IV Domenica di Avvento – Fede e obbedienza (Mt 1,18-24)

IV Domenica di Avvento – Fede e obbedienza (Mt 1,18-24)

Destatosi dal sonno, Giuseppe, fece come gli aveva ordinato l’Angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Oltre che ascolto, testimonianza e discernimento, la fede è anche obbedienza.

Non basta ascoltare il Signore che parla. Bisogna poi vivere secondo quanto da lui ordinato, facendo sì che ogni suo desiderio su di noi venga esaudito con infallibile precisone. Se questo non accade, il nostro rapporto con Dio è assai difettoso. Manca di ciò che è essenziale: la consegna della propria vita a Lui perché sia Lui ad operare salvezza attraverso di noi.

Per costruire il suo Regno, il Signore ha bisogno di soldati che eseguono i suoi ordini e non di ammutinati che nel mezzo della battaglia, o prima ancora di iniziare a combattere, si ritirano esponendo i propri compagni a morte sicura. Lo Spirito Santo, e soltanto Lui, è lo Stratega infallibile che conosce tempi, modalità e vie efficaci perché la luce trionfi sulle tenebre e il male non abbia il sopravvento. Noi al contrario siamo inesperti, ciechi, facilmente condizionabili da ciò che accade, ignari del pericolo e soprattutto incapaci di governare la storia.

Dovremmo essere più umili e comprendere che l’obbedienza è il cuore della vita cristiana e di ogni autentica sequela di Cristo! La promessa delle promesse che facciamo ogni volta che recitiamo il Padre nostro non è forse quella di obbedire a Dio? Diciamo infatti: “Padre, sia fatta la tua volontà; come in cielo, così in terra”. Se manca l’obbedienza, la fede è falsa. Non produce salvezza perché Dio non può operare attraverso di noi.

Per comprendere lo stretto legame che esiste tra Parola di Dio, fede e obbedienza ci può essere utile ciò che dice San Giacomo nella sua lettera:

Fratelli, siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi; perché, se uno ascolta la Parola e non la mette in pratica, costui somiglia a un uomo che guarda il proprio volto allo specchio: appena si è guardato, se ne va, e subito dimentica come era. Chi invece fissa lo sguardo sulla legge perfetta, la legge della libertà, e le resta fedele, non come un ascoltatore smemorato ma come uno che la mette in pratica, questi troverà la sua felicità nel praticarla (Gc 1,22-25).

Una Parola di Dio ascoltata che rimane tale è parola illusoria. Scompare in un istante senza lasciare alcuna traccia. Non genera salvezza perché non cambia la storia. È parola non efficace, morta e sepolta nel nostro cuore.

San Giuseppe non si limitò ad ascoltare l’Angelo che gli apparve in sogno. Destatosi, fece come gli era stato ordinato e per questo fu causa di salvezza per Gesù e per Maria. Non solo al momento in cui gli fu chiesto di prendere Maria come sua sposa; anche quando gli fu comandato di fuggire in Egitto perché il cattivo Erode voleva uccidere il Bambino. Giorno per giorno, istante per istante, sempre e comunque, egli fece la volontà di Dio e non quella degli uomini. Non comprese tutto. Ma obbedì perché grande era la sua fede.

L’obbedienza di Giuseppe fu perfetta. Fu pronta, immediata, scrupolosa. Egli non perse tempo a pensare e ripensare cosa stava accadendo. Non si mise a discutere. Non fece storie. Non lasciò spazio a dubbi e perplessità che sarebbero stati fatali. All’istante obbedì e fece ogni cosa con grande umiltà. Al contrario noi perdiamo secoli per convincerci che solo nella volontà di Dio è la nostra pace e ci affanniamo ad arrampicarci sugli specchi scivolosi dei nostri pensieri che non danno alcuna salvezza. Dobbiamo ammetterlo: siamo veramente stolti e testardi!

Obbedire non è facile. È vero. La nostra natura è ribelle. I pensieri che affollano la nostra mente sono infiniti. Soffriamo tutti, bene o male, di superbia e tendiamo a ritenerci più sapienti di Dio. Consideriamo la vita qualcosa che ci appartiene e perciò decidiamo con disinvoltura di condurla sui sentieri che più ci piacciono. Ma se vogliamo che il Signore operi attraverso di noi, non possiamo ragionare così. Dobbiamo mettere da parte tutto per servire Lui e soltanto Lui che sa qual è il bene più grande e la via migliore di tutte per la nostra e altrui salvezza.

San Giuseppe, Sposo castissimo della sempre Vergine Maria, ci ottenga la grazia di poterlo imitare e ci aiuti nel cammino della vita affinché, come lui, obbediamo a quanto il Signore ci chiede nella sua eterna sapienza.

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