Gesù si trasfigura sul monte (Mt 17,1-9)

Gesù si trasfigura sul monte (Mt 17,1-9)

Gesù stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo» (Mt 17,5).

Nella nostra vita abbiamo due possibilità: ascoltare Gesù o ascoltare noi stessi; fidarci di Lui o delle nostre false sicurezze; lasciarci muovere dallo Spirito Santo o consegnare la nostra esistenza al principe delle tenebre. Questo non solo nelle grandi scelte ma anche in quelle piccole, di ogni giorno, che a volte appaiono insignificanti, di poco conto. Pensare che ci siano mezze misure è stoltezza. Gesù è stato chiaro. Tocca a noi accogliere le sue parole e non rincorrere false illusioni: “Non potete servire due padroni…” (cf. Mt 6,24).

Il pensiero del mondo e il pensiero di Cristo non sono conciliabili. L’uno esclude l’altro. L’uno è luce, l’altro è tenebra. L’uno genera vita, l’altro genera morte. L’uno è fonte di benedizione, l’altro lascia l’uomo nella sua miseria più grigia. L’uno ci apre le porte del Paradiso, l’altro ci apre le porte dell’Inferno. E si badi che in entrambi i casi parliamo di eternità.

Eppure oggi questa verità sembra per molti non avere nessuna importanza. Tutto può essere gettato nel calderone della storia in nome di una fantomatica tolleranza che non distingue più il bianco dal nero, il bene dal male, la grazia dal peccato. Ciò che conta è dare sfogo alla propria creatività più assurda. Che poi questa sia sganciata da ogni riferimento con la volontà di Dio, poco interessa a piccoli e grandi. Anzi, molti pensano addirittura che tale sganciamento sia necessario per avere maggiore libertà di espressione: un Vangelo che invita a prendere ogni giorno su di sé la croce del limite imposto dalla Legge del Signore e scritto a caratteri cubitali nella natura creata dà fastidio, è un peso di cui bisogna liberarsi, è un fattore di stress che deve essere eliminato per crescere in modo sereno. Ci si dimentica però che la pace è dono di Dio. Il mondo non può donarla. Esso sa solo somministrare veleni di morte e di disperazione a quanti si lasciano ingannare da lui e dai suoi geniali filosofi di turno.

Chiediamoci in questa seconda Domenica di Quaresima: perché Gesù ha portato con sé sul monte Pietro, Giacomo e Giovanni e si è trasfigurato dinanzi a loro? La risposta è semplice. Pietro, Giacomo e Giovanni non si fidavano di Gesù e in realtà, pur camminando con lui lungo le strade della Palestina, rimanevano ancorati ai loro pensieri e si lasciavano influenzare dalla mentalità del mondo nelle loro scelte quotidiane. Anche loro, come tanti, pensavano che Gesù dovesse eliminare dalla storia degli uomini ogni sofferenza, perché la sofferenza non può coniugarsi con la gioia di vivere. Essa è nemica dell’uomo e inseparabile compagna della tristezza e dell’angoscia.

Ma Pietro, Giacomo e Giovanni si sbagliavano di grosso. Gesù insegnò loro che il vero nemico dell’uomo non è la sofferenza, bensì il peccato che la genera. È il peccato che toglie la pace e la serenità. Quel peccato che è emancipazione da Dio, sordità del cuore e della mente, chiusura insensata all’azione della sua grazia, pretesa assurda di essere più saggi di lui.

Gesù trasfigurandosi sul monte ha mostrato ai suoi discepoli la gloria celeste, che è il frutto della fede che si fa obbedienza alla volontà di Dio, della fiducia nell’Onnipotente che non tradisce coloro che lo ascoltano, dell’amore che si fa offerta di sé per la Redenzione dell’umanità. Ha mostrato il frutto della croce che, se vissuta alla sua maniera, è albero fecondo da cui nasce la salvezza nel tempo e nell’eternità.

Anche noi, come Pietro, Giacomo e Giovanni, abbiamo molto da imparare in questa seconda Domenica di Quaresima. Se vogliamo dare un svolta alla nostra vita e gustare la pace vera, dobbiamo fidarci di Gesù e convincerci che lui ha sempre ragione. Sempre e comunque, anche quando è difficile rimanere fedeli alla sua Parola, dobbiamo abbandonarci alla sua sapienza nella certezza che con il suo aiuto anche le croci più pesanti diventano leggere (cf. Mt 11,28-30).

Che la Vergine Maria, Donna umile e sapiente, ci ottenga la grazia della perfetta obbedienza alla volontà di Dio e il coraggio di camminare verso il monte Calvario.

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