Nulla possiamo senza il tuo aiuto – XI Domenica Ord (A)

Nulla possiamo senza il tuo aiuto – XI Domenica Ord (A)

Sono tanti gli spunti di riflessione da fare nostri alla luce della preghiera di Colletta di questa XI Domenica del Tempo Ordinario.

Essa così recita: “O Dio, fortezza di chi spera in te, ascolta benigno le nostre invocazioni, e poiché nella nostra debolezza nulla possiamo senza il tuo aiuto, soccorrici sempre con la tua grazia, perché fedeli ai tuoi comandamenti possiamo piacerti nelle intenzioni e nelle opere. Per il nostro Signore…”.

Punto di partenza è una consapevolezza che mai deve mancare al cristiano: siamo deboli e fragili, abitiamo una natura limitata e per di più ferita dal peccato. La concupiscenza degli occhi e della carne tendono a farci schiavi. I condizionamenti interni ed esterni ci opprimono. Il deserto da attraversare è infuocato, e per di più non mancano i serpenti e gli scorpioni velenosi che attentano alla nostra vita e all’integrità della nostra fede. E che dire dei nostri molti difetti? Della nostra testardaggine che spesso diventa caparbietà? Della difficoltà a mettere da parte noi stessi per far trionfare lo Spirito Santo in noi?

Da questa consapevolezza nasce una constatazione: nulla possiamo, se il Signore non viene in nostro aiuto, se Gesù non viene a salvarci per evitare che affondiamo nel mare della storia, se la grazia di Dio non sana, fortifica e santifica la nostra natura. È proprio vero quello che il divin Maestro ha detto nel Cenacolo ai suoi Apostoli: «rimanete in me e io in voi, perché senza di me non potete fare nulla; come il tralcio che si stacca dalla vite, si secca e viene poi gettato nel fuoco, così siete voi se non rimanete in me» (cf. Gv 15,4-5)

L’umiltà, che ci fa prendere coscienza della nostra reale condizione, non si apre tuttavia allo sconforto e alla depressione. Ci spinge ad alzare gli occhi al Cielo, ad avere fiducia in Colui che ci ama di eterno amore e a dirgli: “Signore, abbi pietà di me…abbi pietà di noi…abbi pietà della tua Chiesa, che hai partorito dall’alto della Croce e che purtroppo spesso non è quella che tu vorresti che fosse”.

Ecco la preghiera, che risulta importante e necessaria a tutti e a ciascuno. Ai Sacerdoti e ai laici. Ai sani e ai malati. Ai giovani e agli anziani. Non una preghiera distratta e superficiale, ma una preghiera fiduciosa e intensa, fondata sull’amore di Dio e sulla sua fedeltà alle sue promesse: «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto» (Mt 7,7-8).

Passare attraverso la via della preghiera ci salva dalla tentazione di bastare a noi stessi, ma anche dallo scoraggiamento e dal disfattismo, dallo sconforto e dal pericolo di giustificarci per rimanere quelli che siamo, anziché crescere in santità giorno dopo giorno. 

Se è vero che siamo fragili, è vero anche che “Dio è la fortezza di chi spera in lui, di chi crede con tutte le sue forze nell’onnipotenza divina che può convertire i cuori più induriti, consolare e sostenere coloro che sono inchiodati sulla croce, illuminare le menti e indicare la via della Vita, trasformare l’esistenza umana del credente in esistenza cristica, renderci capaci di vivere alla maniera di Gesù, Maestro e Signore.

Dalla fede, dunque, bisogna partire, ravvivandola in se stessi e insegnando agli altri a fare lo stesso, con le parole e con l’esempio, attraverso un’opera di evangelizzazione che mai si arresta e che sempre trova nuove vie perché la Parola di Dio entri in ogni cuore e regni in esso. 

E quando parliamo di fede, non possiamo non fare riferimento alla grazia di Dio che si riceve in maniera eminente nei Sacramenti. Essa ci sostiene, ci guarisce e ci purifica, ravviva in noi i doni ricevuti dall’Alto, ci fa nuove creature. Questa grazia, con la Chiesa, siamo chiamati a chiedere ogni giorno al Dio onnipotente e santo, che sempre ci cerca nel suo grande amore. 

Egli “benigno ascolta le nostre invocazioni” e non disdegna di venire in nostro soccorso. Dunque, non dobbiamo temere. Piuttosto presentiamogli le nostre ansie e le nostre speranze, la nostra pochezza e le nostre infermità spirituali e materiali, il nostro cuore ancora troppo indurito e incapace di amarlo come si dovrebbe. 

Tutto al Signore si chiede, attendendo che Lui venga a visitarci, secondo tempi e modalità che appartengono alla sua sapienza eterna. 

Non sconfortiamoci dunque! E non separiamoci mai da Lui, che è il nostro Tutto, la nostra Vita e la nostra Pace.

Una cosa però, insieme alla Chiesa, chiediamogli sempre: “di essere fedeli ai suoi comandamenti, per piacergli nelle intenzioni e nelle opere. Nella sua volontà infatti è la nostra piena realizzazione esistenziale, la nostra gioia perfetta, la nostra salvezza eterna. Il cammino è difficile e le tentazioni sono tante. Ma con l’aiuto che viene dall’Alto possiamo senza alcun dubbio portare a compimento ogni suo desiderio, che è orientato solo al nostro più grande bene. 

Saremo così graditi a Lui non solo nelle opere, ma prima ancora nelle intenzioni, nei proponimenti più reconditi. E lì, nel nostro cuore, Lui prenderà dimora e abiterà per sempre, facendoci sperimentare la sua presenza amorevole e rassicurante. 

La Vergine Maria ci aiuti e ci prenda per mano, ci custodisca nell’umiltà e ci renda graditi al suo Figlio Gesù.

 

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