Gesù ricompone la fede – Fuori del sepolcro

Gesù ricompone la fede – Fuori del sepolcro

Appena risorto, per prima cosa, Gesù ricompone la fede nei suoi discepoli che erano smarriti e confusi dopo la sua morte in croce e la sua sepoltura.

È questo il motivo per cui, già di Domenica, giorno della sua Resurrezione, appare in più parti e a più persone e a tutti dice di credere a quanto aveva preannunciato quando era ancora vivo nella sua carne mortale (cf. Mt 16,21). Il Maestro non aveva ingannato i suoi discepoli. La storia gli dà testimonianza. Sulla sua Parola il credente può e deve erigere il suo edificio spirituale che non crollerà in eterno. La sua Parola è una, nella profezia e nel suo compimento.

La fede non può essere schizofrenica. Non può essere fatta a compartimenti stagno. Si prende una parte del mistero e tutto il resto lo si lascia. La fede, per dare luce all’esistenza, deve camminare ogni giorno di più verso la sua perfezione. Le singole verità che rivelano il mistero di Cristo vanno conosciute, credute, assemblate nel proprio cuore come fossero i singoli pezzi di un puzzle. Se questo non si fa, manca la visione globale di Gesù e si rimane nell’ignoranza di lui. Si hanno dei contorni del suo volto. Si conoscono barlumi del suo amore. Si rimane però nella propria umanità incompleta, irrealizzata, succube della tentazione e impastata di peccato.

Il lavoro di ricomposizione della fede nei cuori è opera di vitale importanza che non va mai e poi mai tralasciata se non si vuole che il dubbio e il turbamento paralizzi i cristiani e li renda incapaci di generare salvezza. Quest’opera tocca oggi alla Chiesa poiché è Essa che deve oggi agire in perfetta continuità e sintonia con il suo Fondatore che ne è anche il Signore risorto. Se lui si è dato da fare per quaranta giorni per ricomporre e perfezionare la fede dei suoi discepoli, la Chiesa dovrà darsi da fare per quarant’anni – cioè per una vita intera – per fare lo stesso con i suoi figli prima che con il mondo.

Una Chiesa la cui fede è spezzettata, è una Chiesa fragile, assai vulnerabile, facilmente sconfitta dai maestri delle tenebre che sanno come confondere i cuori e le menti con le loro astute teorie antievangeliche. Il lavoro della formazione delle coscienze nella sapienza celeste deve perciò essere ininterrotto e su di esso bisogna investire le forze migliori. La responsabilità è del singolo e dell’intero corpo ecclesiale. Ognuno deve preoccuparsi di crescere personalmente nella fede fino alla perfezione e al contempo fare tutto ciò che è in suo potere per aiutare gli altri battezzati a fare lo stesso.

«Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io!» (Lc 24,38-39).

Apparendo ai suoi discepoli che stavano discorrendo a coloro che erano venuti da Emmaus, Gesù ricompone l’unità che c’è tra il Crocifisso e il Risorto. Non si tratta di due persone diverse. Sono la stessa Persona. Chi è morto sulla croce è anche risorto. Non è più nel sepolcro perché non era possibile che il servo del Signore vedesse la corruzione (cf. At 2,22-31). Il Crocifisso non è uno sconfitto. È il Vincitore della morte, avvolto di gloria eterna e rivestito per sempre di splendore.

Questa unità tra il Crocifisso e il Risorto va recuperata anche oggi. Chi vuole diventare partecipe dei frutti della Redenzione – o della Pasqua che dir si voglia – deve credere nel Crocifisso e non solo nel Risorto. Deve credere cioè in Colui che ha obbedito in tutto alla volontà del Padre e non ha messo nulla di suo in ciò che gli è stato chiesto di fare. Il Crocifisso è manifestazione dell’onnipotenza divina al pari di come lo è il Risorto. La modalità è diversa, ma la sostanza non cambia. Il Crocifisso è l’Uomo dei dolori che ha sopportato la grande sofferenza e non è sceso dalla croce perché sostenuto dall’onnipotenza di Dio. Il Risorto è l’Uomo il cui corpo è stato reso tutto spirituale e glorioso dalla stessa onnipotenza di cui sopra. Con occhi di fede, illuminati dalla conoscenza secondo verità della Parola di Dio, questo mistero di amore deve essere colto in tutta la sua interezza altrimenti la salvezza non nasce sulla terra.

Quando accade questo? Quando dalla stessa onnipotenza divina ci si lascia conformare in tutto al Crocifisso Risorto. Si accoglie il mistero nel proprio cuore per divenirne parte viva, nel tempo prima e nell’eternità dopo. È questa la fede che ci è chiesta. Una fede che diventa vita, parola, opera, esistenza redenta per la salvezza di se stessi e del mondo intero.

Che la Vergine Maria, in cui il mistero di Cristo crocifisso e risorto si è compiuto alla perfezione, interceda per noi affinché possiamo dare completezza alla nostra e altrui fede.

Autore: don Lucio Bellantoni (info) (profilo Twitter)

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