Eucaristia Farmaco dell’immortalità – Corpus Domini 2017

Eucaristia Farmaco dell’immortalità – Corpus Domini 2017

Sant’Ignazio di Antiochia definiva a ragione l’Eucaristia “Farmaco d’immortalità”. Egli, nella sua saggezza, aveva capito ciò che noi non abbiamo ancora capito, o per lo meno non vogliamo accettare: siamo tutti infettati dal virus letale che Satana ha iniettato in noi, non solo nell’anima ma anche nel corpo e nello spirito.

Ecco perché Gesù, nel Vangelo che la Chiesa ha scelto quest’anno di proporci nella Solennità del Corpus Domini, dice con fermezza sconvolgente a ciascuno di noi: “se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita” (Gv 6,53).

Non facciamoci illusioni. Tutti, senza alcuna eccezione, siamo nella morte perché tutti abbiamo una stessa origine in quanto proveniamo da un unico ceppo che ha in Adamo ed Eva la sua radice. Il peccato è entrato nella storia e attanaglia la nostra umanità perché si trasmette di generazione in generazione, di padre in figlio, senza fare sconti a nessuno.

Qualcuno potrebbe obiettare: ma il Battesimo non toglie forse il peccato originale? È vero, lo toglie, ma le conseguenze storiche rimangono scritte nel nostro essere e fanno sentire tutto il loro peso giorno dopo giorno. Basta essere onesti con se stessi e farsi un buon esame di coscienza per capire che l’orgoglio, la superbia, la concupiscenza, la fragilità, l’inclinazione al male rimangono e sono forti in noi.

Rimanere saldi nella volontà di Dio in ogni istante della nostra vita, superare le infinite prove che si presentano dinanzi a noi, sopportare le numerose sofferenze, vincere le tentazioni che sempre bussano alla porta del cuore, non è affatto facile. Veramente dobbiamo rinnegare noi stessi, e non sempre ce la facciamo nonostante la buona volontà! È quanto afferma San Paolo in quello stupendo passo della Lettera ai Romani il cui crudo realismo ci fa tremare:

«Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene: in me c’è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. […] Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore! » (Rm 7,18-19.24-25).

Alla luce di queste parole, comprendiamo qual è la reale condizione dell’uomo: siamo tutti “malati”, spiritualmente parlando, e perciò bisognosi di guarigione. Ma il Farmaco necessario non viene dalla terra, bensì dal Cielo. Non è, né potrà mai essere, fabbricato d’alcuna Industria farmaceutica per quanto all’avanguardia nelle sue ricerche. Il Farmaco di cui abbiamo bisogno non è una cosa, è una Persona divina e si chiama Gesù Cristo. Solo lui, e nessun altro, toglie il peccato e guarisce la nostra natura. Solo lui ci rende immortali perché ci rende partecipi della sua divinità e lentamente, giorno per giorno, ci rende forti e capaci di amare, di scegliere il bene con i fatti e non solo con le parole o le buone intenzioni.

All’uomo di oggi manca questa consapevolezza, perché manca l’umiltà di aprire gli occhi e vedere la sua pochezza nella sua reale condizione storica. Se Gesù non viene in nostro aiuto, se Gesù non ci fa suoi, se non mangiamo il suo Corpo e non beviamo il suo Sangue, siamo tutti votati allo sterminio, perché il processo della nostra decomposizione è già in atto. L’uomo non lo può arrestare perché non esiste uomo sulla terra che da esso sia immune. È questa la consapevolezza e l’umiltà che manca nei cuori. E ciò si evince dal fatto che sono tanti coloro che neanche si pongono il problema della salvezza. Ci si sente giusti e si pretende di essere “salvatori” dell’umanità mentre non si è neppure salvati.

L’uomo di oggi – e non di rado il cristiano – è purtroppo caduto dalla retta fede, e percorrendo vie di pura illusione dimentica che Gesù “non è venuto per i sani ma per i malati” (cf. Mt 9,9-13) perché siano guariti dalla sua grazia che si attinge dall’Eucaristia e dagli altri Sacramenti, ricevuti con le giuste disposizioni d’animo.

Il Corpus Domini sia per tutti noi l’occasione giusta per imparare che l’Eucaristia è il “Pane degli Angeli, il Pane dei pellegrini che non deve essere gettato” (cf. Sequenza). Tutti ne abbiamo bisogno ed è regola di saggezza per noi rivestirci di grande umiltà e iniziare un cammino serio di conversione che fa dell’Eucaristia la “fonte e il culmine” della nostra esistenza.

Ci aiuti in questo proposito la Vergine Maria, Madre della Redenzione, e interceda perché possiamo come lei accogliere e far fruttificare in pienezza la grazia di Dio che ci è donata per mezzo della Chiesa.

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