Carissimi/e, anche quest’anno celebriamo la vittoria di Cristo Gesù sul peccato e sulla morte. Il Crocifisso ha sconfitto l’Antico avversario, ci ha liberati dalle catene della schiavitù del male, ci ha aperto le porte della salvezza, ha dato alla nostra vita terrena un respiro di eternità.
Gesù è rimasto nel sepolcro per un tempo brevissimo, poche ore, e non ha conosciuto la corruzione. Nulla hanno potuto su di lui i suoi nemici. Quanti con violenza inaudita lo hanno aggredito, percosso, sputato, flagellato, coronato di spine e inchiodato su una croce. Nulla hanno potuto su di lui l’invidia dei sommi sacerdoti e l’inettitudine di Pilato, il rinnegamento di Pietro e il tradimento di Giuda, l’ingratitudine di tanti che gli hanno voltato le spalle per un misero guadagno e hanno gridato “crocifiggilo”, preferendo il brigante Barabba, al Figlio dell’Altissimo.
Gesù è il Leone vincitore della tribù di Giuda, il guerriero rivestito di potenza dall’alto che mai viene meno, l’uomo forte che ben conosce il patire e rende dura la sua faccia dinanzi ai suoi accusatori sapendo di non rimanere deluso, perché il Padre suo mai lo abbandona.
Gesù è il Risorto, il Vivente, che grida alla sua Chiesa: “Non temete! Io sarò con voi, fino alla fine dei tempi. Non temete. Io ho vinto il mondo e vi custodisco come la pupilla dei miei occhi, perché vi amo di eterno amore”.
Carissimi, Gesù chiama ciascuno di noi a passare dalle tenebre alla luce, dal peccato alla grazia, dalla tristezza alla gioia, dalla disperazione alla speranza. Ci invita a credere in lui, ad amarlo, a servirlo con entusiasmo, a portarlo ai nostri fratelli, a rifugiarci nel suo cuore squarciato sulla croce che è per noi sorgente inesauribile di vita eterna.
La Pasqua di Gesù è la nostra Pasqua. La sua vittoria è la nostra vittoria. Se crediamo in Lui, se ci inabissiamo nel suo amore misericordioso, se “cerchiamo le cose di lassù e non quella della terra, con i suoi inganni e le sue bugiarde chimere”.
Carissimi, con tutte le mie forze dico a voi: apriamo il nostro cuore al Risorto! Usciamo dai sepolcri delle nostre paure e delle nostre false sicurezze! Lasciamoci alle spalle il passato e apriamoci al futuro che Dio vuole realizzare con noi.
Come Pietro e Giovanni, corriamo incontro al Signore del Cielo e della Terra. Non per imbalsamarlo e farne un cimelio di altri tempi. Non per lasciarci vincere dal pianto e dallo sconforto come stavano per fare le donne all’alba del terzo giorno. Ma per incontrarlo vivo e vero, per ascoltare la sua voce, per imparare da lui la mitezza e l’umiltà, il perdono, la compassione, la sapienza che orienta la nostra breve esistenza terrena alla beatitudine che rimane per sempre.
Cerchiamo Gesù! Non nel buio del sepolcro, ma nel tabernacolo, perché è lì che lo incontreremo come Cibo di vita eterna e Bevanda di salvezza. Cerchiamolo nella Sacra Scrittura, tesoro inesauribile che troppo spesso il cristiano ripone in uno scaffale polveroso e dimenticato da tutti. Cerchiamolo in chi soffre, in chi è ammalato, in chi è piegato nel corpo e nello spirito, ma anche e soprattutto in Parrocchia che è la sua casa, la sua dimora.
Carissimi, corriamo tutti incontro a Gesù risorto. Sacerdoti e laici. Diaconi e battezzati. Genitori e figli. Nonni e nipoti. Potenti di questo mondo e gente semplice.
Corriamo verso di lui nei momenti di sofferenza, quando la croce si fa più pesante, certi che lui ci ristorerà e saprà donare un senso anche al dolore più grande.
In questa corsa incontreremo ostacoli e avversità, scribi e farisei che ancora oggi vorrebbero sigillare il sepolcro per mettere a tacere il Figlio dell’Altissimo in nome della loro religione falsa e ingannevole. Incontreremo persone che ci derideranno e vorranno farci dubitare dell’amore di Dio. Ma non dobbiamo dare adito a nessuno. Dobbiamo essere forti, determinati e coraggiosi. Dobbiamo imitare i santi e le sante che hanno perseverato nella fede nel risorto e sperato contro ogni speranza. Dobbiamo essere uniti, custodendoci a vicenda e divenendo sempre più l’uno la forza dell’altro.
Con affetto sacerdotale desidero augurare a tutti voi e alle vostre famiglie una Pasqua serena come il Cielo azzurro e come il Manto della Madonna che tanto ci ama e vuole la salvezza di tutti.
Ella ci prenda per mano insieme a San Giovanni e custodisca in modo speciale i bambini, gli adolescenti e i giovani affinché si lascino conquistare dal suo divin Figlio e crescano come lui cresceva in sapienza, età e grazia.
A tutti voi gli auguri più belli e il mio grazie perché la vostra presenza, così numerosa, è per me un segno di grande speranza e un dono meraviglioso che oggi il Signore ha voluto farmi.
A lui la gloria, l’onore e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.
Sant’Onofrio, 5.4.2026
Sac. Lucio Bellantoni



