I contenuti di fede, prima che le metodologie – IV Ord (A)

I contenuti di fede, prima che le metodologie – IV Ord (A)

Prima di proclamare il Discorso della Montagna, che inizia con le Beatitudini e termina con l’immagine della casa sulla roccia, Gesù compie due azioni di grande significato.

Anzitutto si siede, cioè si presenta come vero Maestro, che sa bene quali verità trasmettere ai suoi discepoli e come farlo. La sua scienza è perfetta. La sua arte pedagogica non ha eguali. Egli sa da dove iniziare il discorso, che itinerario di contenuti seguire, quale fine raggiungere per il sommo bene di chi lo ascolta.

Il mistero da annunciare e spiegare per lui non ha segreti, in quanto Egli abita nel seno del Padre e da lì vede ogni cosa nella Sapienza dello Spirito Santo che coglie ogni singolo dettaglio, senza nulla tralasciare. Gesù non è approssimativo, superficiale, vago nel suo dire. La sua è precisione chirurgica e con essa rivela quanto il Padre suo gli chiede di rivelare, mentre tace su quanto bisogna invece che rimanga nascosto agli occhi dell’uomo.

Nessuno può superare né eguagliare la sapienza di Cristo o pretendere di controbattere. Chi è di buona volontà ascolta e impara. Chi è di cattiva volontà si volge indietro e se ne va via triste, vittima dell’orgoglio e della superbia. 

Veramente Gesù sul Monte si presenta come “il Sapiente seduto sopra il suo trono, che ha creato la Sapienza, l’ha vista e l’ha misurata. Colui che la effonde su quanti lo amano e lo cercano con cuore sincero”: «Ciò che insegna la sapienza a chi fu manifestato? La sua grande esperienza chi la comprende? Uno solo è il sapiente e incute timore, seduto sopra il suo trono. Il Signore stesso ha creato la sapienza, l’ha vista e l’ha misurata, l’ha effusa su tutte le sue opere, a ogni mortale l’ha donata con generosità, l’ha elargita a quelli che lo amano. L’amore del Signore è sapienza che dà gloria, a quanti egli appare, la dona perché lo contemplino» (Sir 1,7-10).

La seconda azione che Gesù compie sul Monte è il suo insegnare, che è vero e proprio ammaestramento. La Parola di Dio va annunciata, ma anche spiegata con ogni cura. Se questo non si fa, essa è come il seme che cade sulla strada: non entra nel cuore, non mette radici, non può portare frutto (cf. Mt 13,4.19).

Insegnare è aiutare i propri ascoltatori ad entrare nel mistero con il cuore e con la mente. È rispettare l’uomo nella sua costituzione ontologica, cioè nel suo essere creatura dotata di coscienza e intelligenza, razionalità e volontà, capacità di comprensione e di riflessione. Insegnare è obbligo di amore e di giustizia che la Chiesa ha nei confronti dei suoi figli e del mondo intero.

Chi si limita a proferire frasi di effetto, sconnesse e molto spesso equivoche, non serve le anime secondo il cuore di Cristo, quanto piuttosto usa il proprio ministero o ruolo per tirare l’acqua al suo mulino, per un verso o per un altro. 

Gesù ha bisogno di una Chiesa capace di illuminare l’uomo che ha dinanzi con sapienza di Spirito Santo. Ha bisogno di una Chiesa che sa argomentare e presentare con profondità di conoscenza le ragioni e i segreti del mistero rivelato nella Parola di Dio. 

Tale compito è in verità lo specifico dei Pastori, Vescovi e Sacerdoti, che soli possiedono in virtù dell’Ordinazione il munus docendi

A mio parere, molto bisogna lavorare su questo aspetto, poiché oggi va di moda il bistrattare i contenuti di fede da trasmettere e insegnare, sostenendo che ciò che conta sono le metodologie, i linguaggi, le tecniche di comunicazione che vanno aggiornate ai tempi. Fare tesoro dei progressi della scienza psicologica e pedagogica è sicuramente un vantaggio, ma senza contenuti di fede quale mistero possiamo noi annunciare? Diciamo frasi, magari anche accattivanti nella loro forma, ma poi lasciamo gli ascoltatori nell’ignoranza di Cristo e del suo mistero.

Il Discorso della Montagna è ricco di contenuti ed è un costante invito ad abbandonare i propri pensieri per accogliere i pensieri di Cristo. Il Discorso della Montagna non è un discorso vago e vuoto, come non lo sono le singole pagine della Sacra Scrittura e quanto la Chiesa ha definito come depositum fidei nella sua Tradizione bimillenaria. 

Che il Signore ci aiuti tutti, ognuno secondo la propria parte di responsabilità, ad imitarlo nel suo essere Maestro sapiente e voce potente di Spirito Santo per la salvezza di quanti ci ascoltano.

La Vergine Maria interceda per noi e ci renda capaci di illuminare il cuore e la mente di quanti ci ascoltano affinché conoscano il mistero del suo Figlio Gesù e rimangano folgorati dalla sua celeste bellezza. 

 

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