Da Nazareth alla Gerusalemme celeste
Per una visione d'insieme del Santo Rosario
Buonasera a tutti voi e benvenuti, a nome mio personale e della Parrocchia “Santa Maria delle Grazie” in Sant’Onofrio che ho l’onore di guidare come Parroco. Un saluto speciale a tutte le Confraternite che partecipate a questo incontro di formazione, in questo Mese di Maggio dedicato alla Vergine Maria, nostra Madre e Regina. Benvenuto a Lei, Eccellenza Reverendissima, e grazie di vero cuore per la sua presenza premurosa e attenta che riempie il nostro cuore di gioia vera. Ringrazio il Priore, Caterina Malfarà Sacchini, sempre propositiva e dinamica, oltre che competente, che ci ha arricchito con la sua relazione sulle origini e lo sviluppo del Santo Rosario. Grazie anche al Direttivo per aver pensato a questo momento di formazione tanto importante, all’Ufficio diocesano delle Confraternite, a Claudia e a Silvia.
Il mio intervento ha per titolo: “Da Nazareth alla Gerusalemme celeste”, perché il Santo Rosario, oltre che preghiera potente che ci ottiene grazie innumerevoli, è anche una sorta di percorso che ricalca quella che dovrebbe essere la vita di ogni cristiano.
Nazareth è l’inizio, il luogo della vocazione originaria, in cui in modo misterioso – e secondo modalità e tempi che Lui sceglie – il Signore ci chiama, bussa alle porte del nostro cuore e ci invita a realizzare il meraviglioso progetto di amore che Lui ha pensato per ciascuno di noi sin dall’eternità.
La Gerusalemme celeste è il punto di arrivo, la meta eterna della gioia che non ha fine, il Paradiso, per intenderci, a cui tutti dovremmo anelare con un desiderio nel cuore sempre vivo e ardente.
Tra questi due luoghi, carichi di significato, sia dal punto di vista teologico che esistenziale, si distende la nostra vita, dono meraviglioso che è affidato alla nostra responsabilità e che siamo chiamati a custodire e amare. “Nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia”, quando comprendiamo ciò che accade e quando il mistero che ci avvolge rimane per noi incomprensibile. La vita va custodita e amata dal suo concepimento fino al suo termine naturale, senza cedere alla cultura diffusa nel nostro tempo che la banalizza e di fatto, non di rado, la consegna al male, perché non la innesta nella volontà di Dio, in un cammino di crescita costante nella virtù dell’obbedienza, “fino alla morte e alla morte di croce” (cf. Fil 2,1-11).
A Nazareth Maria pronuncia il suo “Eccomi” incondizionato (cf. Lc 1,26-38). Si fa serva del Signore e consegna tutta se stessa allo Spirito Santo di cui Ella è la mistica Sposa. Crede senza dubitare che “Nulla è impossibile a Dio” e perciò l’Onnipotente può fare grandi cose in Lei e per mezzo suo. Piena di grazia si mette in cammino e si reca dalla cugina Elisabetta, insegnando a tutti che amare è donare Cristo agli altri: la sua luce, la sua speranza, la sua pace (cf. Lc 1,39-56).
Nei Misteri del Rosario occupa un posto centrale la famiglia, che è e rimane per sempre necessaria per il bene dell’umanità intera e della Chiesa. La troviamo a Betlemme, quando nasce il Salvatore del mondo, al freddo e al gelo, ma riscaldato dall’amore di Maria e di Giuseppe. A Gerusalemme, dove sono i genitori che presentano Gesù al tempio e poi lo cercano angosciati, perché senza di Lui non possono vivere. A Cana, quando Maria intercede presso il suo Figlio a favore degli sposi novelli affinché non manchi mai, nelle giare del loro cuore, il vino della grazia e della verità, di quell’amore coniugale pieno e perfetto che attinge la sua perenne vitalità nel cuore di Gesù.
Nel cammino da Nazareth alla Gerusalemme celeste non bisogna starsene con le mani in mano. Bisogna essere “luce del mondo e sale della terra” (cf. Mt 5,13-16), testimoni credibili e coraggiosi del Vangelo, con le parole e con l’esempio, per condurre a salvezza più anime possibili.
Ecco perché nei Misteri della luce siamo chiamati anzitutto a riscoprire il Sacramento del Battesimo e ad approfondirne il significato. Siamo figli di Dio, partecipi della natura divina, portatori di un mistero che va oltre ogni umana immaginazione e con potenzialità di bene nel nostro essere, che vanno ogni giorno di più sviluppate non in maniera egoistica, ma nella dinamica del dono di sé. E accanto al Battesimo vi è l’Eucaristia, che non è un pezzo di pane o un sorso di vino, ma Gesù stesso, vivo e vero, che si dona a noi come Cibo di vita eterna e Bevanda di salvezza.
