Liberi in Cristo Redentore – Domenica delle Palme (A)

Liberi in Cristo Redentore – Domenica delle Palme (A)

La Settimana Santa, tempo prezioso per meditare sul grande amore che Dio ha per noi, inizia con l’ingresso di Gesù a Gerusalemme. Le folle lo acclamano e la gioia esplode nella Città santa, perché una nuova speranza si affaccia sull’esistenza umana. Non solo di ieri, ma anche di oggi, di domani e di sempre.

L’ingresso di Gesù a Gerusalemme è reale, ma anche simbolico. Infatti Egli vuole entrare nella Gerusalemme del nostro cuore. E lì vuole abitare, rimanere, regnare, se glielo permettiamo. Non per portare scompiglio, disordine e trambusto. Ma per portare salvezza, redenzione, novità di vita, armonia.

Gesù vuole liberarci dalle mille schiavitù che costellano la nostra esistenza, perché costellano la nostra mente e il nostro cuore, e di riflesso costellano anche gli ambienti in cui viviamo: la famiglia, la Parrocchia, gli uffici, le Istituzioni, le Scuole e le Università, gli Ospedali e le Strutture sanitarie, la Politica e l’Economia. Tali schiavitù costellano anche le relazioni interpersonali più comuni, i legami di parentela e le amicizie, e li rendono spesso conflittuali, difficili, pesanti.

Una verità dobbiamo tutti noi comprendere in questo giorno santo. E cioè che tali schiavitù sono radicate in noi, prima che fuori di noi. Perciò noi dobbiamo cambiare, elevarci in Dio, e non pretendere che lo facciano gli altri, perché la colpa è loro. L’atteggiamento, la mentalità vincente è dire: “se cambio io, se mi converto sul serio, allora cambierà la storia attorno a me. Anche se ci vorrà tempo. Anche se dovrò versare il mio sangue perché ciò accada. Ma se mi converto sul serio, se divento ad immagine di Gesù, allora la storia attorno a me cambierà”.

La Domenica delle Palme ci insegna pertanto che Gesù è necessario a tutti, nessuno escluso. Solo lui infatti è il Redentore, cioè Colui che ci può liberare dalle catene che ci fanno schiavi. Con lui nel cuore e nella mente diventeremo liberi, di quella libertà che lui ha vissuto e insegnato e che purtroppo non si comprende appieno. Sì, perché solo Gesù può liberarci dal peccato, nostro vero nemico insieme al principe di questo mondo che sempre ci muove guerra per trascinarci nel suo regno di morte eterna.

Le parole del divin Maestro sono parole che rimangono vere per sempre. A noi la fede e la saggezza di credere in esse: «Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (cf. Gv 8,31-42).

Con onestà, riconosciamo che nel peccato siamo schiavi. E il peccato assume forme diverse: superbia, vanagloria, gelosia, invidia, orgoglio, sete di vendetta, giudizi temerari, egoismo, tornaconto personale, opportunismo, uso dell’altro per raggiungere i propri scopi, pigrizia, superficialità, persino cattiveria e malvagità. La Passione di Gesù che si proclama in tutte le Chiese la Domenica delle Palme va letta anche da questo punto di vista: il Figlio di Dio, l’Innocente e il Santo, ha pagato un prezzo altissimo per il peccato radicato nei cuori dei suoi avversari e persino di molti che si dicevano suoi amici: i Sommi Sacerdoti, gli scribi e i farisei, la folla, Pilato e i soldati, i suoi Apostoli che lo hanno lasciato solo.

È questo il vero dramma che si vive in ogni epoca della storia: l’uomo spesso preferisce le tenebre alla luce. Pone se stesso al centro del mondo e tende a sottomettere gli altri, pensando che questa sia la via per essere felici, mentre in realtà è la via per conoscere la tristezza e l’angoscia, per divenire vittime di se stessi e del principe delle tenebre.

«Non io, ma Dio», diceva giustamente il Santo Carlo Acutis, giovane che ha scelto Cristo Gesù ed è divenuto suo strumento docile sin da bambino. La sua umiltà ha permesso allo Spirito Santo di operare in lui con una sapienza che non è umana, ma soprannaturale. Il suo aver messo da parte il suo “ego” per fare spazio a nostro Signore, gli ha permesso di guarire dalla cecità che purtroppo ci appartiene sin dal grembo materno.

Questo giovane ha amato veramente Gesù. Non a parole, ma nei fatti. Non con buoni propositi, ma con le opere. Da qui il suo amore per l’Eucaristia, per la Vergine Maria e il Santo Rosario, per la Parola di Dio, per la Chiesa, per i Sacerdoti. Da qui il fuoco di amore che ardeva nel suo petto e che lo ha spinto ad evangelizzare, a trasmettere la fede in Cristo in ogni modo possibile. Da qui la creatività sapiente con cui ha messo a frutti i suoi carismi da giovanissimo catechista e testimone del Vangelo. E più tardi la scelta più difficile: morire nella grande sofferenza per «dare compimento a ciò che dei patimenti di Cristo manca nella sua carne a favore del suo corpo che è la Chiesa» (cf. Col 1,24).

Ecco la vera libertà dei figli di Dio: amare come Gesù ci ha amati. Chinarsi con umiltà per lavare i piedi a quanti sono nostri compagni di viaggio e vederli non come nemici, ma come persone affidate al nostro cuore affinché possano salvarsi e crescere, con il nostro aiuto, «in sapienza, età e grazia» (Lc 2,52).

La Settimana Santa sia per tutti noi tempo propizio per pregare, meditare, chiedere perdono a Dio e ai fratelli, inabissarci nel Cuore di Gesù per scandagliare le affascinanti profondità del suo mistero e divenire protagonisti della storia della salvezza.

Il Re dei re ci doni la vera libertà, faccia di noi nuove creature, ci doni il suo stesso Cuore per essere misericordiosi, pazienti, miti e umili, coraggiosi e forti, determinati nel compimento della volontà di Dio, sempre e comunque, affinché la Redenzione giunga a compimento anche attraverso di noi.

La Vergine Maria, che ai piedi della croce si è fatta martire di amore insieme al suo divin Figlio, ci ottenga il dono della perseveranza nella fede e ogni altra grazia necessaria affinché siamo veramente di Cristo Gesù, unico Redentore dell’uomo.

Clicca sul link seguente per la Liturgia della Domenica delle Palme (A)