Rinnegare se stessi per seguire Gesù – Sulla via del Calvario (Lc 9,23)

Rinnegare se stessi per seguire Gesù – Sulla via del Calvario (Lc 9,23)

«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua…» (Lc 9,23).

Gesù invita ciascuno di noi a seguirlo sulla via che conduce al Calvario. È questo il fine specifico che la nostra vita deve avere. Altri fini non ci permettono di realizzare la nostra umanità e non ci fanno essere di aiuto a quanti il Signore pone sul nostro cammino affinché conoscano la verità e si salvino.

La sequela richiede la nostra consapevolezza e cioè – in termini di teologia morale – la piena avvertenza e il deliberato consenso. Non possiamo seguire Gesù se non scegliamo di farlo, liberamente e per amore. Senza la volontà consegnata a nostro Signore, non ci può essere nessuna sequela. Ogni costrizione o condizionamento che potrebbe obbligarci a seguire Gesù renderebbe il nostro cammino di santificazione non autentico. La Quaresima deve essere per noi occasione privilegiata per scegliere ogni giorno di più di seguire volontariamente il nostro Maestro e di amarlo con tutto il cuore.

La vita cristiana non è osservanza di una legge morale fine a se stessa, bensì sequela di una Persona che si chiama Gesù Cristo. È lui che parla al nostro cuore e nello Spirito Santo ci dona la comprensione perfetta della Parola di Dio tramandata dalla Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica.

Il discepolo, per dirsi tale, deve seguire un maestro. Da lui deve imparare i segreti del “mestiere”. Lui deve ascoltare e contemplare nel suo agire quotidiano. Per il cristiano il Maestro è uno solo: Gesù Cristo. Altri non ne esistono e non ne esisteranno, né in cielo né sulla terra, né oggi né domani. Egli è il Maestro perché oltre ad essere della stessa sostanza del Padre, e quindi di natura divina, è anche il solo che da vero uomo ha vissuto in pienezza l’obbedienza a Dio, compiendo in tutto la sua volontà. È vero Maestro perché mai ha conosciuto il male, neanche di pensiero, di sentimento, di volontà, di cuore. È vero Maestro perché ha rinnegato se stesso, si è annientato, ha preso su di sé la volontà di Dio e l’ha vissuta tutta intera, per tutti i giorni della sua vita. Il culmine di questa obbedienza è stata la sua morte in croce per amore. Gesù è il vero Maestro perché si è spogliato di se stesso e si è rivestito del Padre, del suo cuore, della sua volontà, della sua vita eterna.

Gesù ci chiede di rinnegare noi stessi. Ciò significa che per seguirlo bisogna spogliarsi della propria volontà per assumere la volontà di un Altro. Vanno rinnegati i pensieri, i propri sentimenti, il proprio cuore, la propria vita. Del resto, poiché un discepolo non può essere più grande del maestro (cf. Mt 10, 24), Gesù pone come modello la sua stessa vita fatta di perfetta obbedienza al Padre, ed estende così la sua stessa vocazione e missione ad ogni suo discepolo. Non c’è rinnegamento totale fino a quando un solo pensiero governerà o dirigerà la vita del discepolo. Basta un solo e piccolissimo pensiero autonomo da Cristo e si ritorna a servire il principe di questo mondo.

Il rinnegamento di se stessi cammina di pari passo con il prendere ogni giorno la croce sulle spalle. Solo in tal maniera il cammino verso il Calvario è gravido di frutti di salvezza. Ora, come si potrebbe portare la croce senza rinnegare se stessi? Impossibile. A che servirebbe poi rinnegare se stessi senza che si porti la croce? A nulla. Rinnegamento e croce sono un’unica cosa, un unico mistero. La croce è una sola: fare tutto e sempre ciò che il Signore ci chiede di fare.

Oggi più che mai, il rischio è quello di voler essere discepoli di Cristo Gesù senza rinnegare se stessi e, quindi, senza portare la croce della vera obbedienza. Si dice di amare il Signore, e poi si ama il mondo. Si dice di credere in Lui, e poi si giustifica il peccato.

È la sequela autentica di Gesù, fatta di rinnegamento di se stessi e di croce, che ci rende suoi testimoni dinanzi al mondo intero. La testimonianza però non è fatta di parole, bensì di vita vissuta. La parola da sola non rende testimonianza. La testimonianza è la scelta di rimanere con tutta la vita (anima, spirito e corpo) nella verità di Cristo, anche a costo di sacrificare sulla croce il nostro corpo. In particolare nei momenti di tentazione e di prova si è chiamati a rendere testimonianza al nostro Maestro, rimanendo fedeli ai principi di verità, santità, morale, purezza del cuore che nascono dal suo cuore che è il Vangelo. Si è testimoni e discepoli di Gesù, se ogni giorno si vive la propria condizione secondo la sua Parola: nel rispetto della sacralità della vita dal momento del concepimento sino al suo termine naturale; nell’essere uomo (maschio) o donna (femmina); marito o moglie; padre o madre; genitore o figlio; battezzato, cresimato, consacrato.

La Vergine Maria, Madre della Redenzione, ci ottenga la grazia della perfetta fedeltà al suo Figlio Gesù e un cuore capace di amarlo senza riserve compiendo in tutto la sua volontà.

 

Autore: don Massimo Amelio

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