I VIZI CAPITALI

un breve commento

Superbia

Il superbo è colui che si pone al di sopra di tutti. Si fa persino superiore a Dio tanto da diventare in breve tempo idolatra. I suoi pensieri e i suoi desideri sono gli unici che hanno diritto di esistere e che devono essere presi in considerazione. Il superbo non sa ascoltare e finisce per diventare cieco, spiritualmente parlando. La sua rovina è già segnata perché si pone fuori dalla benedizione di Dio. Dio infatti resiste ai superbi e innalza gli umili. (Cf Magnificat di Maria Santissima)

 

Ira

L’iracondo perde la pazienza in un istante. Egli non è capace di stare sulla croce che è invece compagna di viaggio di ogni uomo. I motivi che spingono all’ira possono essere tanti, ma di certo l’iracondo non ha il dominio di se stesso – che è uno dei frutti dello Spirito Santo – perché con lo Spirito Santo non va tanto d’accordo. Diciamo meglio che lo Spirito Santo non è forte in lui. Ciò è dovuto ad una vita spirituale disordinata e alla mancanza di preghiera. L’ira è molto pericolosa perché in un istante d’ira si possono commettete atti, o dire parole, che rovinano in maniera irreversibile l’esistenza propria e altrui. La vita non è sotto il totale dominio dell’uomo. Dobbiamo accettare il nostro limite, quello degli altri che non sono perfetti come noi non lo siamo, e affidare a Dio ogni cosa. (Cf il cattivo ladrone).

 

Invidia

L’invidia è più che tifone devastante. Essa disintegra la grazia di Dio o vorrebbe disintegrarla. L’invidioso non conosce i doni che il Signore gli ha fatto o non li apprezza, e invece di metterli a frutto per l’edificazione del regno di Dio, si scaglia contro gli altri per impedire loro di lavorare nella Vigna del Signore. Invidiosi per eccellenza furono i sommi Sacerdoti che ostacolarono in tutti i modi Gesù nel suo ministero. Costoro avrebbero dovuto accogliere Gesù e aiutarlo a salvare il popolo di Israele. Invece lo perseguitarono fino poi a consegnarlo ai Romani perché lo uccidessero. La stessa cosa potrebbe succedere delle Parrocchie, nella società civile, nelle famiglie. L’invidia si vince con una visione di grande fede che ci permette di vedere la ricchezza di Dio nel fratello per apprezzarla e valorizzarla.

 

Avarizia

L’avaro è incapace di condividere i suoi beni, materiali e spirituali, con coloro che vivono accanto a lui. Egli tiene tutto per sé perché mette se stesso al centro del mondo. L’avaro non crede nella Provvidenza di Dio. Non sa, o non vuole sapere, che tutto è dono Suo da accogliere ma al tempo stesso da donare agli altri con sapienza e amore. L’avaro non sa neanche che la carità verso gli altri – e soprattutto verso i poveri – è la chiave del Paradiso. Il ricco epulone ne è un fulgido esempio. Gesù ci chiede di essere strumenti della Provvidenza del Padre Celeste e ci proibisce di appropriarci dei beni della terra perché in realtà essi ci sono affidati, ma non sono nostri. Pertanto dobbiamo usarli per amare coloro che vivono accanto a noi e non per uno squallido tornaconto personale.

 

Gola

Il goloso non è chi mangia con gusto. Mangiare con gusto è cosa buona e del resto sintomo di buona salute. Gesù vuole che noi curiamo il nostro organismo e lo nutriamo di tutte quelle sostanze necessarie affinché funzioni bene e ci permetta di compiere la missione che il Cielo ci affida. Il goloso è colui che vive per mangiare, cercando il piacere in cibi succulenti ed elaborati. Questo atteggiamento è sbagliato perché ci fa perdere di vista il vero fine dell’esistenza che non è la terra ma il Cielo. Anche in questo caso l’esempio che ci può aiutare a capire è il ricco epulone. Egli viveva per gustare pietanze prelibate ma non si preoccupò affatto di nutrire la sua anima con la grazia di Dio, custodirla lontano dal male e rivestirla di carità. Aveva il povero Lazzaro alla sua porta ma nulla fece per aiutarlo. Per questo motivo non fu accolto in Paradiso. Ha vissuto per la terra ed è finito nelle tenebre eterne.

 

Accidia

L’accidia è la pigrizia che raggiunge il suo culmine. Essa rende l’uomo inoperoso e dunque incapace di edificare il Regno di Dio. L’accidioso sciupa le sue giornate per non fare nulla e questo è peccato grave perché il tempo è la nostra vita, il dono più grande che il Signore ci ha fatto. La vita è sacrificio, impegno, sudore di fronte, fatica e costante lotta per acquisire le sante virtù, vivere con responsabilità il proprio ministero e mettere a frutto i carismi ricevuti. La parabola dei talenti è a tal riguardo quanto mai eloquente. Infatti tale parabola fa la differenza tra i primi due servi che lavorano con zelo e mettono a frutto i doni ricevuti e il terzo servo che è invece infingardo cioè fannullone, cioè pigro, cioè accidioso. Egli non commise un male attivo ma non fu accolto in Paradiso a causa della sua accidia. Alzarsi in tarda mattinata ad esempio è una cattiva abitudine che favorisce la pigrizia e la coltiva molto bene.

 

Lussuria

La sessualità è un dono che il Signore ha fatto all’umanità. Essa ci fa maschi e femmine e rende le nostre relazioni complementari. L’uomo completa la donna e la donna completa l’uomo. Questo vale in tutte le dimensioni della vita sociale ed ecclesiale perché sempre e in ogni tempo la sensibilità maschile ha bisogno di quella femminile e viceversa. Anche le competenze e le modalità con cui si fanno le cose non sono le stesse per l’uomo e la donna. Nel matrimonio – e solo in esso – la sessualità è strumento per amare in modo totale, unico ed esclusivo. La moglie si dona al marito e il marito alla moglie, anche con il corpo, e da questo dono, che deve essere mosso costantemente e governato dall’amore, nasce la vita umana. È questo un grande mistero di unità perfetta che San Paolo vede nel mistero di Cristo Crocifisso che si dona alla Chiesa sua sposa. Il lussurioso non vede la sessualità in questa luce e la svilisce fino a deturparla miseramente. Il lussurioso cosifica la donna cioè la considera una cosa e non una persona umana che ha un’anima e un cuore, oltre che un corpo. È chiaro che la stessa cosa vale al contrario, cioè per una donna lussuriosa nei confronti di un uomo. In entrambi i casi non c’è amore tra due persone umane che si amano nella verità del Vangelo, bensì uso del corpo dell’altro per raggiungere un piacere sensuale effimero e peccaminoso. La lussuria è assai pericolosa e può condurre alla rovina chiunque. Vigilare ed essere sommamente prudenti è obbligatorio per tutti. Fuggire le occasioni prossime di peccato è regola di sapienza da scrivere nella mente e nel cuore. L’esempio di Salomone risulta essere quanto mai eloquente: egli non perseverò sino alla fine nella fede e a causa delle donne straniere con le quali entrò in relazione divenne idolatra. Proprio lui che era l’uomo più sapiente di tutta la terra. Storia triste che deve farci riflettere.

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