Fate discepoli tutti i popoli – Ascensione (A)

Fate discepoli tutti i popoli – Ascensione (A)

Prima di ascendere al Cielo, Gesù comanda che si facciano suoi discepoli tutti i popoli (cf. Mt 28,16-20). 

Tutti significa ogni uomo che vive sotto il cielo, senza distinzione di lingua, razza o tribù. Persino coloro che si professano atei o appartengono ad altre religioni devono essere destinatari dell’annuncio del Vangelo. A tutti va fatta la proposta di diventare corpo di Cristo nella Chiesa Cattolica, tralci vivi innestati in Cristo vera Vite (cf. Gv 15,1-17), con il Sacramento del Battesimo e la fede nella sua Parola, che è Parola di vita eterna.

Questo non per fare proselitismo, ma piuttosto per offrire a tutti la salvezza piena che è solo in Cristo, unico Redentore dell’uomo. Non solo del cristiano, ma dell’uomo. 

Il proselitismo inganna, diventa spesso plagio, si serve di tecniche persuasive che non sono al servizio della persona umana e non la aiutano a sviluppare in pienezza le sue potenzialità di bene, scritte nel suo essere per creazione. Ha un fine opportunistico, se non addirittura malvagio. Il fare discepoli di Cristo, invece, è il dono più grande che si possa fare ad un uomo, perché è condurlo alla perfezione esistenziale, fonte di felicità vera nel tempo e nell’eternità.

È bene che sia chiaro che la Chiesa non impone niente a nessuno. Non ha potere coercitivo. È Madre e Maestra, che con amorevole cura si prende a cuore la salvezza di tutti e vuole che nessuno si perda. Questo sia ad intra che ad extra. Perciò annuncia il Vangelo e invita esplicitamente alla conversione, perché la Parola di Gesù è insindacabile: «se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo» (cf. Lc 13,1-5). Nasciamo tutti, infatti, sotto il segno del peccato e siamo bisognosi di misericordia e di redenzione. Gesù però ci è venuto incontro. Per noi si è fatto “Agnello innocente che toglie il peccato del mondo” e si è lasciato crocifiggere per amore nostro. Ha lasciato la Chiesa Cattolica affinché continui la Sua opera fino alla fine dei tempi. 

Il cristiano che vive in modo autentico la sua fede e ha compreso l’urgenza della missione non se ne sta con le mani in mano. Si impegna per fare discepoli di Cristo tutti i popoli. Con entusiasmo e grande fede. Con coraggio e determinazione. Con la certezza del cuore che la sua opera evangelizzatrice è necessaria per la salvezza di molti. 

La Parola di Dio non si dona da se stessa. Ha bisogno di qualcuno che la viva e la proclami nel mondo. Allo stesso modo lo Spirito Santo non si dona da se stesso. Ha bisogno di chi lo effonda nei cuori come ha fatto la Vergine Maria nella casa di Elisabetta. Pensare che Dio faccia tutto da se stesso e salvi in modo misterioso ogni uomo a prescindere dall’opera missionaria della Chiesa è grande errore teologico e soteriologico.

Esempio fulgido, e al tempo stesso immagine della Chiesa missionaria, è San Paolo, uomo che per terra e per mare ha annunciato il Vangelo e ha fatto discepoli al Signore Gesù.

Scelto da Dio come suo strumento eletto (cf. At 9,1-19), l’Apostolo delle genti ha offerto a tutti la salvezza in Cristo. Con parola chiara e tagliente ha invitato tutti alla conversione. Ha fatto risuonare nel loro cuore la Parola che salva e messo chiunque dinanzi alla sua responsabilità di accettare Cristo o di rifiutarlo, di diventare suo corpo mistico con il Battesimo oppure di preferire le tenebre alla luce.

Lo zelo missionario che ha animato San Paolo dovrebbe animare ogni cristiano. Non si può stare a guardare mentre il mondo va alla deriva, mentre le tenebre diventano sempre più fitte e molti si perdono perché ingannati dal serpente antico e dai suoi alleati. Non si può stare a guardare, vinti dalla pigrizia, dal timore dell’uomo iniquo o peggio dal pensiero che Dio fa tutto da solo e quindi la missione evangelizzatrice non serve a nulla. Assumere mentalità del genere significa rendere vana la croce di Cristo, non vivere secondo verità né la Solennità dell’Ascensione né qualsiasi altro momento liturgico. È compito di ciascun cristiano – ognuno secondo la propria responsabilità – fare discepoli di Gesù tutti i popoli.

Non imponendo niente a nessuno né vendendo fumo negli occhi, ma offrendo il Tesoro prezioso dal valore inestimabile, il meglio del meglio che l’uomo e la donna possono desiderare, invitando tutti a lasciare conquistare dall’amore di Dio, che salva, redime, guarisce, rende liberi.

La Vergine Maria, Stella dell’Evangelizzazione, aiuti ciascuno di noi: ministri ordinati e religiosi, laici e consacrati, giovani e vecchi, catechisti e operatori pastorali affinché nessuno venga privato del Dono dei doni che solo dona senso alla nostra vita e ci apre le porte del Paradiso.

 

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