La voce del Buon Pastore – IV Domenica di Pasqua (Gv 10,1-10)

La voce del Buon Pastore – IV Domenica di Pasqua (Gv 10,1-10)

Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la voce del Buon Pastore: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce (Gv 10,3-4).

Il Vangelo del Buon Pastore che si legge la IV Domenica di Pasqua nelle nostre Chiese afferma con estrema chiarezza che la vita cristiana è sequela di Cristo Gesù. E’ camminare dietro di lui lasciandosi guidare dalla sua sapienza celeste. È avere nel cuore il desiderio di calcare le sue orme fino a diventare gradatamente sua perfetta immagine nel mondo. Non però esteriormente, bensì nelle profondità del proprio essere.

Il Pastore parla, indica la via, e la pecora obbedisce senza tentennamenti. Tra i due vi è un’intesa particolarissima che nasce dalla conoscenza vicendevole. Il Pastore conosce le pecorelle e le chiama una per una per nome. Le pecorelle conoscono la voce del Pastore e lo seguono dovunque lui vada.

Tra i due vi è una perfetta sinergia. Né il Pastore senza la pecora, né la pecora senza il Pastore. L’uno vive per l’altra e l’altra vive per l’uno. Il Pastore ama il suo gregge e nell’amarlo, dando la vita per esso, si realizza. La pecorella si sente amata e trova nel Pastore la ragione del suo vivere e del suo esistere.

La Redenzione è questo stupendo mistero di unità. Dio e l’uomo insieme; Gesù e il cristiano intimamente legati tra loro tanto da essere un’unica vita, un unico respiro, un’unica missione di salvezza. È quando ci si vede inseriti in questo mistero, e ci si impegna con tutte le forze per realizzarlo sempre più in se stessi, che si comincia a sentire scorrere nella propria anima la vita divina che si è ricevuta in dono il giorno del Battesimo.

La vita cristiana è consegna incondizionata di se stessi al Buon Pastore, perché amarlo e sentirsi da lui amati vale più di tutto l’oro del mondo.

Da notare che chi decide la strada da percorrere è il Pastore. Lui è sapiente. Lui vede oltre. Lui conosce il sentiero della vita. Le sue pecorelle sono consapevoli di ciò e si rivestono di grande umiltà. Pertanto non fanno storie. Non si ribellano. Non assecondano i capricci del proprio cuore. Si lasciano condurre e accolgono di buon animo ogni indicazione che viene loro data, passo dopo passo.

Si comprende facilmente che l’obbedienza, che è perfetta povertà in spirito, è la virtù per eccellenza che rende possibile l’unità tra il Pastore e la pecora. Nell’autodeterminazione vi è solo morte, sconforto, inquietudine e separazione eterna. Nella consegna totale di sé vi è pace, serenità e gioia che avvolgono il credente e lo rivestono come di un manto.

Vi è però una cosa da dire. Da essa dipende il funzionamento di questo “meccanismo misterioso” che possiede in sé equilibri quanto mai delicati. Il Buon Pastore oggi ha scelto di parlare attraverso coloro che lui stesso chiama e costituisce sua presenza viva in mezzo al gregge: i Sacerdoti. Nella loro santità lui si manifesta e guida di persona le sue pecorelle. Su questo punto bisogna che si faccia grande chiarezza. Oggi infatti – più che mai – è forte la tentazione di pretendere che il rapporto con il Buon Pastore sia diretto, avulso da ogni mediazione umana. Questo è deleterio. Distrugge la fede alle sue radici e preclude ogni possibile cammino di santificazione autentica.

La Chiesa di Gesù Cristo è apostolica e cioè fondata sul Sacerdozio. Dove manca il Sacerdote non c’è comunità cristiana perché la voce del Buon Pastore viene contraffatta, modificata, annullata. Satana questo lo sa bene e da sempre si adopera per distruggere la verità del Sacerdote perché così distrugge all’istante la verità del cristiano, di Cristo e della Chiesa. Tocca a ciascuno non cadere nella sua trappola e non lasciarsi ingannare dai mille ladri e briganti che sempre lui usa per raggiungere il suo fine.

La Vergine Maria, Madre della Redenzione, interceda per noi, custodisca nella sua purezza la nostra fede e ci faccia comprendere e accogliere la verità del Sacerdote perché possiamo camminare sempre alla sequela di Gesù Buon Pastore.

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