Amore e vanagloria non sono conciliabili – XXXII Domenica Ord (B)

Amore e vanagloria non sono conciliabili – XXXII Domenica Ord (B)

Il cristiano deve fare tutto per amore e l’amore non è mai ostentazione o esaltazione di se stessi. L’amore è dono gratuito che non cerca il suo interesse e sa operare in quella invisibilità che è delicatezza e rispetto degli altri.

«Gesù diceva loro nel suo insegnamento: “Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa”» (Mc 12,38-40).

La vedova del Vangelo di questa Domenica è, in questa luce, immagine di Gesù che in tal senso ci ha dato un esempio quanto mai eloquente. Egli non ha voluto mai essere acclamato dagli uomini e tutto ha fatto per il bene più grande di quanti il Padre suo gli ha affidato. La sua preoccupazione era una soltanto: essere strumento dello Spirito Santo perché il buon seme della Parola di Dio entrasse in ogni cuore e portasse molto frutto. Il seme si dona in silenzio, cresce pian piano e soltanto alla fine “esplode” con i suoi frutti. Nessuno lo vede mentre muore, ma nel cuore della terra, dal suo dono, nasce la vita.

Gesù è il Servo del Signore, che ha preferito la corona di spine ad una corona d’oro incastonata di pietre preziose. Quella corona di spine che è manifestazione del rifiuto della sua Persona da parte dei potenti del tempo che lo hanno ostacolato e crocifisso, ma al tempo stesso è segno della vittoria del suo amore che converte, perdona e guarisce. Non subito, ma con il tempo.

L’ostentazione ci fa perdere l’opera che compiamo, anche se questa è opera buona in sé. L’intenzione del nostro cuore la sporca, la rende vana, non gradita a Dio e persino peccaminosa. Se ad esempio facciamo la carità perché vogliamo essere incensati e messi sul piedistallo del mondo, siamo ipocriti poiché in realtà non vogliamo il bene dei nostri fratelli ma piuttosto vogliamo che la nostra persona sia messa al centro dell’attenzione. Era questo che facevano i farisei e gli scribi. La loro carità non era gradita a Dio, perché non era dono di sé per l’umanità – e potremmo dire oggi per il bene della Chiesa – ma opera che coltivava la loro vanagloria.

Bisogna che ognuno di noi vigili sul proprio cuore e stia lontano da questa tentazione sempre viva e pressante.

Ma la nostra sconfitta può essere ancora più grave se per essere acclamati dagli uomini rinneghiamo Gesù, dicendo parole stolte e operando in contrapposizione con il Vangelo perché a molti il Vangelo non piace. Questo oggi può accadere con grande facilità. Basti pensare al mondo dei Social in cui per ottenere molti “like” si postano frasi e immagini non consone alla vita cristiana, che oltre ad essere non edificanti per chi le legge o le guarda, sono anche una cattiva testimonianza che può diventare vero e proprio scandalo che provoca danni irreparabili nelle coscienze.

Dobbiamo convincerci, sempre più, che per servire il Signore e costruire il suo Regno di giustizia e di pace, non serve la popolarità. Basta un cuore umile che sa valorizzare le piccole relazioni di ogni giorno, seminando nei cuori la Parola della vita e mostrando ovunque la bellezza del Vangelo vissuto.

Chi vuole essere famoso, avere a tutti i costi un milione di visualizzazioni sul suo canale di YouTube, rischia seriamente di conformare i suoi pensieri al pensiero del mondo che non salva nessuno.

Per questo motivo è cosa buona usare le nuove tecnologie, ma senza mai cedere alle lusinghe della vanagloria che bussa alla porta del cuore di piccoli e grandi. Una nostra parola, una frase che diciamo o postiamo, un’immagine e persino anche un “like” che mettiamo su un post altrui per falso buonismo possono fare tanto male. Noi siamo cristiani e non possiamo approvare il peccato del mondo, perché Gesù per togliere il peccato del mondo è morto sulla croce. Questo vale nel mondo virtuale e tanto più in quello reale.

La Vergine Maria, Donna sapiente che ha vissuto nel nascondimento pur essendo la creatura più eccelsa tra tutte, ci prenda per mano e ci insegni la vera sapienza.

Clicca sul link seguente per la Liturgia della XXXII Domenica del Tempo Ordinario (B)

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