XXII Domenica Anno C – Perché non hanno da ricambiarti (Lc 14,1.7-14)

XXII Domenica Anno C – Perché non hanno da ricambiarti (Lc 14,1.7-14)

Alla luce del Vangelo di questa XXII Domenica del tempo Ordinario, Anno C, una semplice parola può orientare la nostra riflessione: gratuità. Essa indica una virtù essenziale del cristiano che è in fondo un atteggiamento del cuore che ci fa agire in conformità alla volontà di Dio.

La gratuità ci spinge a fare tutto per amore, senza aspettarci nulla dagli uomini. Parliamo ovviamente dell’amore vero che ha in Cristo Gesù la sua manifestazione visibile più perfetta.

Ama veramente chi fa tutto perché vuole il bene dell’altro e non ha secondi fini. Ogni desiderio di tornaconto personale scompare per fare spazio al dono totale di se stessi secondo quel progetto misterioso e sapiente che ha le sue ragioni nel cuore di Dio. Questo amore ci ha insegnato Gesù. Egli, in ogni istante, ha amato l’uomo per salvarlo: ha annunciato il Vangelo, ha manifestato la misericordia di Dio perdonando i peccatori, è andato in cerca della pecorella smarrita, ha guarito ciechi, storpi, muti, sordi e lebbrosi, ha dato a tutti la possibilità di tornare pentiti alla casa del Padre. Eppure che cosa ha ricevuto in cambio dai potenti di questo mondo, e cioè dai capi del popolo e dai Romani? Persecuzioni, sputi, derisioni, insulti, una corona di spine, i chiodi e la morte di croce. Invece di essere accolto da coloro che dovevano essere i primi testimoni e interpreti della sua opera, è stato odiato senza ragione.

Gesù però non si è scoraggiato, né ha detto: “chi me la fa fare…me ne torno in Cielo…lì si sta bene…”. Egli ha perseverato nel dono di sé e non si è ribellato dinanzi a coloro che non lo amavano. Li ha amati. Li ha perdonati. Per loro ha versato il suo sangue sulla croce.

Questa gratuità, che è amare sapendo che l’uomo dal cuore di pietra risponde al tuo amore con l’odio e la persecuzione, si può vivere solo se si ha una visione soprannaturale della propria esistenza. Gesù ci ha insegnato che la nostra vita deve essere sottratta ogni giorno alla tentazione di farne un fatto umano, che si consuma cioè nella dimensione prettamente “orizzontale”. Essa è molto di più. È un’esperienza che va oltre il visibile. È un’esperienza che è avvolta da un mistero divino, prima che umano. Il Dio onnipotente e santo, infatti, desidera rendere ciascuno di noi uno strumento eletto per la salvezza di molti cuori, una trebbia acuminata dalle molte punte (cf. Is 41,15) capace di stritolare il male, l’odio, il rancore e la malvagità con la potenza misteriosa dell’amore vero che salva e redime.

La gratuità si può vivere se dietro ogni nostra esperienza, bella o brutta che sia, sappiamo vedere il nostro Dio che ci chiede di lasciarci muovere dallo Spirito Santo perché in quella particolare storia e secondo quelle particolari modalità, che noi spesso non comprendiamo, Lui vuole amare l’uomo e lo vuole strappare dalle grinfie del serpente antico.

Sa amare gratuitamente chi volge costantemente il suo sguardo verso il Crocifisso che “non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti” (cf. Mc 10,45). Sa amare chi sa che su questa terra siamo di passaggio e ciò che conta veramente non è la ricompensa terrena, quanto quella celeste.

Solo questa prospettiva esistenziale ci può far vivere il Vangelo di oggi. Se essa scompare, le parole ascoltate in questa Domenica rimarranno un traguardo irraggiungibile perché saranno parole incomprensibili, assurde, totalmente contrarie alla mentalità e cultura correnti. Se essa scompare, rischiamo anche noi di scandalizzarci di Cristo e considerare la sua croce una pazzia (cf. 1 Cor 1,23).

L’amore che Gesù chiede di vivere al cristiano non può essere accolto dalla nostra società secolarizzata in cui predomina la mentalità del profitto ad ogni costo, dell’utilitarismo sfrenato e di quella sottile e diffusa idolatria che priva l’uomo della sua dignità tanto da considerarlo merce di scambio e nulla di più. In particolare i deboli sono posti ai margini della storia e se è il caso vanno anche sfruttati senza alcuno scrupolo perché tanto loro non hanno voce in capitolo perché non posseggono nulla che valga.

Che la Vergine Maria, Madre della Redenzione, converta i nostri cuori e ci doni occhi per vedere l’altro, sempre e comunque, come uno da amare, uno per cui vale la pena sacrificare tutto l’oro del mondo perché creatura in cui si riflette l’immagine sublime del nostro Dio e Signore.

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