In tal senso è grande l’insegnamento del Santo Rosario. Il cammino verso la Gerusalemme celeste è lungo e difficile, pieno di ostacoli e disseminato di tentazioni. Perciò abbiamo bisogno di innamorarci sempre più della Santa Messa, tempo prezioso per ascoltare il Signore che parla, chiedergli perdono per i nostri peccati, gioire come singoli e come comunità per il suo grande amore, pregare insieme, con un cuor solo e un’anima sola, alimentare la nostra anima con il “Pane vivo disceso dal Cielo che porta in sé ogni dolcezza”. Lontani dalla Santa Messa siamo tutti destinati ad inaridirci nel deserto della vita, il cui sole cocente non fa sconti a nessuno.
Essere cristiani esige che si fondi la propria vita sulla roccia della Parola di Dio che illumina la nostra coscienza e va annunciata “senza nulla aggiungere e nulla togliere”, poiché è dalla Parola che nasce la conversione, la santità, la salvezza. E poi il monte Tabor, con la preghiera intensa e solitaria, in cui troviamo conforto e sostegno giorno per giorno. Sarebbe una cosa meravigliosa se anche noi riuscissimo a dire come Pietro, ogni volta che recitiamo il Santo Rosario: “Signore, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende…non smettere di mostrarci il tuo volto di luce che infonde tanta pace e tanta speranza” (cf. Mc 9,2-10).
Nei Misteri del dolore vi è poi il mistero della sofferenza. Essa non piace a nessuno, ma non viene da Dio, quanto piuttosto dal peccato dell’uomo che “si fa male” e “fa male” ai suoi fratelli, diventa costruttore di croci e – purtroppo – strumento di morte. Quanto è accaduto a Gesù accade ai suoi discepoli. Anche loro sono perseguitati a causa del Vangelo, da un mondo che rifiuta la luce, perché le sue opere sono malvage e il cuore non si vuole convertire. Ma Gesù ci ha insegnato che anche la sofferenza è un tesoro prezioso per il cristiano. Essa infatti non è una sconfitta, ma un’occasione per diventare più forti nell’amore e sempre più conformi a lui, per riuscire a perpetuare sino alla fine dei tempi il mistero della Redenzione. La sofferenza, vissuta con cuore puro e grande fede, ci unisce a Cristo e ci fa diventare in lui “causa di salvezza per il mondo intero”.
Siamo soli nel cammino? Certamente no. Il divin Maestro non ci ha lasciati orfani. Ci ha mandato il Paraclito, lo Spirito Santo, che ci assiste con i suoi sette doni e mai ci abbandona. La Pentecoste è al centro dei Misteri gloriosi, perché lo Spirito Santo sia al centro delle nostre scelte, del nostro vivere quali discepoli e testimoni del Risorto.
Con lo Spirito Santo dobbiamo tutti intensificare la nostra “amicizia”, perché è Lui che ci lega sempre più profondamente al Padre celeste, mentre realizza Cristo in noi, Prototipo e Modello dell’umanità redenta dal peccato e dalla morte. Se oggi molti sono angosciati, insoddisfatti, inquieti e schiavi delle vanità di questo mondo è perché non si conosce lo Spirito Santo, non lo si invoca, non lo si lascia operare le sue meraviglie nella propria vita.
Infine il Rosario si chiude con due scene che ci tolgono il fiato per la loro sublime bellezza: la Resurrezione e Ascensione al Cielo di Gesù e l’Assunzione di Maria in Cielo in anima e corpo e la sua incoronazione quale Regina degli Angeli e dei Santi.
È uno spaccato meraviglioso del Paradiso, di quella Patria celeste a cui l’esule anela con tutte le forze, nell’attesa fiduciosa del giorno glorioso in cui il Figlio dell’uomo tornerà sulle nubi del Cielo, per instaurare il suo “Regno eterno e universale: regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace” (cf. Prefazio della Solennità di Cristo Re dell’Universo).
Dinanzi a tale sublime bellezza, la ragione cede il passo allo stupore e il cuore batte forte, contemplando il mistero della vita eterna alla quale tutti siamo chiamati. La preghiera si fa così intensa e il desiderio di raggiungere il Paradiso diventa il desiderio dei desideri.
Alla Vergine Maria, Regina del Paradiso, affidiamo la nostra vita, tutta la Chiesa, l’umanità intera, le famiglie, i bambini e gli anziani, gli ammalati e i sofferenti, ogni uomo e donna che vivono sotto il Cielo. A Lei chiediamo che interceda per noi e raccolga sotto il suo manto di misericordia tutti i suoi figli dispersi affinché nessuno vada perduto.
Auguri a voi tutti! Che il Signore vi faccia amare il Santo Rosario affinché questa preghiera stupenda, che si apre alla contemplazione del mistero di Cristo e del cristiano, vi leghi a Dio come “catena dolce e indistruttibile”, vi ottenga ogni grazia e ogni benedizione, mentre camminate sereni verso la perfezione in Cristo Gesù, unico Redentore dell’uomo.
Sant’Onofrio, 10.5.2026
Il Parroco - Sac. Lucio Bellantoni