Chi vuole seguire Gesù per essere suo discepolo, deve necessariamente avere le idee chiare, altrimenti il mondo lo divorerà come uno squalo divora la sua preda: con la stessa voracità e in breve tempo.
La confusione tra ciò che è bene e ciò che è male, le mezze verità e una conoscenza frammentaria della Parola di Dio, rallentano il cammino e possono anche arrestarlo in maniera definitiva. I dubbi di fede irrisolti e l’inseguire le false dottrine, sol perché vanno di moda, sono acerrimi nemici della santità.
Per tale motivo Gesù portò Pietro, Giacomo e Giovanni sul monte Tabor. Bisognava aiutarli ad uscire dai loro pensieri, inquinati e imperfetti, e farli entrare nei pensieri del Padre celeste, nella vera sapienza del cuore che non si lascia ingannare dalle lusinghe del maligno:
«Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. […] una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”» (Mt 17,1-3.5).
La Trasfigurazione è un’esperienza forte che ha segnato profondamente la vita dei tre Apostoli che più tardi avrebbero guidato la Chiesa nei suoi albori. Un’esperienza che li ha fortemente scossi, li ha posti dinanzi alla necessità di accogliere il mistero di Cristo senza pretendere di comprendere tutto, quanto piuttosto con l’atteggiamento del discepolo che ascolta il Maestro per imparare da lui.
Di acqua sotto i ponti ne sarebbe passata tanta ancora. La fragilità umana, le tentazioni e i condizionamenti provenienti dall’esterno avrebbero indotto Pietro, Giacomo e Giovanni a commettere anche qualche errore. Ma ormai nulla era più come prima. Nel loro cuore si era impressa quella visione straordinaria e quella voce roboante del Padre celeste.
Anche noi, se vogliamo seguire Gesù e imparare da lui “l’obbedienza fino alla morte e alla morte di Croce” (cf. Fil 2,1-11), abbiamo bisogno di salire sul Monte Tabor per passare da una conoscenza per sentito dire di Cristo Gesù ad una conoscenza autentica, che coinvolge cioè tutto il nostro essere e cambia radicalmente i nostri pensieri, il nostro sentire, la nostra vita.
Le vie sono molteplici e ognuno deve conoscere le proprie. Sicuramente però non può mancare la preghiera personale, fatta nel silenzio, dinanzi al Crocifisso che ci chiede di fidarci di lui. È lì che il nostro cuore si incontra con il Cuore di Gesù e possiamo sperimentare la presenza amorevole di lui nella nostra vita. È lì che possiamo ascoltare la sua voce che parla alla nostra coscienza e la purifica da ogni incrostazione di falsità.
Oggi si dedica troppo poco tempo a salire sul monte, a mettersi in silenzio dinanzi a nostro Signore e così si finisce per essere storditi dal baccano del mondo, che dice tante fandonie e promuove la vanità come stile di vita.
Anche la Santa Messa è occasione preziosa per fare esperienza di Cristo. Ma bisogna viverla bene, prepararla con cura, parteciparvi con il desiderio vivo di crescere in Cristo, con Cristo e per Cristo.
Vi è inoltre la Parola di Dio, che sempre deve nutrire mente e cuore. Ecco perché la Catechesi e i molteplici incontri di formazione che la Chiesa propone. Essi non sono un riempitivo, ma la via necessaria per non rischiare di farsi un Dio comodo e confusionario.
In questa seconda Domenica di Quaresima, chiediamoci abbiamo incontrato veramente Gesù e se lui è il nostro unico Maestro. Chiediamoci se lui ha cambiato e cambia radicalmente la nostra vita, oppure siamo ancora immersi nei pensieri del mondo. Chiediamoci quanto tempo dedichiamo alla preghiera personale, silenziosa e solitaria. Chiediamoci come viviamo la Santa Messa e quanto è importante per noi. In che modo ci cibiamo dell’Eucaristia e infine se abbiamo nel cuore il desiderio vivo di conoscere in profondità la Parola di Dio, se partecipiamo con assiduità ed entusiasmo alla Catechesi, se il Vangelo è la roccia su cui fondiamo la nostra vita.
Il Signore ci aiuti e scuota le nostre anime. Porti anche noi laddove possiamo contemplare il suo splendore di luce eterna, per esserne rapiti e così cambiare veramente vita.
Ci prenda per mano la Vergine Maria, nostra Madre e Regina, e ci doni il suo stesso cuore, sempre disponibile ad ascoltare e ad obbedire, senza nulla aggiungere e nulla togliere, al comando del suo Figlio Gesù.
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