Fede schizofrenica o testimonianza coraggiosa – XII Domenica Ordinario

Fede schizofrenica o testimonianza coraggiosa – XII Domenica Ordinario

Siamo cristiani non per noi stessi ma per il Regno di Dio che tocca a noi costruire giorno per giorno con entusiasmo e coraggio. Gesù ci ha scelti perché ha bisogno di noi e desidera renderci suoi strumenti per mostrare il suo amore e conquistare infinite anime. Per tale motivo la testimonianza è dimensione essenziale della nostra vita e non accessorio. Questo va detto perché altrimenti ci sfugge il fine della nostra esistenza e camminiamo invano, sciupando le nostre forze e il nostro tempo.

Se riduciamo il cristianesimo ad un fatto cultuale, fatto cioè di riti che sganciano la vita vissuta fuori dalle Chiese da quanto celebriamo in esse, scadiamo in una fede schizofrenica. Siamo cristiani quando celebriamo la Messa o recitiamo il Rosario e pagani quando camminiamo lungo la via, frequentiamo le piazze, viviamo fuori dalle sacre mura.

Il cristianesimo non è la religione del culto fine a se stesso. È la religione del culto che deve cambiare il cuore perché il cristiano, dal cuore nuovo, cambi la storia. Il Vangelo infatti va vissuto nella quotidianità dell’esistenza perché è lì che si trovano le anime da condurre a Cristo. Celebrare il culto e non prendersi a cuore la salvezza delle anime, non serve ed è anzi spesso controproducente perché può diventare una giustificazione alla propria pigrizia spirituale.

Gesù sempre ha camminato sulle strade della Palestina manifestando l’amore del Padre suo e rendendogli testimonianza dinanzi a chiunque. Ricchi, poveri, sani, malati, gente comune e potenti di questo mondo sono stati da lui visti come persone a cui far conoscere la verità del Vangelo che illumina le coscienze e insegna il discernimento tra bene e male. La vita di Gesù era fatta di due momenti particolari: il momento da dedicare al contatto con il Cielo per attingere in esso ogni grazia, e il contatto con gli uomini su cui riversare la grazia attinta. Gesù non viveva per se stesso la perfetta comunione con il Padre suo. La viveva come condizione di possibilità e fondamento stabile della missione.

Su questo versante dobbiamo tutti lavorare alacremente. Un cristianesimo schizofrenico non ci rende strumenti dell’amore di Dio. Piuttosto rischia di trasformarci in farisei che riducono la fede ad una sorta di maschera che si indossa all’occorrenza e ci si toglie quando a qualcuno può dare fastidio perché invita alla conversione, o perché il fastidio lo può dare a noi che potremmo essere derisi in quanto discepoli di Gesù.

Il Vangelo ha bisogno della nostra testimonianza. Del resto, se ci pensiamo, è questo il significato profondo della Cresima che è il Sacramento con cui tutti ci impegniamo personalmente a seminare ovunque la Parola che salva e converte. L’immagine del soldato, antica e sempre nuova, rende bene l’idea. Il soldato non è tale semplicemente in caserma, quando tutto attorno tace e si può vivere spensieratamente sorseggiando una bibita fresca o sbrigando qualche pratica burocratica. Il soldato è tale quando imbraccia le armi della luce e va a combattere nelle strade del mondo rischiando anche la vita. È lì, e non semplicemente in caserma, che ha l’occasione di mostrare quanto vale ma soprattutto di sconfiggere il nemico strappando dalle sue fauci le anime da salvare.

La testimonianza non è facile. Richiede da parte nostra grande coraggio. Ma è essa che conquista i cuori e li muove a conversione. I Santi – e in particolare i Martiri – ce l’hanno insegnato. Essere derisi non piace. Essere perseguitati e additati come gente arretrata che non pensa come il mondo, nemmeno. Ma è questa la via per attrarre a Cristo e mostrare a tutti il suo amore liberante.

Tocca a noi credere. Anche perché come afferma con chiarezza il Vangelo di questa XII Domenica del Tempo Ordinario, se non riconosciamo Cristo dinanzi agli uomini, neanche lui ci riconoscerà davanti al Padre suo che è nei cieli.

Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli (Mt 10,32-33).

C’è veramente da chiedersi: vale la pena guadagnare il mondo intero se poi perdiamo la nostra anima perché abbiamo preferito le tenebre alla luce?

La Vergine Maria, Donna invincibile nella fede che ha reso testimonianza alla Verità, interceda per noi e ci renda soldati coraggiosi del suo Figlio Gesù.

Per la liturgia della XII Domenica del Tempo Ordinario Anno A clicca qui

error: Content is protected !!