Collaboratori e non avversari dell’amore di Dio – XXVII Domenica Ord A

Collaboratori e non avversari dell’amore di Dio – XXVII Domenica Ord A

La parabola dei vignaioli omicidi, che la Liturgia di questa Domenica ci presenta, è una rappresentazione simbolica della storia della salvezza. In essa è messo in evidenza il grande amore di Dio per l’umanità che non si arrende dinanzi al peccato, ma anche la nostra responsabilità che ci chiama ad essere collaboratori e non avversari di questo amore sconfinato.

Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini…» (Mt 21,33-46)

Il Padre celeste conosce la fragilità dell’uomo. Sa che costui è di dura cervice e non di rado si abbandona alla superbia che gli fa dimenticare che fuori dall’obbedienza al Creatore vi è solo morte per sé e per gli altri. Sa che la superbia infetta tutti. Conquista il cuore dei piccoli e quello dei grandi, dei sudditi e di quanti occupano posti di governo. Persino gli operai più specializzati, quelli che sono stati da lui scelti come affidatari della Vigna, possono essere avvolti dalle sue spire tanto da decidere di ribellarsi contro il padrone e coloro che egli manda come suoi messaggeri.

Ma Dio non si dà per vinto ed è pronto a tutto pur di salvare le sue creature. È persino disposto a far soffrire i suoi servi – cioè coloro che decidono di consegnare a lui la propria vita – e addirittura a dare il suo Figlio unigenito dall’alto della Croce perché l’umanità ribelle si riconcili con lui. Il Padre celeste non vuole la morte del peccatore (cf. Ez 18,21-28). Desidera con tutte le sue forze che si converta e viva, e perciò attende la sua conversione mentre va incontro ad ogni cuore in diversi i modi perché la salvezza si compia.

Questo amore noi tutti dobbiamo imitare e fare nostro. Solo così potremo aiutare tanti ad abbandonare la via del male e al tempo stesso far sì che chi cerca la Verità la trovi.

Gli affidatari della Vigna siamo noi, seppure abbiamo diverse responsabilità in ordine alla sua fruttificazione. Ieri il Padre celeste ha avuto bisogno dei Patriarchi e dei Profeti, dei Giudici e dei Re, dello stesso suo Figlio unigenito nato nella carne e dei suoi Apostoli. Oggi ha bisogno di noi.

La Vigna non può essere abbandonata a se stessa né deve diventare un’occasione di losco guadagno. Ha bisogno di molte cure e di gente che la sappia amare con lo stesso cuore di Cristo e del Padre. In essa vi sono tralci molto fragili, anime che meritano tanta delicatezza e dedizione. Il loro cuore è pronto ad accogliere la grazia per lasciarsi trasformare da essa ma va accompagnato nel cammino della vita. Il peccato dei farisei – che non dobbiamo assolutamente commettere – era quello di trascurare la vigna, di non preoccuparsi minimamente del popolo di Dio. Quanti erano stati affidati alle loro cure erano da loro ignorati e spesso anche giudicati degni di morte. Non è questo l’atteggiamento che ci è chiesto.

Imitare il Padre celeste significa per noi desiderare la conversione e la salvezza di tutti, e cercare nello Spirito Santo nuove vie perché ogni cuore si intenerisca e si lasci conquistare dall’amore di Dio.

Solo in tal modo saremo collaboratori e non avversari dell’Altissimo. Per mezzo nostro tanti potranno assaporare le meraviglie che la grazia di Dio opera. Quanti sono di buona volontà, anche se peccatori, si sentiranno amati e non giudicati, accolti e non abbandonati a se stessi. Il loro cuore, seppur lentamente, si aprirà alla speranza e una nuova era inizierà per l’umanità intera.

Ognuno di noi, dunque, si metta a lavoro. Lo faccia però con la consapevolezza che la Vigna non ci appartiene. Le anime non sono nostre. Ci sono affidate ma non ci sono state regalate. Ecco perché la salvezza si compirà solo nella perfetta obbedienza a quanto il Padrone ci chiede giorno per giorno di fare. A lui non possiamo sostituirci perché combineremmo solo guai. Lui solo infatti conosce il mistero di ogni cuore e sa di cosa un cuore ha bisogno, se di consolazione o di una parola forte che lo inviti al ravvedimento, se di una carezza o di una tirata di orecchie. Solo il Padrone conosce le diverse qualità di uva presenti nella Vigna e solo lui sa come vanno trattate. Se usciamo dalla fedeltà alla sua volontà, diventeremo in breve cinghiali selvatici. Non avremo nessuna possibilità di far sì che la Vigna produca perché la superbia non è mai benedetta da Dio.

La Vergine Maria, celeste Custode delle anime e di tutta la Chiesa, ci aiuti con la sua potente intercessione e il suo sostegno materno.

Clicca sul link seguente per la liturgia di questa XXVII Domenica del Tempo Ordinario A

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