Apri i nostri occhi, Signore – Il cieco nato (Gv 9,1-41)

Apri i nostri occhi, Signore – Il cieco nato (Gv 9,1-41)

Detto questo, Gesù sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva (Gv 9,6-7).

Il miracolo del cieco nato, che la quarta Domenica di Quaresima ci presenta quest’anno, nasce dall’iniziativa di Gesù e dalla sua compassione. È lui che si avvicina a quell’uomo dimenticato da tutti e lo guarisce. Con la sua onnipotenza creatrice pone fine alla sua grande sofferenza e apre i suoi occhi affinché possano vedere la luce e contemplare le meraviglie che Dio sa compiere per i suoi figli. Per intenderci, non è il cieco nato a chiedere il miracolo. È Gesù che lo compie sotto la potente mozione dello Spirito Santo che sempre guidava ogni suo atto.

Questo particolare è di grande importanza perché ci fa comprendere che non siamo soli nel cammino della vita. L’uomo può abbandonarci. Può decidere di dimenticarsi di noi. Può anche considerarci inutili mendicanti della piazza. Ma Gesù ci ama, è presente nella nostra storia e anche quando sembra che non sia accanto a noi è lì che vigila sulla nostra vita, pronto ad intervenire al momento opportuno per risollevarci con la sua grazia.

La certezza che Dio non ci abbandona non deve mai svanire dal nostro cuore. Nonostante le sofferenze più atroci, nonostante le prove più difficili da superare, nonostante tutto, non dobbiamo permettere che lo sconforto abbia il sopravvento. È vero, la storia insegna che nella vita di ognuno possono esserci momenti bui, in cui tutto sembra precipitare. Ma è proprio in quei momenti che dobbiamo rafforzarci nella fede e rifugiarci nel cuore di Gesù perché chi “confida nel Signore non rimane deluso” (cf. Sal 31).

L’episodio del cieco nato è un passo stupendo del meraviglioso Vangelo della speranza che oggi più che mai dobbiamo far risuonare fino agli estremi confini della terra. I nostri occhi possono essere chiusi. Di fatto lo sono, perché tutti siamo ciechi dalla nascita in quanto nati sotto il regime del peccato. Ma gli occhi dell’Onnipotente sono aperti giorno e notte, e non si stancano di guardare la nostra umanità fragile e bisognosa di redenzione.

Ancora oggi Gesù passa, ci vede, si avvicina a noi e si china sulla nostra cecità perché desidera ardentemente che passiamo dalle tenebre alla luce. In fondo, se ci pensiamo, è questo il fine dell’Incarnazione e poi della Pasqua di Cristo. Gesù nasce per farsi nostro compagno di viaggio, ci mostra nella sua carne lo splendore dell’amore di Dio, muore sulla croce per liberarci dal potere del male e aprirci le porte del Paradiso. Veramente grande è la sua misericordia! In eterno e per sempre dobbiamo lodarlo e benedire il suo nome.

Tuttavia l’iniziativa di Gesù non basta. Bisogna che noi crediamo in lui e facciamo quanto lui ci chiede. L’obbedienza alla sua volontà rimane, e sempre rimarrà, condizione necessaria perché i nostri occhi si aprano e noi possiamo “adorarlo in spirito e verità” (cf. Gv 4,23-24).

Il miracolo della guarigione del cieco nato si è compiuto perché lui ha fatto quanto gli è stato chiesto di fare. Senza indugiare, senza perdere neanche un istante, è andato a lavarsi nella piscina di Siloe e solo allora i suoi occhi si sono aperti.

Per noi vale la stessa legge. Beneficiamo dei frutti della Redenzione se e nella misura in cui siamo disposti a fare la volontà di Dio. Anche a noi Gesù chiede oggi di recarci alla piscina di Siloe che è la Chiesa, per attingere dal suo seno la grazia e la verità che sgorgano dal costato del Crocifisso e purificano l’anima, lo spirito e il corpo.

Dipende da noi. Gesù ci ama, ci vede, ci viene incontro e tocca i nostri occhi malati. Ma bisogna che anche noi facciamo la nostra parte, aprendo a lui il nostro cuore e dicendo con il cieco nato: «Io credo in te, Gesù. Tu sei il mio Redentore, la mia Forza, la mia Luce, la mia Speranza. A te consegno la mia vita perché si compia in me la tua volontà» (cf. Gv 9,35-38).

Ci aiuti la Vergine Maria, nostra Madre celeste, affinché mai dubitiamo dell’amore di Dio e diventiamo ogni giorno di più fedeli collaboratori del mistero della Redenzione.

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