Ogni pecorella ha bisogno del pastore. Da sola è preda di bestie selvatiche, ladri e briganti. Non ha vita lunga e presto fa una brutta fine.
Essa infatti possiede una natura che la rende vulnerabile. Non può difendersi da sola né riesce a procurarsi il cibo necessario per vivere. Così è stata creata da Dio e così è rimasta nell’arco dei secoli e dei millenni. O ha accanto a sé un pastore che si prende cura di lei oppure non ha futuro.
Questo dato esperienziale, che tutti possiamo ancora oggi vedere con i nostri occhi, è quanto mai utile per comprendere la nostra condizione umana. Anche noi – nessuno escluso – abbiamo bisogno di Gesù, il buon Pastore, e questo per ragioni di natura creata, in virtù del nostro statuto ontologico. Anche noi siamo fragili, vulnerabili, incapaci di vivere da noi stessi, senza legame con Dio che è e rimane per sempre la Fonte della vita, il nostro Custode, il nostro Creatore e Redentore.
Vedersi come pecorelle è grande saggezza. È riconoscere la propria verità. È essere umili e mettersi nelle condizioni per realizzare se stessi in pienezza, nel tempo e nell’eternità. Chi si vede come pecorella e non come tigre o leone, non offende se stesso, ma dà gloria a Dio ed esalta la Sua sapienza eterna, che ci ha pensati così come siamo per indurci a rimanere sempre innestati in lui affinché da lui «abbiamo vita e l’abbiamo in abbondanza» (cf. Gv 10,10). Soprattutto si apre all’azione della grazia di Dio e riesce pian piano a sviluppare le meravigliose potenzialità di bene che sono scritte nelle fibre del nostro essere.
Vedersi come pecorelle significa comprendere che ascoltare Gesù, buon Pastore, fidarsi di lui e obbedire alla sua voce è costruire il proprio presente e il proprio futuro nel miglior modo possibile. Sia il futuro nel tempo che quello nell’eternità.
Chi è infatti Gesù? Cosa ha fatto per noi e cosa può fare per noi ancora oggi? Quali sono i sentimenti che lo muovono e qual è il fine a cui anela nel suo agire nei nostri confronti? In che senso è il buon Pastore di cui tutti abbiamo bisogno?
Il Salmo 23(22) – tanto famoso, ma al quale troppo spesso si pensa soltanto in occasione dei funerali – ci dona preziose indicazioni per rispondere a queste domande tanto importanti per la nostra vita.
Anzitutto va detto che Gesù non ha verso di noi secondi fini. Ci ama e desidera per noi il sommo bene. Non si approfitta mai di nessuno, anzi per ciascuno di noi ha versato il suo Sangue prezioso dall’alto della Croce. Gesù vuole solo e soltanto la nostra felicità, la nostra gioia, la nostra perfetta realizzazione esistenziale. Ci vuole tutti – un giorno – in Paradiso e per questo si è fatto bambino fragile, è cresciuto per 33 anni a costo di grandi sacrifici ed è morto crocifisso, dopo essere stato sputato, deriso e insultato da gente iniqua.
Gesù è il buon Pastore che ama tutti e vuole la salvezza di tutti. Non fa preferenze di persone e a ciascuno dona tutto se stesso, senza riserve. Basterebbe pensare all’Eucaristia, Cibo di vita eterna e Bevanda di salvezza. Ancora oggi, Lui, l’Innocente e il Misericordioso, si offre sull’altare di ogni Chiesa e ci invita ad amarlo, a lasciarci trasformare a sua immagine per diventare sempre più nuove creature.
È Lui che «ci fa riposare su pascoli erbosi e ci conduce ad acque tranquille. Rinfranca la nostra anima e ci guida per il giusto cammino a motivo del suo nome» (cf. Sal 23,2-3). Ciò significa che per noi Gesù sceglie il meglio, il nutrimento più saporito e abbondante. È capace di rinfrancare la nostra anima che il mondo invece attacca come la peste e lentamente distrugge e uccide. Conosce bene la via giusta per noi e ce la indica, con “mano potente e braccio teso” ci guida sulla via della pace.
Gesù è la nostra sicurezza, Colui che dona stabilità alla nostra vita anche nelle prove più difficili da superare. Con Lui al nostro fianco e nel nostro cuore «non temiamo alcun male, anche se dobbiamo attraversare una valle oscura» (cf. Sal 23,4), un deserto infuocato pieno di insidie e di pericoli. Il buon Pastore sa come custodire la nostra anima da ogni male, poiché è l’Onnipotente e nessuno può sconfiggerlo.
In modo misterioso è capace di «preparare per noi un mensa sotto gli occhi dei nostri nemici, unge il nostro capo con olio di letizia e il nostro calice trabocca» (cf. Sal 23,5). Il principe delle tenebre vorrebbe farci tracollare, trascinare con sé nella disperazione e nella perdizione eterna, ma nulla può contro di noi quando siamo uniti vitalmente a Cristo, nonostante i suoi eserciti siano agguerriti e numerosi.
Cosa dobbiamo fare noi? Scegliere di essere pecorelle di Gesù, cioè scegliere la verità del Vangelo, la grazia dello Spirito Santo, l’obbedienza incondizionata al Padre celeste e al buon Pastore. Se noi faremo tutto ciò, se custodiremo nel cuore la certezza che Gesù ci ama e se ci lasceremo amare da Lui, vivendo di «bontà e fedeltà» (cf. Sal 23,6), obbedendo alla sua volontà e non alla nostra o a quella del mondo, allora «non mancheremo di nulla» (cf. Sal 23,1), assaporeremo la pace del cuore e un giorno la gioia eterna del Paradiso.
Dipende da noi, dal nostro cuore, da chi e da ciò che scegliamo giorno per giorno.
La Vergine Maria ci prenda per mano e intenerisca i nostri cuori affinché diventiamo sul serio pecorelle del suo Figlio Gesù, anime docili che si lasciano condurre da Lui sulla via della Verità e della Vita.
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