«Voi valete più di molti passeri! Non abbiate paura!» (cf. Mt 10,26-33). Questa espressione usata da Gesù nel Vangelo dice l’altissima dignità della persona umana, che in verità, oggi più che mai, va recuperata e affermata in tutti i modi possibili.
L’uomo non è un volatile, una pianta o un animale evoluto. È creato «ad immagine e somiglianza di Dio» (cf. Gn 1,26-27). È la più bella tra tutte le creature e con il Battesimo diventa partecipe della natura divina, tralcio vivo innestato nella vera Vite che è Cristo, figlio di Dio in Lui.
Non a caso il Santo Padre, Leone XIV, ha dedicato al tema della dignità umana l’Enciclica “Magnifica humanitas” uscita il 15 maggio 2026, che vale la pena leggere e meditare, poiché dona preziosi spunti di riflessione a quanti sono di buona volontà e di coscienza onesta, in un clima culturale avvolto da fitte tenebre.
Viviamo oggi tempi difficili e delicati, in cui la dignità umana è offesa e di fatto negata, in nome di teorie e filosofie di vita false e ingannevoli che non colgono il mistero di Dio e dell’uomo. La nostra società è spesso chiusa nell’immanentismo più bieco. Avendo messo da parte il Vangelo, ha smarrito il senso autentico e il fine dell’esistenza umana. Vede l’uomo come un semplice animale evoluto o addirittura un ammasso di cellule con cui si può giocare a proprio piacimento. Lo vede fatto solo di terra e senza alcun respiro di eternità. Lo considera corpo e psiche, ma non prende in considerazione la sua anima immortale che Dio crea dal nulla al momento del concepimento.
Le conseguenze sono devastanti in tutti i settori: l’educazione, la politica, l’economia, la scienza, i rapporti interpersonali, la società in genere. Basterebbe recuperare la centralità dell’uomo e della donna nella creazione e si inizierebbe a pensare in modo nuovo in ogni campo del sapere. Si eviterebbero certi discorsi che sono lesivi per le presenti e le future generazioni, poiché inoculano nelle menti e nei cuori di piccoli e grandi il veleno della falsità esistenziale che sempre il serpente antico produce con spietata crudeltà.
Quando ci si separa da Dio e si vive lontani dalla Casa del suo Cuore, si diventa come quell’uomo della parabola che considerava un maiale più importante e prezioso del figliol prodigo (cf. Lc 15,11-32). Il maiale poteva mangiare le carrube, il giovane mandriano poteva anche morire di fame, perché nessuna dignità gli era riconosciuta e la sua vita valeva poco o nulla. Era un uomo da asservire all’economia di mercato, ai propri interessi, al proprio tornaconto personale.
Ci si allontana da Dio e subito si vede l’altro come qualcuno da usare e non più da custodire e da amare. Lo si vede nella sua potenziale efficienza e non nella sua grandezza ontologica che va oltre ogni previsione di mercato. Lo si considera come un oggetto da manipolare e non come una persona umana da servire.
Se annuncia il Vangelo e invita la conversione, lo si vede come un nemico da annientare e non come un dono della misericordia di Dio che vuole la salvezza di tutti e li corregge affinché si ravvedano prima che sia troppo tardi. Se è un peccatore che ha sbagliato chissà per quale motivo, ci si rapporta con lui come il figlio maggiore si rapportava con il figlio minore: non lo si riconosce più come fratello e con spietata crudeltà si vuole la sua rovina.
Atteggiamenti del genere nascono da un cuore che non è immerso nel Cuore di Gesù ed è perciò indurito, cieco, presuntuoso e superbo. La negazione della dignità umana è mancanza di fede, prima che fatto culturale o psicologico.
Per tale motivo è necessario far risuonare il Vangelo fino agli estremi confini della terra, illuminare con la sua sapienza le menti e insegnare a chiunque a vedere ogni cosa – e prima di tutto l’uomo – con gli occhi di Gesù Maestro.
Egli ci vede sempre, nonostante tutto, come persone amate dal Padre celeste e per cui donare la vita fino alla morte e alla morte di croce. Come tesoro prezioso da custodire. Come qualcuno che “mi è stato affidato” affinché lo aiuti a raggiungere la perfezione esistenziale, giorno dopo giorno, facendomi carico della sua fragilità, del suo peccato e della sua fame di essere amato, redento e santificato.
Ogni persona umana, sempre e in ogni condizione esistenziale, se fragile o ammalata, se santa o peccatrice, merita l’attenzione e la cura di tutti, perché è nella persona umana che Dio si rispecchia ed è di lei che vuole farne un figlio di Dio, uno strumento della sua grazia, un’opera meravigliosa del suo amore.
Ci aiuti la Vergine Maria, nostra Madre e Regina, ad aprire gli occhi e a saper vedere noi stessi in Dio e nel mistero che ci avvolge. Ella interceda per ciascuno e ci ottenga la grazia di essere, ogni giorno di più, vita e salvezza gli uni degli altri.
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