare la sua parte perché si lavori giorno dopo giorno in sinergia, per l’edificazione del Regno di Dio e mai per la propria gloria o per la gloria del proprio entourage. Sostenendosi a vicenda, si cammina per crescere nell’unica fede, che è la fede della Chiesa Cattolica che si tramanda sin dalla notte dei tempi, di generazione in generazione. In questo cammino non ci si sente mai arrivati. Cristo Gesù è sempre oltre. Il suo cuore va sempre meglio scandagliato nelle sue profondità ricche di sapienza celeste. La sua santità va sempre contemplata e istante per istante perseguita con un impegno crescente.
Il corpo è uno e dunque non siamo estranei o nemici: «se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui» (1 Cor 12,26). Ecco perché è necessaria una vera e propria conversione. Parlare male degli altri, è parlare male della Chiesa. Scagliarsi contro i peccatori e amplificare il male da loro commesso, facendolo rimbalzare su ogni canale di informazione, spesso con odio e curiosità morbosa, è ferire l’unità della Chiesa e nella Chiesa. Fomentare gelosie e invidie, per ostacolare quanti annunciano il Vangelo con competenza e sapienza di Spirito Santo, è commettere un abominio agli occhi del Signore.
Al contrario sentirsi responsabili gli uni degli altri e fare tutto ciò che è in proprio potere per la conversione e la santificazione di tutti, è ciò che ci rende graditi a Nostro Signore e strumenti del suo amore.
Il corpo è fatto di molte membra. Non siamo tutti uguali e questo per volontà di Dio. È Lui che ci ha pensati sin dall’eternità con caratteristiche e carismi differenti. Ci ha donato doni particolari, ma ha anche posto limiti oltre i quali non possiamo andare. Lui solo sa perché. A ciascuno di noi è chiesta l’umiltà di accogliere il suo volere e di realizzare il progetto che Lui ha su ciascuno di noi. Senza scriverci un progetto diverso in modo autonomo oppure pretendere di realizzare ciò che Lui non ha pensato per noi.
Ancora una volta San Paolo viene in nostro aiuto e ci fa comprendere il significato di questa prospettiva così importante per tutta la Chiesa: «Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune» (1 Cor 12,4-7).
Ognuno di noi possiede una ricchezza unica e irripetibile che viene dall’Alto. Questa ricchezza dobbiamo scoprire e sviluppare in pienezza, perché tutta la Chiesa – e anche l’umanità intera – ne ha bisogno.
Soggetti al discernimento dei Pastori, costituiti tali da Dio, siamo invitati a vederci con gli occhi dello Spirito Santo per conoscerci secondo verità e per agire nella Chiesa secondo la nostra particolare vocazione, “crescendo in sapienza, età e grazia”, fortificati nella carità e rivestiti di ogni virtù.
I carismi e i ministeri sono vie particolari e personali attraverso cui ciascuno si realizza come uomo e come cristiano. Essi però non sono stabiliti dall’uomo, ma vengono da Colui che è Santo e Onnisciente e a cui tutti dobbiamo sottometterci con umiltà. In tal senso l’Apostolo parla di quella «particolare manifestazione dello Spirito che ci è stata data».
Il fine però di tutto è uno solo: «il bene comune» (1 Cor 12,7), cioè il bene di tutto il corpo che è la Chiesa. Non il nostro bene egoistico, il nostro tornaconto personale, ma il bene di tutti e di ciascuno, dei vicini e dei lontani, di quanti già credono in Cristo e camminano verso la piena santità e di coloro che sono lontani, smarriti, increduli.
Recuperare la dimensione ecclesiale, comunionale e sinergica del nostro essere cristiani, figli di Dio e fratelli e sorelle in Cristo, è quanto mai urgente. Se siamo divisi, non possiamo celebrare la Pentecoste. Siamo figli della Torre di Babele, ma non abitazione della Santissima Trinità e manifestazione della stupenda armonia della verità che la caratterizza.
La Vergine Maria ci aiuti e interceda per noi. Ci soccorra quando tendiamo all’isolamento, all’autosufficienza, all’autoreferenzialità. In poche parole quando tendiamo a far prevalere il peccato in noi e fuori di noi, perché ogni peccato divide, la grazia invece unifica e santifica in Cristo nostro Capo e nostro Redentore.
Lo Spirito Santo scenda su di noi e operi in noi e attraverso di noi le sue meraviglie.
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