Un particolare interessante che emerge dal Vangelo è che Gesù non guarisce il cieco nato direttamente. Fa del fango con la saliva, lo spalma sui suoi occhi e lo manda a lavarsi nella piscina di Siloe.
L’uomo obbedisce e i suoi occhi si aprono: «Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: “Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe” – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva» (Gv 9,6-7).
Perché Gesù ha scelto questa via? Perché, pur potendo, non lo ha guarito all’istante? La ragione è duplice ed è su di essa che è opportuno riflettere in questo contesto.
Anzitutto Gesù chiede al cieco nato l’obbedienza al suo comando. Chiede cioè una fede particolare che si fonda sulla fiducia in Lui e su quanto Egli dice. In verità questa dinamica è presente in molti altri miracoli. Primo tra tutti le nozze di Cana, che è il primo segno che Gesù compie nel Vangelo secondo Giovanni. Anche in quel caso ai servi è chiesta l’obbedienza ad un comando preciso del divin Maestro.
Questo ci insegna che se vogliamo divenire partecipi dei frutti della Redenzione e di ogni altro dono che il Signore vuole farci, anche noi dobbiamo passare sempre attraverso la via dell’obbedienza alla sua Parola. La sua onnipotenza ha bisogno del nostro assenso, consapevole e coraggioso. Ha bisogno di un cuore che si fida di Gesù ed è disposto a fare “qualsiasi cosa lui chieda”.
Il miracolo diventa così un’occasione di grande crescita nel cammino della vita spirituale. La fede infatti viene premiata, si rafforza, si radica in una relazione con Gesù autentica che si apre al fine specifico di ogni intervento di Dio nella storia: la conversione ai suoi pensieri e la sequela di Lui, quale Signore incontrastato della nostra vita a cui consegnarsi incondizionatamente.
La vicenda del cieco nato esplicita questa verità in modo mirabile. Guarito dalla sua cecità, quest’uomo si prostra dinanzi a Gesù, crede in Lui come unico suo Salvatore e lo difende dai suoi delatori che con malvagia arroganza vorrebbero farlo passare come un impostore.
L’obbedienza alla Parola di Dio e alla sua volontà a noi manifestata è dunque necessaria al cristiano. Sempre e comunque.
L’altra ragione per cui Gesù invia il cieco nato alla piscina di Siloe, la si comprende leggendo il tutto in chiave simbolica. La piscina di Siloe può essere intesa come immagine della Chiesa. È essa, infatti, il “sacramento universale di salvezza” (Cf. LG 1; LG 48) attraverso cui la santissima Trinità si dona al credente e lo conduce verso la perfezione della vita cristiana.
La Chiesa, Madre e Maestra, non può essere bypassata o messa tra parentesi. E quando parliamo di Chiesa, parliamo della Chiesa che è una, santa, cattolica e apostolica.
Gesù vuole donarsi a quanti credono in lui, li vuole prendere per mano e nutrire di verità e grazia come buon Pastore. Ma tutto questo non può farlo in pienezza senza Colei che ha costituito sua mediatrice, seppure secondo modalità differenti legate al ruolo di ciascun fedele nell’alveo della struttura ecclesiale e della comunione gerarchica che lo Spirito Santo ha voluto, vuole e vorrà fino alla fine dei tempi.
Per intenderci, chi vuole fare l’esperienza del cieco nato che è stato guarito, rigenerato, liberato dalle tenebre dell’oscurità e inviato nel mondo per rendere testimonianza alla verità, non può camminare da solo. Non può cioè dire: “Cristo sì, Chiesa no” oppure considerarsi un cattolico non praticante, perché non serve ad esempio inserirsi nella vita parrocchiale e partecipare alla Santa Messa, né tantomeno pretendere stoltamente di fare a meno dei Pastori e dei Sacramenti. Una tale mentalità è totalmente fuorviante e non conduce a salvezza, perché la Chiesa è necessaria così come lo è Cristo Gesù, unico Salvatore del mondo.
Ritengo che insegnare e ribadire la dimensione ecclesiale della sequela di Cristo è oggi assai importante, perché con troppa facilità si tende a separarsi dal gregge di Cristo in nome di una concezione solitaria della fede che è assai pericolosa.
Il Signore ci aiuti a non cadere in questa trappola, soprattutto nei momenti in cui, per ragioni misteriose, molti nella Chiesa di Cristo camminano nelle tenebre, come purtroppo accadeva ai Giudei, agli scribi e ai farisei al tempo di Gesù. Perseverare nella retta fede, che è sempre fede ecclesiale, è l’unica via per non smarrirsi. La preghiera aiuta molto, insieme al costante ricordo delle parole di Gesù, che sempre si sono compiute nella storia e sempre si compiranno: «le potenze degli inferi non prevarranno su di essa» (cf. Mt 16,13-20).
La Vergine Maria, Madre della Chiesa, interceda per tutti e per ciascuno. Ci prenda per mano e insieme al suo Figlio Gesù apra i nostri occhi, affinché vediamo ogni cosa con divina chiarezza e sappiamo essere testimoni coraggiosi della verità che salva, laddove viviamo e secondo le nostre particolari responsabilità.
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