Inizia l’Avvento, tempo particolarmente favorevole per prepararci ad accogliere Gesù nel nostro cuore affinché lui vi porti pace, salvezza e ogni altro dono celeste.
È bene non sciupare un’occasione tanto preziosa, nella consapevolezza che il tempo scorre e non torna indietro senza guardare in faccia a nessuno. Cosa fare dunque in questo tempo che ci separa dal Natale?
Di solito l’Avvento è legato alla categoria dell’attesa. E questo è giusto. Tuttavia è necessario distinguere tra l’attesa passiva e l’attesa attiva.
L’attesa passiva, che non è del cristiano, consiste nell’attendere con le braccia conserte il Signore che viene. Starsene cioè senza far nulla, spettatori inermi dinanzi alla storia dell’umanità che non di rado percorre strade di tenebra, gente vinta da una sorta di pigrizia che paralizza mente e cuore o da quella mentalità della delega che è di coloro che colpevolizzano tutti e non si assumono le proprie responsabilità. L’attesa passiva è anche pensare che Dio debba fare tutto e che noi non serviamo a nulla in ordine all’edificazione del suo Regno. E questo è falso, contrario alla Rivelazione e alla retta fede.
L’attesa attiva è invece: «andare con le buone opere incontro al Signore che viene» (cf. Colletta della I Domenica di Avvento).
Ciò significa essere cristiani dalla carità operosa, che vivono il Vangelo in maniera sempre più perfetta e si lasciano condurre dallo Spirito Santo nel compimento del sommo bene per sé e per gli altri.
Attesa attiva significa andare incontro al Signore, cioè cercarlo giorno e notte con il desiderio nel cuore di conoscerlo, amarlo e servirlo. Significa frequentare con assiduità il tempio del Signore, non riuscire a vivere senza poterlo incontrare. Significa prima di tutto salire sul monte per lasciarsi istruire da lui e invitare gli altri a fare lo stesso: «Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri» (Is 2,3).
L’Avvento è tempo di grazia per noi se apriamo le orecchie del nostro cuore e ci poniamo in docile atteggiamento dinanzi al divin Maestro che ha tante cose da dirci, se bramiamo di ricevere da lui il dono della vera Sapienza e «consumiamo il gradino della dimora di ogni persona saggia che sa parlarci di lui» (cf. Sir 6,35-36). Dall’incontro con Gesù – e non dall’incontro con il mondo che stordisce e distrugge il Natale, lo svuota del suo mistero e lo riduce ad evento commerciale –, nasce una vita nuova per noi.
Attesa attiva significa anche andare incontro ai fratelli. E qui è per noi Maestra la Vergine Maria. Ella si recò in fretta dalla cugina Elisabetta, non indugiò un istante, corse per portarle lo Spirito Santo e con e in Lui il lieto annuncio del concepimento, nel suo grembo verginale, del Figlio dell’Altissimo.
Le buone opere dell’Avvento, quelle che veramente contano, si comprendono solo in questa luce. Non si tratta semplicemente di fare una raccolta di viveri o una colletta per aiutare i poveri. Cose comunque lodevoli e degne. Si tratta piuttosto di operare affinché chi abbiamo dinanzi conosca l’evento grandioso della nascita del Redentore e possa entrare in comunione di vita con Lui, per realizzare la propria esistenza e passare dalle tenebre alla luce.
L’Avvento dunque è tempo di attesa attiva che ci chiama tutti a fare la nostra parte perché non accada che Gesù sia lasciato solo, in una fredda capanna, dimenticato da tutti se non addirittura considerato un corpo estraneo e fastidioso nella storia dell’umanità.
Andiamo dunque incontro il Signore che viene, e facciamolo con le buone opere che nascono dalla fede in lui! È questo ciò di cui oggi c’è tanto bisogno, in questa nostra società che ha smarrito il senso autentico del Natale, non conosce il Nato Re dei re e non ha sperimentato la dolcezza del suo amore, perché spesso nessuno lo ha aiutato in tal senso con la sua testimonianza di vita cristiana autentica.
La Vergine Immacolata, che con il suo “sì” ha reso possibile il Natale del Signore, ci accompagni in questo cammino e interceda ogni giorno per noi.
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