…Ma voi chi dite che io sia?…

…Ma voi chi dite che io sia?…

Il cristiano, se vuole realizzare se stesso sviluppando appieno le potenzialità insite nella sua natura di figlio di Dio e compiendo la missione che gli è stata affidata, deve necessariamente conoscere Gesù.

Lo deve scrutare con attenzione nel suo modo di pensare, parlare, agire, operare. Deve porsi in perfetta sintonia di intenti con lui sforzandosi ogni giorno di amare con il suo cuore mite e umile. Dirsi discepoli di Gesù e ignorare chi lui è secondo verità, significa esporre la propria vita al fallimento spirituale perché significa brancolare nel buio e rincorrere il vento.

La conoscenza di Cristo è necessaria perché la santità è realizzazione di Cristo in noi e nessuno potrà mai compiere una cosa del genere se non ha chiaro nel suo spirito il modello di Uomo nuovo a cui deve conformarsi giorno per giorno. La confusione, i dubbi irrisolti, le visioni distorte e l’indeterminatezza non possono appartenere pertanto al cristiano.

In questa luce comprendiamo la preoccupazione costante di Gesù che sempre vigilava sui pensieri dei suoi discepoli affinché nulla di impuro sulla sua Persona entrasse in essi. Da qui la domanda: “Ma voi, chi dite che io sia?”. Si badi che si tratta di una domanda rivolta al singolo discepolo e che chiama ciascuno ad una precisa responsabilità di conoscenza. La gente può pensare cose strane di Cristo e di fatto le pensa. Lo confonde con Giovanni il Battista, con Elia, con un antico profeta risorto dai morti, ma il discepolo non può permettersi di commettere tali errori. Egli deve sapere bene chi è il suo Maestro e Signore perché solo così potrà ogni giorno di più immergersi nel suo mistero per divenirne parte viva.

Certo non si tratta di una conoscenza semplicemente teorica, dottrinale. A questa, che risulta essere essenziale e indispensabile, se ne deve aggiungere una più profonda, che potremmo definire esistenziale. Cristo Gesù non si può conoscere, per intenderci, solo con la mente quasi fosse un concetto o un sistema di pensiero. Egli va conosciuto con tutto il proprio essere. La sua Parola deve diventare vita vissuta del discepolo. I suoi sentimenti devono “battere” nelle profondità del cuore di chi lo segue.  I suoi desideri, le sue ansie e le sue speranze devono diventare desideri, ansie e speranze del cristiano.

La santità è prima di tutto ricerca costante di una sempre più intensa comunione di vita con Cristo. Lui e noi uniti in maniera perfetta e inseparabile, oggi e sempre, fino alla fine dei tempi e persino nell’eternità. Il discepolo deve essere con il suo Maestro una sola vita, un solo pensiero, un solo desiderio, una sola parola, una sola esistenza, una sola croce, una sola resurrezione, una sola passione di salvezza per le anime.

Il mondo non comprende tutto questo perché ha altri amori e altri fini. Esso si lascia confondere dalle apparenze e dal sentire comune impastato di opinioni e incertezze. Ma il discepolo – se è vero discepolo – sa a chi ha creduto e vive ogni giorno per mettere radici profonde nel cuore di Cristo da cui scaturisce ogni sapienza e ogni vita.

Egli sa che la conoscenza vera di Cristo si raggiunge gradatamente passando attraverso la via dell’obbedienza alla volontà di Dio ed è per questo che ogni giorno passa attraverso la via della croce che è rinnegamento di se stessi, dei propri progetti umani, delle visioni esistenziali mondane che sono assai fallaci perché intessuti di cieca immanenza.

Conoscere Cristo è tutto per il cristiano che vuole realizzare se stesso ma anche che vuole aiutare gli altri a farlo. In fondo, se riflettiamo un istante, il male che oggi più che mai avvolge molti figli della Chiesa e rende inefficace la pastorale è quello di non conoscere Gesù secondo verità. Purtroppo, non di rado, sono proprio i cristiani che dicono di Cristo cose imprecise o addirittura false. La stessa Parola di Dio è interpretata da molti in modo ereticale tanto che si fa dire a Dio ciò che non dice e si rischia con troppa facilità di imbrattare di menzogne la sua essenza purissima e l’intera rivelazione.

Ancora oggi, Gesù, chiede a noi suoi discepoli: “Ma voi, chi dite io sia? Mi conoscete veramente? Sapete chi sono e qual è la missione che vi ho affidato? Siete capaci di non lasciarvi conquistare dall’idea che il mondo ha su di me?”. A queste domande non possiamo non rispondere. Sono esse che ci mettono in discussione e ci fanno capire che con estrema facilità rischiamo di essere discepoli confusi che invece di portare armonia nei cuori li turbano e creano in essi disordine teologico e morale.

Se la Chiesa vuole essere missionaria che salva le anime, deve vigilare su se stessa e sui suoi figli per impedire che l’indeterminatezza del pensiero del mondo faccia breccia nel suo seno e renda vano ogni suo dire e ogni suo fare. Solo chi conosce Cristo secondo verità e diventa ogni giorno un unico mistero di amore con lui può essere strumento di salvezza.

Ci aiuti la Vergine Maria, Madre sapiente che conosce meglio di tutti il suo divin Figlio, affinché impariamo ogni giorno da Lei chi Lui è, e ci lasciamo trasformare a sua immagine dallo Spirito Santo perché il mondo lo possa contemplare e conoscere secondo verità.

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