La vite e i tralci – V Domenica di Pasqua (B)

La vite e i tralci – V Domenica di Pasqua (B)

“Io sono la vite, voi i tralci…Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla”.

L’immagine della vite e dei tralci, a cui Gesù fa riferimento nel Cenacolo poco prima di dare la vita per noi sulla croce, ci pone innanzi la verità dell’uomo che non deve mai essere negata o dimenticata.

Essa dice a noi, con estrema chiarezza, che non abbiamo la vita in noi stessi. Com’è detto già nelle prime pagine della Genesi, l’uomo vive se attinge la vita in Dio, rimanendo sempre fedele alla sua volontà. Fuori dell’obbedienza alla sua santa Legge vi è solo morte, distruzione, devastazione a tutti i livelli: esistenziale, ecclesiale, familiare, sociale, culturale, economico, politico, scolastico ecc.

Del resto è questo il significato dei due alberi in mezzo al Giardino piantato in Eden, che sono l’albero della vita e l’albero della conoscenza del bene e del male. Il primo – di cui l’uomo può e deve mangiare – dice che la vita è fuori dell’uomo. Il secondo – di cui l’uomo non può mangiare se vuole fare la volontà di Dio – dice che la vita è data solo a coloro che non si ergono ad arbitri del bene e del male, e cioè non si mettono al di sopra di Dio e rimangono sempre amorevolmente sottomessi alla sua eterna sapienza che vede oltre ogni apparenza.

Emanciparsi da Dio è l’errore più grave che si possa fare nella vita. Significa non amare Dio, non amare se stessi, non amare le persone che si hanno accanto, il creato e l’universo intero. Significa insuperbirsi e diventare stolti tanto da non riconoscere la differenza sostanziale tra la creatura e il Creatore. Significa altresì essere presuntuosi e ciechi, incapaci di vedere il grande amore dell’Onnipotente che sempre vuole custodire le sue creature come fa il Buon Pastore con le sue pecorelle.

L’uomo, in forza del suo stesso essere, che non potrà mai cambiare, non vive se recide il legame intimo e vitale (cf. GS 19) che lo lega a Dio. Ecco in che senso il tralcio deve rimanere sempre perfettamente innestato nella vite per attingere da essa linfa di vita, nel tempo e nell’eternità.

«In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla”» (Gv 15,1-5).

A tutto ciò che è già rivelato nell’Antico Testamento, sin dalle prime pagine della Sacra Scrittura, il Vangelo di questa V Domenica di Pasqua (B) aggiunge una verità quanto mai essenziale per noi, che viviamo in una società confusa e senza autentico discernimento nelle cose che riguardano Dio e la salvezza dell’uomo.

La verità è questa: Dio ha stabilito che ogni legame con l’uomo passi attraverso il suo Figlio unigenito, Cristo Gesù. È lui l’unico Salvatore dell’uomo, di ogni uomo che ha vissuto, vive e vivrà sotto il Cielo. Questo tema – tanto delicato – è stato tra l’altro ribadito nell’ultimo Documento emanato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, in data 22 febbraio 2018, dal titolo “Placuit Deo”.

Gesù non è il Redentore dei cristiani. È il Redentore dell’uomo. Solo lui è la vera Vite dal cui costato squarciato sgorga lo Spirito Santo, e cioè la Linfa che rigenera l’uomo, lo eleva, lo santifica, lo risuscita ogni giorno dalla morte causata in lui dal peccato. Se manca questa Vite, manca anche la Linfa e nessun tralcio, anche se animato di buone intenzioni, può vivere e produrre frutti di salvezza per sé e per gli altri.

Perdere Cristo è perdere tutto. Non avere lui è avere il nulla assoluto.

Questa consapevolezza dobbiamo avere e insegnare noi cristiani, battezzati, rinati da acqua e da Spirito Santo, per portare ovunque la luce della Verità che è Cristo Signore. Chi è risorto a vita nuova non può lasciare l’uomo nell’ignoranza religiosa. Deve illuminare ogni coscienza e far comprendere ad ogni cuore che l’uomo deve lasciarsi innestare in Cristo vera Vite dalla Chiesa, per poi custodire e alimentare in essa il suo legame intimo e vitale con Dio.

Che l’uomo possa scegliere – per motivi culturali o di altra natura che non possiamo conoscere appieno – di seguire altre vie che non siano il Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo – letto, interpretato e trasmesso dalla Chiesa Cattolica – è un fatto; ma che si dica che la missione è inutile e non serva fare di ogni uomo un figlio di Dio in Cristo e un suo discepolo e testimone, è un altro fatto. In questo secondo caso, siamo fuori dall’obbedienza a Dio, che è uno solo ed è Padre, Figlio e Spirito Santo. Siamo cioè fuori della vita, morti nel cuore e nella mente; siamo tralci secchi che servono solo per essere gettati nel fuoco della Geenna per bruciare in eterno nel rimorso di non aver fatto nulla per la salvezza propria e dell’umanità intera.

Che la Vergine Maria, Donna sapiente e coraggiosa, ci aiuti nella nostra missione e ci renda tralci vivi, innestati in Cristo vera Vite, che portano frutti abbondanti di vita eterna.

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