Tendete alla perfezione – S.S. Trinità (A)

Tendete alla perfezione – S.S. Trinità (A)

Il cristiano che crede nell’Unigenito Figlio di Dio (cf. Gv 3,16-18) non si accontenta di una vita spirituale smorta, sbiadita, fatta di molte imperfezioni e immersa nel fango del peccato.

Si impegna invece, ogni giorno, a superare se stesso, ad emendare la sua condotta e a sconfiggere il male che vorrebbe impedirgli di raggiungere le vette altissime della santità. Per tale motivo imbraccia le armi della luce (cf. Ef 6,10-20) e combatte la buona battaglia per custodire la fede, ravvivare la speranza e rafforzarsi nella carità.

Costui, in fondo, accogliendo l’invito rivolto ai Corinzi da San Paolo Apostolo, «tende alla perfezione» (2 Cor 13,11) e crede con tutto se stesso che è possibile raggiungerla. Non parte già sconfitto. Non è un disfattista. È certo che si può colpire al centro il bersaglio e farlo per tutti i giorni della propria vita.

Ma cos’è in verità la perfezione cristiana? Essa è conformazione sempre più piena all’Uomo Nuovo, Gesù, Prototipo dell’umanità redenta e vivificata dallo Spirito Santo. È cammino costante verso di Lui, Autore e perfezionatore della fede (cf. Eb 12,2). È corsa appassionata per raggiungerlo nella sua obbedienza al Padre celeste, fino alla morte e alla morte di croce (cf. Fil 2,1-11).

Un tale cammino di perfezione inizia il giorno del Battesimo, quando si diventa partecipi della natura divina. Continua con la conoscenza di ogni pagina della Sacra Scrittura, perché è lì che si conosce Gesù, si ascolta la sua voce, si imparano i segreti del suo cuore. Procede poi con una vita intessuta di preghiera intensa, che aiuta a trasformare ogni Parola del divin Maestro in vita vissuta. Si consolida giorno dopo giorno nella grazia sacramentale, soprattutto nell’Eucaristia. Giunge lentamente ad una vita simbiotica con il Figlio dell’Altissimo, tanto da divenire con lui un unico mistero di amore, donazione e offerta per la salvezza di tutti.

La perfezione in Cristo è la vocazione di ogni battezzato e bisogna che ognuno di noi se ne convinca nel profondo del cuore. Altrimenti si lascia spazio alla pigrizia spirituale e si finisce per cadere in quella abitudinarietà nefasta che rovina ogni cosa. La Santa Messa diventa un momento episodico o si vive in maniera distratta. La preghiera viene relegata nel “se ho tempo bene, se no, pazienza…”. La Confessione…basta una volta all’anno…La Parola di Dio è considerata una storiella di altri tempi. La Chiesa e la Parrocchia sono due entità lontane anni luce dal proprio universo esistenziale.

Il cristiano mai deve smettere di tendere alla perfezione, mai deve cioè sentirsi arrivato, sazio, già salvo. Piuttosto ha bisogno di rinnovarsi costantemente nello Spirito Santo, con un entusiasmo sempre nuovo e con la gioia di chi sa che è possibile estirpare il peccato dal proprio cuore.

Particolare impegno va profuso nell’esercizio delle sante virtù: la fede, per non avere altro fondamento su cui credere se non la Parola di Dio; la speranza, per desiderare ogni giorno di più il Paradiso e sotterrare i desideri cattivi; la carità, per consumarsi nel dono di sé a Dio e ai fratelli nel Suo nome. E poi le virtù cardinali – prudenza, fortezza, giustizia e temperanza – e tutte le altre che sono piccoli tasselli di quella umanità nuova sempre da realizzare.

È facile camminare in tale direzione? È facile combattere ogni giorno con la propria fragilità e superare le piccole e grandi tentazioni che ci assalgono? Certamente no. Si tratta di una lotta intensa che spesso ci fa sudare sangue. Gesù è passato attraverso il Getsemani e anche noi non possiamo fare diversamente.

Tuttavia il cammino di perfezione è possibile. Non per i nostri meriti, le nostre strategie esistenziali, i ritrovati della moderna psicologia, né per la nostra bravura, intelligenza o astuzia. Tutto è possibile per colui che crede in Cristo Gesù e nella sua grazia, per colui che crede nell’azione efficace – seppure misteriosa – dello Spirito Santo. Tutto è possibile per colui che non si dà per vinto e si inabissa, con il cuore e con la mente, nel mistero della Santissima Trinità.

Non per comprenderlo, perché questo non ci è dato. Ma per conoscerlo per via esperienziale, mentre si entra in relazione con “il Padre che ha mandato nel mondo il suo Figlio, Parola di verità, e lo Spirito santificatore per rivelare agli uomini il mistero della sua vita” (Colletta della Solennità della Santissima Trinità).

E in tutto questo un’altra cosa San Paolo consiglia di fare con sapienza di Spirito Santo: «farsi coraggio a vicenda» (2 Cor 13,11), essere gli uni il sostegno degli altri, avere sempre una parola che infonde forza e speranza, non lasciare spazio alla solitudine che è tanto pericolosa e deleteria.

Ecco perché è necessario camminare insieme, come fratelli e sorelle in Cristo, uniti in Lui e riuniti attorno allo stesso altare, con la serena fiducia che la comunione ecclesiale – che si esprime poi in tutte le dimensioni della vita sociale, prima tra tutte in famiglia – non è un’utopia, se ci si lascia guidare e plasmare ogni giorno dallo Spirito Santo.

La Parrocchia, perciò, bisogna costruire insieme, con pazienza e dedizione, con grande fede e tanto amore, perché la Parrocchia è il luogo in cui si consolidano le relazioni in Cristo che ci fanno forti e sereni mentre edifichiamo il suo Regno in terra.

La Vergine Maria, nostra Madre e Regina, ci assista, ci prenda per mano e interceda per noi. A Lei, che è “quarta in Trinitate”, chiediamo la grazia di divenire parte viva di quel mistero di Amore sconfinato che è Dio stesso e a cui tutti siamo chiamati per creazione e per Redenzione.

 

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