Vale la pena servire il Signore – XXXIII Domenica Ord (B)

Vale la pena servire il Signore – XXXIII Domenica Ord (B)

«Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo» (Mc 13,26-27).

Vale la pena servire il Signore, sforzandosi giorno e notte di passare attraverso la “porta stretta del Vangelo” (cf. Mt 7,24-27)? Vale la pena “rinnegare ogni giorno se stessi, prendere la propria croce per seguire Gesù” (cf. Mc 8,34-38)? Vale la pena essere derisi perché si sceglie di non conformarsi alla mentalità del mondo che inventa vie sempre nuove per giustificare il peccato e le più grandi iniquità? Vale la pena dare la vita per costruire il Regno di Dio e collaborare affinché la luce trionfi sulle tenebre?

La risposta a tali interrogativi è chiara e inequivocabile: “Certamente sì. Vale la pena. Non ci sono dubbi di nessun genere. Donare la vita a Cristo e credere in lui e in ciò che ha rivelato è la scelta saggia che dona senso e compimento all’esistenza umana, nel tempo e nell’eternità”.

Gesù infatti non inganna l’uomo. Lo ama e gli indica, con la sua Parola e il suo Santo Spirito, la verità. Chi sceglie di fondare la sua casa sulla roccia del Vangelo non rimane deluso in eterno. I fiumi strariperanno, i venti soffieranno, ma quella casa rimarrà stabile e non crollerà. Essa è assai robusta, è stabile di quella stabilità che non viene dall’uomo e dalla sue poche forze, ma viene da Dio, dalla sua onnipotenza.

Il Vangelo di questa Domenica è un invito forte, rivolto ad ogni cristiano, a rimanere fedele al suo Signore. Nonostante le prove che non mancano e le tentazioni che sempre bussano alla porta del cuore, il discepolo di Gesù può e deve rimanere saldo nella fede. Il suo “sì” non può diventare un “forse” o addirittura un “no”. Se questo accadesse, la battaglia sarebbe persa.

Le parole scritte dall’evangelista Marco non devono incutere in noi paura, ma speranza. Non sono parole che preannunciano la sventura. Sono parole che annunciano il trionfo del Figlio dell’Altissimo sul peccato e sulla morte. Lui verrà e verrà di certo, anche se nessuno sa quando, perché il quando non è stato rivelato. Gesù verrà di nuovo, glorioso sulle nubi del Cielo, per creare cieli nuovi e terra nuova, per mostrare a tutti la sua onnipotenza, per separare una volta per sempre i giusti dai malvagi, gli angeli di luce dagli angeli di tenebra, la verità dalla falsità. In quel giorno glorioso, nessuno potrà più negare l’evidenza che attesta in modo inequivocabile che è Lui il Signore del Cielo e della terra, il Giudice dei vivi e dei morti, l’Agnello immolato che con il suo sangue ha redento l’umanità.

In quel giorno glorioso, gli eletti riceveranno la corona di giustizia preparata per loro. Riceveranno il premio tanto sperato che è la vita eterna, la beatitudine che non ha fine. Costoro potranno per sempre contemplare il volto di Dio e saziarsi della sua conoscenza. Le lacrime scompariranno, Satana e i suoi angeli saranno precipitati nell’abisso e non potranno più insidiare la vita dell’uomo. In quel giorno la luce di Cristo avvolgerà e inebrierà i giusti.

Quel giorno verrà ed è per questo che vale la pena combattere per rimanere fedeli alla Parola di Gesù fino alla morte.

Il giorno della cosiddetta “fine del mondo” è il giorno della vittoria, è il giorno della speranza. Chi ha fede, chi ama il suo Signore e ha scelto di servirlo, non deve temere. Deve invece gioire, senza dare adito a visioni catastrofiche che immaginano quel giorno per ciò che esso non è.

A quel giorno, però, bisogna prepararsi. Verso di esso bisogna camminare, percorrendo la via della verità che è la Parola di Gesù e la sua volontà. Si tratta di un cammino che è spesso arduo, difficile, in salita. Ma è un cammino che conduce alla vita vera e nel quale non si è soli perché Gesù è il nostro Cireneo. Anzi, ogni cristiano, in Cristo, può e deve essere cireneo del fratello, perché nella comunione sincera ogni ostacolo si supera e ogni vittoria è possibile.

Questo cammino dobbiamo scegliere di fare, ogni giorno, senza stancarci e incoraggiandoci a vicenda. Questo cammino vale la pena fare, costi quel che costi. La vita terrena è un soffio, dura quanto un turno di veglia nella notte, è un istante in confronto all’eternità. Diventiamo dunque l’uno la forza dell’altro, e lasciamoci aiutare dagli Angeli santi che sono nostri compagni di viaggio e saranno coloro che nel giorno del Giudizio prenderanno i giusti e li porteranno in Paradiso, dove vi è solo luce e gioia, pace e vita eterna.

Ci aiuti la Vergine Maria, Regina del Paradiso, e ci sostenga nei momenti difficili del nostro pellegrinaggio terreno affinché perseveriamo sino alla fine nella fede, nella speranza e nella carità.

Clicca sul link seguente per la Liturgia della XXXIII Domenica del Tempo Ordinario (B)

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