Parroco e fedeli laici: obbedienza necessaria

Parroco e fedeli laici: obbedienza necessaria

Parroco è il Presbitero preposto dal Vescovo alla cura spirituale dei cristiani che vivono in un territorio circoscritto e ben definito che si chiama Parrocchia.

Ogni Parrocchia è parte di una Diocesi. Preposto alla cura spirituale di una Diocesi è il Vescovo. Il Vescovo pasce il gregge che gli viene affidato, in comunione gerarchica con il Papa e nella comunione con gli altri Vescovi. La comunione è nella fede e nella verità che sono in Cristo. Il Parroco pasce il gregge a lui affidato, in comunione gerarchica con il Vescovo, al quale deve obbedienza e rispetto. Il Parroco esercita un triplice ministero: ammaestrare, santificare, dirigere. I tre ministeri devono rimanere sempre una cosa sola. Mai l’uno senza l’altro. Nella Comunità Parrocchiale lui agisce in nome di Cristo Capo e Pastore del suo gregge.

I fedeli laici devono a lui nelle cose che riguardano la fede, la verità, la grazia di Cristo Signore obbedienza e rispetto. L’obbedienza è alla fede e verità. Il rispetto è al suo ministero. Lo stesso rispetto e obbedienza che si dona a Cristo Signore va dato al Parroco da parte del fedele laico. Se non si ha una visione altissima di fede, si vedrà il Parroco come si vede un funzionario pubblico. Anzi il Parroco neanche si vede come un funzionario. Se il funzionario dice che una cosa non si può fare, non si può fare e basta. Quando il Parroco dice che una cosa non si può fare, la si deve fare e basta. È segno che siamo totalmente fuori dalla vera fede in Cristo Gesù, ma anche fuori dall’amore verso Gesù Signore. 

Dalla relazione con il Parroco si conosce chi è nella retta fede e chi invece con la fede gioca, scherza, perché l’ha soffocata nel cuore e nella mente. Chi mormora, chi critica, chi non ascolta nelle cose di Dio, chi disprezza, chi deride, mai potrà essere nella retta fede. Chi insegna cose contrarie, chi si ribella, chi giudica, chi condanna, chi denigra il suo Parroco attesta al mondo che è senza fede. Poiché non c’è missione evangelizzatrice senza fede, chi è fuori dall’obbedienza gerarchica, mai sarà benedetto dal Signore. La sua missione è un fallimento.

La fede va posta con urgenza nel cuore. Qualcuno potrebbe obiettare: ma il Parroco non è santo. C’è un’arma segretissima con la quale noi vinciamo il mondo: la preghiera incessante elevata al Signore per la conversione nostra e degli altri. È verità. Se noi non siamo santi, perché siamo peccatori o abbiamo una fede fatta su misura della nostra poca eleganza spirituale, giudichiamo e condanniamo, uccidiamo con la bocca e mandiamo all’inferno. Da non santi pensiamo e agiamo, parliamo da non santi. È sufficiente che noi ci convertiamo veramente al Vangelo di Cristo Signore perché il nostro cuore ami in modo differente e anche i nostri occhi vedano in modo differente.

Il peccatore vede dal peccato. Gli occhi del cuore sono di peccato e lui vede con questi occhi. Il santo vede dalla santità. Il superficiale dalla sua superficialità, il dannato dalla sua dannazione, il semplice dalla sua semplicità, il cattivo dalla sua cattiveria, il malvagio dalla sua malvagità, il pietoso dalla sua pietà, l’uomo evangelico dal Vangelo di Gesù. Per il fedele laico l’obbedienza al Parroco nelle cose di Dio è vera via di santificazione, di crescita spirituale, di grande esercizio nelle virtù.

Non penso che il Parroco crocifigga. Gesù ha obbedito ai suoi crocifissori. L’obbedienza è fino alla morte di croce. Quando si entra nella purezza della fede, si vede Dio in ogni cosa. Chi non vede Cristo nel Parroco di certo non è puro di cuore. Se il cuore non è puro, è segno che in esso vi è il peccato. Il peccato rende tutto impuro. Dal peccato ogni parola è impura e ogni giudizio malvagio. 

Il Parroco ha la sollecitudine di tutte le anime affidate alle sue cure. Lui sa che non ne deve perdere neanche una, altrimenti il Signore gliene domanderà conto. Perché quell’anima si è persa? Chi è responsabile? Il Parroco non può vendere il Vangelo. 

La Chiesa non è un mercato nel quale si vende il Vangelo a etti. Un etto lo prendo, un altro etto lo lascia. Nella Chiesa il Vangelo si dona tutto intero. Altrimenti rischiamo di pensare che esso sia un prosciutto che possa esser venduto a fette. Purtroppo oggi così si pensa. Mi piace la fetta della misericordia, la prendo. La fetta dell’elemosina, la prendo. Non piace la fetta del perdono, non la prendo. Non piace la fetta della giustizia, non la prendo. Non piace il Discorso della Montagna nella sua pienezza, non lo prendo. Si prende a gusto. 

Se il fedele laico vuole che la missione evangelizzatrice produca frutti, metta la vera fede nel cuore, la vera obbedienza nel suo spirito, la vera santità nella sua anima. Se il nostro cuore è santo, le parole sono sante. Se la nostra fede è vera, l’obbedienza è vera. Nessun frutto di Vangelo sarà prodotto senza obbedienza vera alla Legge del Signore e senza fede pura nella sua Parola. Il Parroco è purissima Legge del Signore per la comunità. Senza di Lui la comunità è in grande sofferenza. È come un campo abbandonato a se stesso.

La Madre di Dio e Madre nostra ci aiuti ad entrare nel Vangelo, per vivere ogni relazione dalla sua purissima verità, fatta legge della nostra vita. 

Autore: Mons. Costantino Di Bruno

 

Tratto dal sito:

http://mastrosblindo.altervista.org/monsdibruno/ 

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