Le parole che pronunciamo durante la Santa Messa, prima di accostarci al Banchetto eucaristico, sono simili a quelle che il centurione di Cafarnao pronunciò dinanzi a Gesù in occasione della guarigione del suo servo.
Così egli si espresse, dopo aver conosciuto le intenzioni del divin Maestro: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa» (Mt 8,8-9).
Veramente grande è stata la fede di quest’uomo, che pure era un pagano! Egli ha creduto fortemente nell’onnipotenza di Gesù e nel suo essere Signore del creato. Con umiltà, si è prima prostrato dinanzi a lui, supplicandolo di avere pietà del suo servo, e poi ha professato la sua fede nella parola creatrice del Figlio dell’Altissimo, parola capace di guarire all’istante.
Potremmo parafrasare le sue parole così: “Gesù, tu puoi tutto. Tu sei dall’Alto, io sono dalla terra. Tu sei Signore della vita e della morte. Io sono signore del nulla. Chi può resistere al tuo sguardo? Chi può ritenersi degno di essere da te visitato? Abbi misericordia di me e del mio servo che giace in casa paralizzato e soffre terribilmente. Vieni in nostro soccorso e salvaci! Il mio cuore non è degno di te, perché sono un peccatore. Ma un tuo comando basta per piegare all’obbedienza ogni creatura. Ti supplico in ginocchio, abbi misericordia di noi! Io credo in Te, Signore Gesù”.
Se anche noi avessimo la stessa fede! Ci prostreremmo dinanzi alla maestà divina di Colui che è vivo e presente in mezzo a noi con il suo Corpo e il suo Sangue e si offre sull’altare della croce per la nostra salvezza. Dinanzi a Colui che tiene nel palmo della mano il mondo intero e ci ha donato in prestito il soffio vitale affinché possiamo imparare ad amarlo con tutto il cuore e un giorno possiamo contemplare il suo Volto di luce, per sempre.
Gli chiederemmo perdono, sinceramente pentiti. Ci impegneremmo con tutte le nostre forze a collaborare con la grazia di Dio per essere vittoriosi su ogni tentazione e ogni peccato. Ci ciberemmo dell’Eucaristia con grande fede, in modo da essere guariti dalle nostre infermità spirituali, dal nostro egoismo, dalla nostra superbia, dal nostro delirio di onnipotenza.
Il centurione di Cafarnao, se avesse avuto l’Eucaristia, non l’avrebbe messa in secondo ordine o addirittura “gettata via” (cf. Sequenza, Lauda Sion Salvatorem) come purtroppo fanno molti battezzati al giorno d’oggi. L’avrebbe bramata come il Cibo e la Bevanda che saziano e dissetano, cercata come “Farmaco d’immortalità”, amata per tutti i giorni della sua vita.
Facciamo dunque tesoro di questo esempio di fede che la Chiesa ci indica durante ogni Santa Messa! Guardiamo al centurione di Cafarnao con il desiderio di imitarlo e anzi di superarlo, consapevoli che i doni fatti a noi sono infinitamente superiori.
Tra questi – non dimentichiamolo mai – vi è anche la Parola di Dio, che conosciamo in tutto il suo splendore, essendoci stata consegnata dallo Spirito Santo nei 73 libri della Sacra Scrittura.
La Parola infatti non va mai separata dall’Eucaristia, perché Parola ed Eucaristia sono l’unico Cristo Gesù che si dona a noi come Cibo e Bevanda di salvezza, ma al contempo parla al nostro cuore e ci indica la via della santità.
La Parola di Dio guarisce insieme all’Eucaristia. Per conformarsi a Cristo, infatti, non basta la grazia sacramentale, anzi questa non può agire se noi non passiamo prima attraverso il crogiuolo purificatore del Vangelo, se non ci convertiamo ogni giorno ad ogni Parola che esce dalla bocca di Dio.
Non a caso, nel Cenacolo, nel contesto dell’immagine della Vite e dei tralci, Gesù stesso ha detto ai suoi Apostoli: «Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Questa ha purificato i vostri pensieri e li purificherà ogni giorno. Vi indicherà la via della vita e così sarete veramente miei discepoli, perché osserverete i miei comandamenti e rimarrete nel mio amore» (cf. Gv 15,1-10).
Ora, com’è possibile avere i pensieri di Cristo e osservare i suoi comandamenti se non ci si converte ogni giorno al suo Vangelo e se non si conosce la sua volontà? Com’è possibile conformarsi a Lui, se la sua Parola non ci purifica e non rimane in noi? Ecco perché la Santa Messa – in cui si compie il prodigio meraviglioso della trasformazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo – prevede, nella sua struttura, prima la Liturgia della Parola e poi la Liturgia eucaristica. Prima, cioè, si ascolta e si crede, ci si impegna ad obbedire a quanto il Signore comanda, e poi si rinnova l’Alleanza nel Sangue di Gesù.
Recuperare il legame inscindibile tra la Parola e l’Eucaristia è anche questo celebrare in modo degno la Solennità del Corpus Domini e rinsaldare la propria fede nel Cuore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
La Vergine Maria, Donna eucaristica che ha sempre obbedito alla Parola del suo divin Figlio, interceda per noi e ci ottenga un amore senza confini per il Vangelo e per l’Eucaristia.
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