Il pianto per l’amico Lazzaro – V Quaresima (A)

Il pianto per l’amico Lazzaro – V Quaresima (A)

Spesso, quando pensiamo alla sofferenza di Gesù, il nostro pensiero va al Calvario e dunque alla Croce, strumento di tortura che ha condotto alla morte il Figlio dell’Altissimo. 

Certamente questo è vero. La Passione per Gesù è stata dolorosissima. Le percosse, la flagellazione, la corona di spine, i chiodi…hanno generato in lui un dolore immenso. 

Ma c’è una sofferenza più sottile, e tuttavia non meno intensa, che Gesù ha vissuto nel corso di tutta la sua vita, sin da quando era piccolissimo. Essa ha avuto molteplici aspetti e nasceva da diversi fattori: l’istinto omicida di Erode, la fuga in Egitto, la durezza dell’esilio, una condizione economica non agiata, l’incredulità di molti, la durezza di cuore anche dei suoi discepoli, la caparbietà di scribi e farisei che non disdegnavano di metterlo alla prova ponendo tranelli di ogni genere sul suo cammino, la gelosia e l’invidia di quanti non lo hanno accolto, la fatica della missione, il tradimento di Giuda, il rinnegamento di Pietro, la morte dell’amico più caro, Lazzaro.

Possiamo e dobbiamo dire che la sofferenza di Gesù è stata perfetta. Nulla ad essa è mancato. Ecco perché veramente Gesù è il Redentore dell’uomo, colui che è «capace di giusta compassione in virtù della sua vera umanità provata in ogni cosa e per tale motivo divenuta perfetta» (cf. Eb 5,2.7-10).

«Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”.  Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: “Dove lo avete posto?”. Gli dissero: “Signore, vieni a vedere!”.  Gesù scoppiò in pianto» (Gv 11,32-35).

Piangere per la perdita di una persona a cui si vuole bene non è peccato. È espressione del cuore affranto che appartiene ad una umanità creata per la vita e non per la morte. È altresì segno del bisogno di amare e di essere amati, che è scritto nelle profondità del nostro essere. 

Le lacrime di Gesù dinanzi al sepolcro di Lazzaro sono per noi di grande insegnamento. Anzitutto perché non dobbiamo sentirci deboli o sbagliati quando vorremmo poter ancora vedere e abbracciare coloro che sono per noi compagni di viaggio e rifugio sicuro nelle tempeste della vita, persone con cui viviamo in perfetta sintonia e da cui ci sentiamo capiti. Ma soprattutto perché dobbiamo imparare a consegnarci incondizionatamente al Padre celeste che nella sua sapienza eterna governa gli eventi della storia. 

Pretendere di comprendere tutto, o peggio ancora di governare tutto con la nostra misera e piccola intelligenza, è grande stoltezza dalla quale dobbiamo stare lontani. 

Gesù ha sofferto per la morte di Lazzaro, ma sapeva nel suo cuore, colmo di Spirito Santo, che quella via dolorosa era ciò che il Padre aveva deciso perché un progetto più alto si compisse. Tutti avrebbero visto l’onnipotenza di Cristo Gesù per riconoscerlo, con coscienza retta, come Colui che è per tutti «la resurrezione e la vita» (cf. Gv 11,25). 

È questa la dinamica della storia della salvezza: si passa attraverso la fede in Dio, senza opporre resistenza e attendendo che tutto si compia secondo la sua volontà. A volte le lacrime sono necessarie affinché un progetto più perfetto si compia in noi e attraverso di noi. Ma sono lacrime assai preziose, lacrime pregiate.

Se Lazzaro non fosse morto, se non fosse rimasto quattro giorni nel sepolcro, Gesù non avrebbe potuto compiere il suo più grande segno che lo ha accreditato dinanzi al mondo. 

La sofferenza appare in questa luce il prezzo da pagare affinché Dio sia glorificato per mezzo nostro e sia data a tutti la possibilità di salvarsi credendo nel Crocifisso risorto, unico Redentore dell’uomo. Viverla nella fede e nel grande amore è ciò a cui tutti siamo chiamati, anche quando è difficile accettare il progetto di Dio, che non sempre è facile comprendere all’istante.

Non dubitiamo allora dell’amore che il Padre ha per noi! Nei momenti difficili ricordiamoci della sofferenza di Gesù. Perseveriamo nell’obbedienza alla sua volontà, nonostante tutto. Attendiamo i tempi dell’Altissimo, che non coincidono con i nostri tempi.

Lo Spirito Santo apra i nostri occhi e ci faccia comprendere cosa fare per la nostra più grande conversione e santificazione. La Vergine Maria ci prenda per mano e asciughi le nostre lacrime con il suo amore materno e la sua preziosa intercessione.

 

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