Capacità di ascolto – XXIX Domenica Ord (B)

Capacità di ascolto – XXIX Domenica Ord (B)

La vita cristiana è prima di ogni altra cosa capacità di ascolto della voce dell’Onnipotente. Lui apre la bocca. Noi apriamo le nostre orecchie. Lui ci rivela i suoi desideri. Noi ci impegniamo con tutte le forze a realizzarli, sempre sostenuti dalla sua grazia.

In fondo è ciò che diciamo tutte le volte che recitiamo il Padre nostro, e precisamente quando chiediamo a lui che “sia fatta la sua volontà, come in Cielo così in terra”. Non la nostra, ma la sua. È questo il giusto atteggiamento del cuore che deve sempre accompagnarci. Il cristiano è uomo dell’ascolto del suo Dio, che crede fermamente che solo nella volontà del divin Maestro è la pace, la salvezza, la redenzione, la gioia di vivere.

Eppure accade – e anche spesso – che facciamo lo stesso errore di Giacomo e Giovanni, che andarono da Gesù con la pretesa che lui si sottomettesse alla loro volontà:

«In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: “Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo”. Egli disse loro: “Che cosa volete che io faccia per voi?”. Gli risposero: “Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”» (Mc 10,35-37).

In queste loro parole è l’incipit che in qualche modo colpisce e sconvolge. Come può la creatura dire al suo Creatore: “vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo”? Come può la creatura dettare le regole al Creatore, se tra i due vi è un abisso in quanto a natura e sapienza?

Dobbiamo ammetterlo. Siamo stolti tutte le volte che pretendiamo che Dio faccia la nostra volontà. È questione di umiltà, ma anche di ragionevolezza. Noi siamo assai miopi, anzi, siamo ciechi. Vediamo a stento il nostro presente, figuriamoci se possiamo vedere il nostro futuro.

Piuttosto dobbiamo dire: “Signore, tu sai tutto. Tu vedi oltre ogni apparenza. Tu sei l’onnisciente e conosci il mio più grande bene. Abbi pietà di me e vieni in mio aiuto. Mostrami la tua volontà. Rivelami il progetto che tu vuoi realizzare con me e donami la forza, ogni giorno, di fare solo ciò che tu desideri. Liberami da ogni pensiero vano e da tutto ciò che potrebbe impedirmi di camminare sulla via che tu vuoi che io percorra. Signore Gesù, io confido in te e nella tua eterna sapienza”.

Pensare così la nostra esistenza, vederci creature bisognose di essere guidate passo dopo passo dal Dio onnipotente e santo, che ci ha creati e ci ama di eterno amore, è ciò che non solo ci rende sapienti e ci preserva dal commettere errori, ma anche ci dona tanta serenità. Se pensiamo da noi stessi il nostro futuro andiamo in tilt. La nostra vita infatti è un grande mistero e noi non possiamo comprenderla appieno. Bisogna invece che lasciamo che sia il Padre celeste a scriverne la trama, senza pretese e con le orecchie del cuore sempre tese ad ascoltare la sua voce.

Sorge tuttavia una domanda: “allora non serve pregare? Allora noi non abbiamo voce in capitolo su ciò che concerne la nostra vita?”. La risposta a tale interrogativo non può che essere negativa. Pregare serve, e come! E del resto il Signore vuole che noi partecipiamo attivamente alla storia della salvezza. Ma ciò che deve cambiare è il nostro atteggiamento. La preghiera per noi è tutto, perché tutto è grazia che va chiesta a Dio, con fiducia e senza mai stancarsi. Il problema però è un altro: dobbiamo sempre lasciare al Padre dei cieli l’ultima parola.

Come Gesù, nel Getsemani, dobbiamo presentare a Dio le nostre richieste, ma con quella forma che è completamente diversa da quella che Giacomo e Giovanni usarono con il loro Maestro: «Padre, se è possibile allontana da me questo calice. Ma non si compia la mia, ma la tua volontà» (cf. Mc 14,36).

La preghiera di Gesù non fu una pretesa. Fu un’umile richiesta, un presentare la propria sofferenza, la propria angoscia, le proprie paure dinanzi al trono dell’Altissimo, ma con la totale disponibilità del cuore a fare poi ciò che lui avesse deciso. Possiamo e dobbiamo rivolgerci al Padre nostro celeste per chiedergli tutto. Ma non per imporre la nostra volontà, bensì per accogliere in toto la sua, perché solo in essa è la nostra pace.

Che la Vergine Maria, nostra Madre e Regina, intenerisca i nostri cuori e ci insegni a camminare sempre sulla strada che Dio traccia per noi.

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