La fede non nasce da se stessa – Domenica dell’Ascensione (B)

La fede non nasce da se stessa – Domenica dell’Ascensione (B)

La fede è necessaria per vedere ogni cosa con gli occhi dello Spirito Santo.

Essa è virtù che apre la mente e il cuore e li rende capaci di vincere la mentalità del mondo che sempre vuole affossare l’uomo nell’immanenza per renderlo schiavo dell’ignoranza di Cristo e del suo mistero. Chi ha fede diventa libero perché non vive più per la terra, ma per il Cielo. Costui  non si lascia conquistare dalle cose vane, perché sa che tutto ciò che si possiede è un mezzo per amare il Signore e i fratelli. Chi ha fede comprende il significato autentico dell’esistenza terrena, e giorno per giorno coltiva nel suo cuore il desiderio di poter anche lui salire al Cielo con Gesù – quando verrà la sua ora – per vivere con lui in Paradiso per tutta l’eternità.

La fede è essenza della vita cristiana e chi non la possiede mai potrà essere discepolo e testimone del Figlio dell’Altissimo, che vuole la salvezza di tutti e per tutti è morto sulla croce ed è risorto al terzo giorno.

Tuttavia questa virtù particolarissima non nasce da se stessa. Essa nasce dall’ascolto della Parola di Gesù ed è per questo che proprio Gesù, salendo al Cielo, ha chiesto ai suoi discepoli, alla sua Chiesa, a ciascuno di noi, di “andare in tutto il mondo e proclamare il Vangelo ad ogni creatura”.

In quel tempo, Gesù apparve agli Undici e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano (Mc 16,15-20).

Gesù sa bene che un cristiano muto e ignorante non può essere strumento di salvezza. Una cristiano muto e ignorante – perché senza Parola di Dio – è già caduto in tentazione, ha perso la sua identità, ha tradito la sua missione, si è conformato ai pensieri del mondo e lascia che il pensiero del principe delle tenebre si diffonda in ogni cuore. Un cristiano muto e ignorante non contrasta la mentalità pagana che sempre tende a prendere il sopravvento nelle culture come la gramigna tende a soffocare il buon grano. È un cristiano che ha fallito la sua esistenza e non serve né a Dio e né agli uomini.

È per tale motivo che la predicazione in tutte le sue forme – Omelia, Catechesi, Catechismo, Convegni, Conferenze, Attività accademiche, Incontri di formazione di ogni genere, dialogo fraterno da cuore a cuore ecc. – deve essere sempre parte integrante dell’agire di ogni cristiano.

Se la Parola di Dio non risuona laddove l’uomo vive, soffre e spera, se non risuona laddove la persona umana si forma – nelle famiglie, nelle Parrocchie, nelle Scuole di ogni ordine e grado, nelle Università, nei luoghi di cultura e di pensiero – molte anime si perderanno. E questo accadrà perché nessuno avrà detto loro che credere in Cristo è necessario per essere salvati.

In questa Domenica dell’Ascensione di Gesù al Cielo, rinfranchiamo dunque la nostra fede nella missione che il divin Maestro ci ha affidato. Non lasciamo che le tenebre trionfino sulla luce. Non assopiamoci pensando che ci siano altri che annunciano il Vangelo al posto nostro. Non permettiamo alle nostre paure di impedirci di amare. Non diamoci per vinti quando incontriamo il diniego di molti che si sono lasciati conquistare dalla terra e vivono senza alcun desiderio di eternità.

Gesù conta su di noi. La Vergine Maria conta su di noi. La Chiesa tutta conta su di noi. Non deludiamo le loro attese, proclamiamo con la bocca e con la vita la Parola che salva, e lasciamo che lo Spirito Santo possa operare in noi e attraverso di noi le sue meraviglie.

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